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Martedì, 23 Aprile 2024
Integralismo islamico

Ostaggi Isis, il pianto di una mamma in tv: "Salvate mio figlio"

L'ultimatum lanciato dagli estremisti islamici al governo nipponico per la liberazione di due ostaggi è scaduto. La madre di uno di loro ha supplicato il governo di salvare suo figlio: "Ha avuto un bimbo poco fa"

ROMA - E' iniziato il conto alla rovescia, perché l'ultimatum di 72 ore dato dallo Stato islamico al governo di Tokyo per il pagamento del riscatto di duecento milioni di dollari per la liberazione di due ostaggi giapponesi è scaduto stamattina. Di loro, al momento, non si conosce il destino.

Stando a quanto riporta Nippon Television Network, alcuni militanti affiliati all'Isis hanno inviato un avviso online annunciando che l'esecuzione è imminente. Il governo nipponico, però, smentisce di aver ricevuto una comunicazione: "Non c'è stato alcun messaggio da quando l'ultimatum di 72 ore, lanciato martedì dall'Isis, è scaduto". L'esecutivo, ha assicurato il portavoce del governo, "continua a lavorare per la loro liberazione", ma la situazione è "ancora difficile".

GLI OSTAGGI E L'APPELLO DELLA MAMMA - Proprio stamattina la madre del giornalista indipendente Kenji Goto, uno dei due ostaggi rapiti a fine ottobre, ha supplicato le autorità nipponiche di salvare il figlio. Lo ha fatto in diretta tv. "Vi prego, signori del governo, salvate la vita di Kenji", ha dichiarato Junko Ishido. "Kenji - ha aggiunto la donna con commozione - ha un forte senso della giustizia", riferendosi al figlio giornalista, freelance di 47 anni, che "voleva salvare la vita dei bambini nelle zone di guerra" e che era entrato in una delle roccaforti dello Stato islamico a ottobre alla ricerca di Haruna Yukawa, 42 anni, l'altro ostaggio giapponese.

L'APPELLO DELLA MAMMA DELL'OSTAGGIO

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"Sono giorni di pianto e pieni di tristezza", ha aggiunto, ricordando che "la moglie di Kenji ha dato alla luce un bambino circa due settimane fa". Nella dichiarazione, la donna "si scusa profondamente con il popolo e il governo del Giappone, così come con altre persone di altri paesi, per quanto riguarda i problemi causati da Kenji" e ricorda che "Kenji era un bambino con un cuore gentile da quando era piccolo. Era solito dire che 'voleva salvare i bambini nelle zone di guerra' ed era sincero nel riferire le questioni sulla guerra. Alla gente dello Stato islamico: Kenji non è un nemico, vi prego di rilasciarlo". Poi l'appello ai rapitori: "Il Giappone è un Paese che ha promesso di non combattere una guerra come previsto dall'art.9 della Costituzione. Il Paese non è in guerra da 70 anni e non è nemico dei Paesi islamici, ha sempre avuto relazioni amichevoli con loro". 

Ecco il volto del "califfo"

LA POSIZIONE DEL GOVERNO - Come si comporterà il governo giapponese? Come emerge da un documento stilato da funzionari di Tokyo su richiesta del premier Shinzo Abe, il governo del Giappone non ha il mandato legale per lanciare attacchi militari contro gruppi militanti come quello dello Stato islamico. Il sequestro dei due cittadini giapponesi, si legge nel documento, è "un inaccettabile atto di terrore", ma non ci sono le condizioni legali per dispiegare le forze giapponesi. La Costituzione del Giappone vieta, infatti, il dispiegamento di truppe per operazioni militari all'estero. Abe sta cercando tuttavia di allentare le restrizioni sul diritto all'autodifesa collettiva e alla possibilità di offrire aiuti militari agli alleati, in una reinterpetazione della Costituzione che deve essere ancora approvata. Il destino di Kenji Goto e Haruna Yukawa dipende anche da questo. 

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