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Domenica, 3 Marzo 2024
Dura repressione / Iran

Un ragazzo di 23 anni è stato impiccato in Iran

Eseguita la condanna a morte di un altro manifestante. Majidreza Rahnavard è stato giustiziato questa mattina a Mashhad

Proseguono le condanne a morte in Iran, in risposta alle proteste che da mesi attraversano il paese. Un manifestante di 23 anni, Majidreza Rahnavard, è stato giustiziato questa mattina a Mashhad (città nel nord est del paese), con l'accusa di aver ucciso due basiji, i componenti della forza paramilitare fondata dall'ayatollah Khomeini. Secondo l'agenzia di stampa della magistratura Mizan, Rahnavard è stato condannato per "muharebeh" (la "guerra contro Dio") per aver accoltellato a morte due basiji, Hossein Zeinalzadeh e Danial Rezazadeh, e averne feriti altri quattro a Mashhad, nella provincia di Khorasan Razavi, il 17 novembre, durante la rivolta in atto dal 16 settembre, dopo la morte in custodia di Mahsa Amini, accusata di avere indossato l'hijab "in modo improprio".

Secondo gli attivisti per i diritti umani, Rhanavard è stato duramente picchiato durante la detenzione, tanto da subire durante l'arresto la frattura di un braccio. Successivamente è stato esposto alla tv di Stato mentre confessava gli omicidi, secondo gli osservatori e gli attivisti sotto la pressione delle autorità. È il secondo manifestante giustiziato dopo Mohsen Shekari, impiccato giovedì scorso, anche lui condannato per "muharebeh", per aver partecipato a un blocco stradale e ferito un basiji durante le proteste.

In Iran il clima di terrore è alimentato dalla diffusione di notizie su nuove condanne a morte: ieri è stata fatta trapelare la decisione della pena capitale per l'ex calciatore Amir Nasr-Azadani, di 26 anni, e per il coetaneo attore teatrale Hossein Mohammadi. Entrambi sono detenuti dopo essere stati ai cortei dilagati in Iran in seguito alla morte di Mahsa Amini. Per i giudici della Repubblica islamica i due sono "traditori", hanno compiuto "atti di guerra", hanno minato la sicurezza del popolo e quindi meritano di morire.

Il capo del tribunale di Isfahan, Asadollah Jafari, ha dichiarato che l'ex calciatore delle squadre Sepahan e Tractor è "uno dei 9 imputati nel caso in cui tre agenti di sicurezza sono stati martirizzati durante i disordini del 25 novembre". Ad Azadani, arrestato il 27 novembre, viene contestato di essere membro di un "gruppo armato e organizzato che opera con l'intenzione di colpire la Repubblica islamica dell'Iran". Sul destino di Mohammadi ha deciso invece un tribunale di Karaj: l'artista fa parte di un gruppo di cinque persone arrestate il 5 novembre, tutte condannate alla pena di morte.


 

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