Venerdì, 26 Febbraio 2021

Il futuro di Conte (secondo Casalino): come l'ex premier può tornare in scena

L'ex portavoce di Palazzo Chigi immagina (o almeno auspica) un ruolo da leader di partito più che da "federatore". Ma per ora la politica è lontana: il 1° marzo "l'avvocato del popolo" tornerà ad insegnare a Firenze

Rocco Casalino e Giuseppe Conte. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Che cosa farà ora Giuseppe Conte? "Vedo nel mio futuro immediato il rientro a Firenze, come professore dell'università. È terminata l'aspettativa, quindi ritornerò a Firenze..." ha fatto sapere nei giorni scorsi l’ex premier intercettato dal Fattoquotidiano.it, dicendosi disponibile “a dare il mio contributo nelle modalità che decideremo insieme" per rendere più solida la coalizione M5S-Pd-Leu. Quale sarà il ruolo di Conte? Il suo (ex) portavoce, Rocco Casalino, ha le idee chiare. "Sento spesso il presidente, ora è in una fase in cui sta facendo diverse valutazioni, è normale del resto: siamo usciti da pochi giorni da Palazzo Chigi e deve fare un suo percorso" ha detto Casalino, ospite de "L'Intervista" di Maria Latella su Skytg24.

Rocco Casalino e il ruolo di Conte come leader di partito

"La mia impressione - ha detto il portavoce dell’ex premier - è che se dovesse assumere un ruolo da federatore, io, per esperienza personale, so che se un leader non dà un riferimento diretto a un partito, sporcandosi le mani in campagna elettorale, paese per paese, provincia per provincia", ma si limita al "'votate la coalizione', chi vota M5S continua a votare M5S, chi vota Pd continua a votare Pd, chi vota Leu, Leu. Adesso abbiamo ancora un gap con il centrodestra di 7-8 punti e quelli non si recuperano con un leader di coalizione: serve un leader di partito, altrimenti quei punti non li recuperi".

Insomma, per Casalino non ci sono dubbi: se Conte dovesse decidere di scendere in campo, dovrebbe diventare il leader di una delle tre forze dell’area di centrosinistra abbandonando il ruolo di "federatore" che ha avuto sia nel Conte 1 che nella coalizione giallorossa. Conte "gode di un consenso straordinario, che è rimasto sempre alto, è l'unico che è riuscito a mantenerlo" ha aggiunto Casalino. Quanto alla sua caduta, l'ex portavoce ammette che era attesa. "Il sentore lo avevamo - dice - avevamo capito che c'era un progetto prestabilito: Renzi voleva farlo cadere. E' come quando dici a una persona se vuole un caffè e ti risponde: 'sì ma con lo zucchero no, senza zucchero nemmeno, con il latte non lo voglio, con la soia nemmeno... finché non capisce che il caffè non lo voleva dal principio". 

Il futuro dell’avvocato del popolo resta comunque indecifrabile, forse anche per il diretto interessato che finora si è mantenuto piuttosto vago. Ma del resto, dopo tre anni da premier, un periodo di "decompressione" è più che lecito.

Intanto il magnifico rettore dell'Università di Firenze, Luigi Dei, ha confermato oggi  ospite di 'Un Giorno da Pecora', su Rai Radio1, che l'ex presidente del consiglio "tornerà ad insegnare da noi, diritto privato oppure civile" a partire dal 1° marzo. "Mi ha detto che ha molta nostalgia degli studenti, mi è parso avesse voglia di tornare all'Università, ama molto la parte didattica del nostro lavoro".

Casalino: "Io parlamentare? Ho un po' il panico"

Anche Casalino non sa cosa gli riserverà il futuro. Un ruolo in tv? "Non so nulla, Sky ha una proposta? Scherzi a parte, mi stanno arrivando tante proposte, per ora sono orientato a restare nell'ambito della politica" ha detto a  Skytg24. Alla domanda se, come altri portavoce prima di lui, potrebbe mai candidarsi, "sono molto schietto: credo di aver servito lo Stato, ho imparato tante cose, il flusso naturale sì, potrebbe essere in Parlamento". Ma sulla candidatura "ho un po' il panico, soffro il giudizio".

Casalino ammette anche la sua amarezza per gli attacchi subiti dai media. Si toglie un sassolino dalla scarpa col Corriere della Sera: "Io non volevo riconoscenza, ma ho letto un pezzo così cattivo in un giorno che per me era comunque un giorno di dolore", dice riferendosi al giorno in cui ha lasciato Palazzo Chigi.

Sulla sua presunta arroganza, "io gioco - assicura - non avevo in realtà questa arroganza, usarla è anche un modo per difendermi dai pregiudizi, contro di me c'era un certo snobbismo. Anche quando è girata la voce di un mio libro, spesso commentavano: 'ma perché Casalino fa un libro???'. "Forse l'unico problema - dice poi incalzato sul suo ruolo da portavoce - è che mi sono fidato, alcuni giornalisti li conoscevo da 5-6 anni, li trattavo con confidenza, con scherzo, a volte con leggerezza. Quando sono arrivato a P. Chigi erano gli stessi giornalisti, per me degli amici. L'errore più grande è stato quello di non rendermi conto che non potevo mandare audio con leggerezza ad esempio, perché tutto veniva usato contro di me o contro il presidente. Alcuni, non tutti, sono stati terribili con me".

E Draghi?  "Se devo essere sincero" la comunicazione del premier "manca un po' di empatia secondo me" ha detto Casalino, spiegando che "il discorso era "un po' d'élite". Quanto a Salvini, lui e la Lega hanno fatto "tante capriole, faccio fatica a capire alcune posizioni, anche su Draghi. Credo che tutti facciano attenzione ai sondaggi, dicono che non contano ma appena il trend scende inizia il panico" e "quando accade tutti iniziano ad agitarsi. Può darsi che Salvini possa provare a spingere su alcuni temi, come ha fatto con noi. Lui è una macchina di consensi, tanto di cappello su questo. Gira, è molto sensibile al senso comune". A SkyTg24 Casalino ha parlato anche delle difficoltà del M5S. Il MoVimento non sta attraversando un momento facile, ma "secondo me si riprenderà" ha sottolineato. "I valori, come quello dell'ambiente sono rimasti gli stessi. Certo, l'appoggio a Draghi ha avuto un costo molto alto e peserà. Dopodiché, noi in 3 anni abbiamo fatto moltissimo: forse non abbiamo aperto la scatoletta di tonno, ma l'abbiamo spaccata sì". 

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