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Lunedì, 27 Marzo 2023

Il commento

Eva Elisabetta Zuccari

Giornalista

L'unica cosa certa nella crisi tra Chiara Ferragni e Fedez

Ma insomma è vero o non è vero che i Ferragnez hanno rotto? La nenia va avanti da dieci giorni, ma l'unica cosa vera, o meglio certa, della crisi - o presunta crisi, per l'appunto - tra Chiara Ferragni e Fedez è che evidentemente alla loro narrazione (passateci il termine così abusato di questi tempi) crediamo fino ad un certo punto. Ed è questa la vera notizia del teatrino che sta contornando la coppia più mediatica d'Italia: la diffidenza. La perplessità del pubblico a fronte di un racconto sempre in bilico tra realtà e hype, tra vita vissuta e piano editoriale; e - all'opposto - l'accondiscendenza tutta distopica (passateci di nuovo il termine) a qualcosa che presumiamo poter essere fake, ma che in fondo ci appassiona così tanto da non staccare gli occhi dallo smartphone.

Nessuno - a settembre - ha pensato che la crisi tra Ilary Blasi e Francesco Totti fosse un pretesto per (ri)attirare i riflettori su di loro dopo vent'anni d'amore e tre figli, né - lo scorso gennaio - è stato fatto un pensiero simile in merito a Michelle Hunziker e il fu Tomaso Trussardi. E si potrebbe continuare all'infinito, in quest'anno funesto degli amori altrui che vanno polverizzandosi. Ma da quando Fedez ha scoccato un bacio sulle labbra di Rosa Chemical - precipitando così verso il baratro della (ancora presunta, appunto) crisi nuziale - è tutt'un domandarsi nei bar "ma secondo voi è vero che Chiara l'ha messo alla porta, oppure i due fingono solo per fare hype?"; è tutta una sfilza di pagine di giornali in cui ci s'improvvisa saggisti di influencer marketing; è tutto un grande dibattito Twitter in cui si accusano i due di surfare la grande onda mediatica del pettegolezzo allo scopo di lanciare poi The Ferragnez 2 proprio nel momento in cui intorno ci saranno più pesci pronti ad abboccare. E questa non è una buona notizia per chi come Chiara e Fedez vive - in quanto influencer - della narrazione di sé: per nessun mago è una buona notizia se qualcuno intuisce il trucco. Trucco che è, appunto, proprio l'arte della comunicazione in sé.  

La coppia non si mostra insieme sui social da tempo, lasciando intendere - con tutta l'intenzione di farlo - che il rapporto è ai ferri corti. Eppure, negli stessi giorni, viene pizzicata al ristorante di Antonino Canavacciolo. L'accusa, servita sul piatto d'argento, è quella di "fingere una montatura", come grida a gran voce chi li immortala in sala di soppiatto (e a cui verrebbe da rispondere che, se davvero i due avessero voluto nascondersi, difficilmente sarebbero andati proprio in un ristorante così patinato, ndr). Eppure, secondo i più maliziosi, persino gli indizi di maretta seminati in modo subliminale su Instagram sarebbero chirurgicamente montati ad arte: lei che si leva la fede a favore di social, lei che organizza pranzi in famiglia senza che il marito sia presente a tavola (sempre a favore di social), lei che si "pensa mamma single" e porta i bambini al parco da sola (ancora a favore di social). "Mentre nel frattempo" si legge in un tweet di sfottò "Federico prende le scale per non finire inquadrato nel selfie di Chiara in ascensore e continuare a preservare l'hype". Migliaia i like al cinguettio. 

Tutti ormai ragionano in chiave subliminale. Ed è forse un problema se si pensa che la professione di Chiara Ferragni è proprio quella di raccontare la propria autenticità, di vendere la propria immagine e l'immedesimazione degli altri nella propria vita. (Per comprendere il peso specifico della strategia d'immagine di Chiara e Fedez, basta pensare che i due sono gli unici a non comparire, se non di sfuggita, nel DietroFestival firmato Rai. Il motivo? Avrebbero invece "firmato", secondo ItaliaOggi, "un lucroso contratto con Amazon per fornire in esclusiva i contenuti relativi al dietro le quinte del Festival, da racchiudere nella seconda tornata della sitcom su di loro medesimi").


 
Che l'assenza dai social sia tutta una grande strategia comunicativa, oppure semplicemente una inedita voglia di privacy, non è dato sapere per il momento. Che sia solo business - come ama gridare il cittadino simbolo di quest'epoca, quello del "non ce lo dicono" - oppure semplicemente un gioco di ripicche simil adolescenziali - come suggerisce la tormentata esitazione di Fedez nel condividere poesie d'amore via social e poi cancellarle - verrà chiarito poi. Che la verità sia nel mezzo, è forse la cosa più probabile: del resto noi con le beghe adolescenziali ci appesantiamo il fegato, loro il portafogli. Ma insomma l'unica cosa certa, certissima, si diceva, è una: e cioè che siamo noi, questa volta, a crepare il soffitto di Truman. Siamo noi che abbiamo cominciato a considerare i Ferragni un brand e non più solo una coppia. 

Forse perché l'età d'oro degli influencer sembra passata. Ed è già da tempo che le contraddizioni del "sistema influencer" pungolano il percepito. Non serve scomodare quel tizio che qualche anno fa si lanciò un pacco di surgelati in faccia per simulare una aggressione omofoba (e per portare così avanti la sua strategia d'immagine in favore dei diritti LGBT), basterà tornare al recente affaire di Julia Elle, in arte Disperatamente Mamma, accusata di aver messo in piedi una storia strappalacrime circa l'ex compagno per vendere la propria narrazione di madre single e abbandonata (e per vendere i suoi SEI libri sul tema, oltre ad innumerevoli sponsorizzazioni). Ma stupirsi è ridondante. Che gli influencer siano parzialmente artificiali è parte della loro stessa natura, del loro stesso obiettivo di dover raccontare loro stessi nel modo più sexy e al tempo stesso credibile possibile: solo qualche mese fa, ad esempio, abbiamo scoperto che Chiara stava vivendo "il momento più deprimente" della sua vita mentre sfilava sul Met Gala 2015.

Insomma, in qualsiasi modo andrà a finire la maretta con Fedez, Ferragni è stata - almeno in Italia ed ancora una volta - apripista di qualcosa: della crisi di coppia vissuta in diretta social. Non certo ideatrice delle relazioni portate avanti a scopo mediatico, perché quelle coppie lì esistono da sempre, quanto invece della nostra ipnosi volontaria in favore di qualcosa di cui, al contempo, dubitiamo. Del nostro pruriginoso colludere*, come diremmo se fossimo in terapia (altro tema caro ai Ferragnez). Così è se vi pare.

* La collusione è un tipo di relazione che si può creare tra professionista e cliente, a causa della quale tra i due si crea un'alleanza inconscia in cui si accetta la simbolizzazione affettiva che il paziente propone della relazione con lo psicologo

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