Venerdì, 18 Giugno 2021
La storia / Francia

La ragazza violentata dal patrigno e le nozze dopo i 4 figli: lo uccide e ora rischia l'ergastolo

Dopo decenni di abusi sessuali, Valérie Bacot ha ammazzato il suo aguzzino e seppellito il suo corpo in un bosco. Oggi in libertà vigilata dopo un anno di prigione, lavora e continua ad occuparsi dei suoi bambini. Il processo avrà luogo tra pochi giorni. L'appello al governo francese per la sua libertà

Valérie Bacot oggi ha 41 anni (Foto Change.org)

Quella di Valérie Bacot è una storia di sofferenze, per usare un eufemismo. Tra pochi giorni, tra il 21 e il 25 giugno, comincerà il processo in cui è imputata per omicidio: la donna, 41 anni, è accusata di aver ucciso il suo patrigno e poi marito Daniel Polette, di 25 anni più anziano. Per questo rischia l'ergastolo. Lo ha ucciso il 13 marzo 2016 sparandogli un colpo di pistola alla nuca, dopo aver cercato senza successo di avvelenarlo poche ore prima. Quel giorno, due dei suoi figli l'hanno aiutata ad occultare il cadavere dell'uomo seppellendolo in un bosco dietro il castello di La Clayette, una piccola località francese del dipartimento della Saona e Loira, nella regione della Borgogna.

La storia di Valérie Bacot

È in questo contesto di provincia che Valérie Bacot vive quello che descrive oggi come un inferno quotidiano. Il cadavere di Daniel Polette viene scoperto un anno e mezzo dopo. Quando i poliziotti vanno ad arrestarla, Valérie ammette di aver ucciso il marito e racconta cosa è stata la sua vita da quando ha conosciuto Polette, l'uomo che le ha fatto passare l'inferno da quando lei era ancora una bambina dodicenne. Prima di diventarne il marito, prima di avere con lei 4 figli, Daniel Polette era il suo patrigno: l'uomo che l'ha stuprata, picchiata e fatta prostituire per 25 anni era stato compagno della madre di Valérie.

"Ogni sera, quando tornava da scuola, lui abusava di lei. Nel villaggio di La Clayette, in Saône-et-Loire, tutti sospettavano. Ma nessuno ha mai detto niente", si legge nelle petizione su Change.org che il "Comitato di sostegno a Valérie Bacot" ha indirizzato a Éric Dupond-Moretti ed Élisabeth Moreno, rispettivamente ministro della Giustizia e ministro per le Pari opportunità nel governo di Jean Castex sotto la presidenza di Emmanuel Macron. A pochi giorni dal processo, i quasi 430mila firmatari dell'appello chiedono l'assoluzione per questa donna che "nessuno ha mai protetto". "Anche se ha commesso un omicidio uccidendo il suo aguzzino, e tenendo conto dei venticinque anni di sofferenza che ha sofferto e sopportato nell'indifferenza generale, è la sua libertà che chiediamo", scrive il comitato di sostegno.

Allo stesso tempo, centinaia di persone hanno espresso il loro sostegno alla madre e chiesto la sua libertà sui social network. La donna "è molto commossa nello scoprire questa marea di persone che la sostengono, che si interessano a lei. Si tratta di qualcosa di completamente nuovo visto che non aveva mai ricevuto la minima prova d'amore, ma aveva sempre vissuto isolata, barcollando nella vita", ha raccontato a Le Figaro il suo avvocato. "Questa donna non era programmata per essere violenta, lo è diventata suo malgrado e soprattutto a causa della scarsa protezione che ha avuto dall'età di dodici anni e anche prima - ha aggiunto il legale -. È una bambina che è stata lasciata a sé stessa e le autorità hanno concesso a quest'uomo lo strapotere di fare enormi danni impunemente. Nessuno era lì a proteggerla, né durante l'infanzia né durante l'adolescenza. Sua madre era complice delle follie commesse dal patrigno". La donna oggi è in libertà vigilata dopo un anno di prigione, ha trovato un lavoro nel settore edile con un contratto a tempo indeterminato e, in attesa di essere processata, continua ad occuparsi dei suoi bambini.

Valérie è nata nel 1980. A scuola ha delle difficoltà, ripete più volte l'anno. Uno dei suoi insegnanti delle elementari la descrive come una personalità molto riservata: "Era incolore, quasi assente". Il papà naturale scompare rapidamente dalla vita di Valérie e dei suoi due fratelli. Poi, quando lei ha dodici anni, il nuovo compagno della madre entra in casa. La storia degli abusi e violenze che per quasi 25 anni hanno intrappolato Valérie in una gabbia di sofferenze, culminate nell'omicidio del patrigno da parte della donna, ha inizio nel 1992. "Denunciato da un membro della sua stessa famiglia - si legge nel racconto riproposto nell'appello al governo francese - Daniel è stato processato e condannato a quattro anni di carcere nel 1995. La madre di Valérie, tuttavia, costringerà la figlia ad andare a trovarlo in sala visite. Una volta libero, Daniel torna a vivere con la mamma di Valérie, come se nulla fosse successo".

E il calvario di Valérie ricomincia di nuovo. L'adolescente rimane incinta di lui, all'età di 17 anni. Per evitare uno scandalo pubblico, sua madre la caccia via di casa. Rimasta sola e senza mezzi finanziari, Valérie ricade nelle mani di Daniel che diventa il suo carceriere. "Tutti disapprovavano, ma nessuno ha fatto nulla per aiutarla", si legge nella petizione. In seguito, la famiglia, che non aveva vita sociale, si stabilisce in un quartiere periferico di Baudemont, in Saône-et-Loire, dove Valérie ha vissuto in isolamento per quasi vent'anni. Daniel ha avuto quattro figli con lei e alla fine l'ha sposata. Un matrimonio che ha comportato una totale perdita di libertà per Valérie: "Non le era permesso di uscire, inoltre doveva obbedire ad ogni suo comando o affrontare rappresaglie. La picchiava, la stuprava, la umiliava, la insultava. Valérie e i suoi figli hanno provato due volte ad allertare la polizia, ma non sono stati ascoltati". Oltre ad abusare di lei da quando era poco più che una bambina, l'uomo la faceva anche prostituire. L'organizzazione era particolarmente perversa: Daniel Polette, prima patrigno e poi marito, faceva pubblicità sui giornali per trovare clienti e la accompagnava nei parcheggi lungo la Route Centre Europe Atlantique.

Il finale della storia arriva il 13 marzo 2016. "Affinché lui non la uccidesse, lei lo ha ucciso con la pistola che lui usava per minacciarla - si legge nella petizione -. Lei si fa prendere dal panico e nasconde il suo corpo nella foresta. Sarà arrestata nel 2017, incarcerata e messa in custodia. Accusata di omicidio, rischia l'ergastolo". "Anche se ha commesso un omicidio uccidendo il suo aguzzino, e considerando i venticinque anni di sofferenza che ha subìto e sopportato nell'indifferenza generale, è la sua libertà che chiediamo - è l’appello di tutti i firmatari -. Dobbiamo parlare di Valérie, raccontare la sua storia, non abbandonarla al suo destino. Per lei, come per tutte quelle donne vittime di violenza domestica, abbiamo aspettato troppo a lungo. Non è più tempo di guardare altrove".

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