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Lunedì, 15 Aprile 2024
Le accuse / Iran

Iran, dopo le proteste le condanne a morte per i manifestanti

Trecento quindici persone sono finite sotto accusa mentre quattro "rivoltosi" rischiano la pena di morte

Quattro persone sono state condannate a morte e trecento quindici risultano indagate per le proteste che da oltre un mese infiammano l’Iran. Lo ha fatto sapere il procuratore del tribunale rivoluzionario di Teheran Ali Salehi.

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Dopo la morte della 22enne Mahsa Amini, arrestata perché non portava il velo in modo corretto, milioni di persone sono scese in strada per manifestare contro il rigido codice di abbigliamento della Repubblica islamica. Le forze dell’ordine hanno reagito con la forza, uccidendo secondo alcune ong oltre 200 persone. Molti manifestanti sono stati arrestati, tra questi 315 sono stati iscritti nel registro degli indagati. Sono accusati di "raduni e collusione contro la sicurezza", "propaganda contro il sistema" e "danni all'ordine pubblico", ha dichiarato il procuratore Salehi aggiungendo che quattro "rivoltosi" rischiano la pena di morte.

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"Quattro degli arrestati – precisa Salehi -  sono stati accusati di 'Muharebeh', ovvero "creare insicurezza attraverso l'uso delle armi", reato punito in Iran con la pena di morte. Più precisamente sono accusati di “avere utilizzato armi danneggiando la sicurezza e creando paura nella società, per avere ferito le forze dell'ordine, per avere distrutto e incendiamo proprietà privata e anche per essere entrati in conflitto con il sacro sistema della Repubblica islamica".

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