Sabato, 8 Maggio 2021
La tragedia / Colombia

Bloccati a 17 metri di profondità: estratti i corpi senza vita degli 11 minatori

L'alluvione lo scorso 26 marzo in Colombia. Erano rimasti bloccati a 17 metri di profondità in una cava nel villaggio di El Bosque, a Neira

I soccorritori sono riusciti nella difficile impresa di raggiungere gli 11 minatori che erano rimasti bloccati a 17 metri di profondità in una cava nel villaggio di El Bosque, a Neira, in Colombia. Purtroppo la gioia per la conclusione delle operazioni di salvataggio è durata poco: i corpi ritrovati erano senza vita. L’odissea per i minatori è cominciata il 26 marzo, quando un’alluvione ha causato l’inondazione della miniera non autorizzata dove stavano lavorando. Venticinque giorni di disperazione, speranze e lavoro incessante. Poi alla fine la triste scoperta, forse annunciata. Il problema principale, oltre all’eventuale carenza di ossigeno, è stata ovviamente anche la mancanza di cibo. Una vera e propria corsa contro il tempo per l’operazione più lunga nella storia dei salvataggi minerari nel paese, resa ancora più difficile da una serie di circostanze non solo legate agli eventi meteorologici.

Le vittime 

Le agenzie di soccorso hanno dovuto superare diversi ostacoli: dalle infiltrazioni d'acqua, che di fatto hanno causato il disastro nella miniera, all’assenza di informazioni o tipografia della miniera stessa. Un problema legato al fatto che si trattava di uno sfruttamento non autorizzato. I più giovani tra le vittime avevano 22 anni: Jhon Edwin Gómez Mapura era sposato, è rimasto intrappolato insieme al fratello; Samuel David Tapasco stava lavorando da due settimane in quella miniera, aveva 4 fratelli e con quel lavoro aiutava sua mamma. La vittima più ‘anziana’ è Sandro Escarpeta García, 44 anni, che lascia moglie e due figli. Dall'inizio dell'anno gli incidenti in miniera hanno causato la morte di 46 persone nel Paese.

Il business delle miniere illegali

Le miniere illegali sono, insieme alla droga, una delle fonti di finanziamento per i gruppi armati che si combattono nel Paese. Si calcola che in una giornata in miniera i minatori possano guadagnare quanto in una settimana in una fattoria. Da qui la spinta ad accettare un lavoro, anche se estremamente pericoloso, come quello in una miniera da scavare a ridosso di un fiume e senza planimetrie. L'incidente è avvenuto venerdì 26 marzo. Alle tre del pomeriggio di quello stesso giorno le agenzie di salvataggio hanno ricevuto l'allerta dell'incidente.

L'allarme e i soccorsi 

A lanciarlo sono state altre due persone che stavano lavorando in miniera, ma con diverse mansioni: una che lavorava all'esterno con l’incarico di calare e sollevare le persone con una sorta di carrucola e un’altra che era nel tunnel e quindi ha visto tutto, ma che è riuscita ad arrampicarsi fino a raggiungere la carrucola. Da lì è stato un lavoro ininterrotto di ingegneri, tecnici, medici, minatori della zona, con il coinvolgimento dei governi di Caldas e Risaralda, dei comuni di Neira e Quinchía, dei vigili del fuoco, della protezione civile e della squadra di sicurezza e soccorso dell'Agenzia nazionale mineraria nella zona di emergenza. Durante l'emergenza è stato necessario installare un Posto di Comando Unificato che ha dovuto fronteggiare in quei giorni anche le piene improvvise del fiume e le condizioni climatiche che rendevano difficoltosa la ricerca, poi anche guasti meccanici di alcune apparecchiature.

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