Lunedì, 21 Giugno 2021
Politica

Crisi di governo: quando cade il premier e qual è il piano B di Conte

Il premier ha ottenuto alcuni giorni di tempo da Mattarella. La data limite è il 20 gennaio. Nel frattempo cercherà i voti in Senato. Dove un gruppo di Responsabili potrebbe salvarlo

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ieri sera ha fatto smentire le voci che lo davano pronto a salire di nuovo al Quirinale dopo l'approvazione del decreto 13 gennaio che vieta gli spostamenti tra regioni fino al 5 marzo per l'emergenza coronavirus. E quindi ha così smentito anche i rumors che lo davano pronto a dare le dimissioni, magari in attesa del reincarico che potrebbe portare al Conte-Ter. 

Crisi di governo: quando cade il premier e qual è il piano B di Conte

Il premier invece ha ottenuto alcuni giorni di tempo dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella prima di lasciare l'incarico (c'è chi parla come data ultima di quella del 20 gennaio): ufficialmente gli serviranno per il decreto ristori e lo scostamento di bilancio da votare in Aula, in realtà sono necessari per altro. Ovvero per trovare in Senato i voti necessari per mettere su una maggioranza che tenga in piedi l'esecutivo senza Italia Viva, farsi votare la fiducia e chiudere così la crisi preparandosi però ad altri due anni (?) di guerriglia parlamentare all'ultimo voto per ogni provvedimento. Se alla fine l'operazione Responsabili non dovesse andare in porto, le alternative per Conte rimarrebbero sostanzialmente due:

  • la prima è l'apertura di un tavolo politico per siglare la pace con Italia Viva e tornare a Palazzo Chigi insieme a una robusta pattuglia di renziani a fargli da guardia per i prossimi anni, rimangiandosi così la presa di posizione di due giorni fa quando aveva fatto sapere che non sarebbe stato possibile un altro governo con Renzi in caso di dimissioni delle ministre: sarebbe il Conte-Ter;
  • la seconda è andarsene sbattendo la porta: ovvero presentarsi in Senato per prendere atto della dissoluzione della sua maggioranza e porre in stato d'accusa chi ha voluto la sua caduta, come ha fatto con Matteo Salvini all'epoca della crisi del Papeete.

Ma la seconda soluzione stavolta non gli aprirebbe così facilmente la strada per un reincarico, anzi: dopo le dimissioni il Quirinale dovrebbe aprire le consultazioni e guardarsi intorno per vedere se le forze politiche acconsentono alla costruzione di una nuova maggioranza su un nome a lui alternativo. E questo Conte, così come tutti i presidenti del Consiglio prima di lui, non lo vuole. Per questo l'unico piano B di Conte prevede la ricerca disperata dei numeri per rimanere in piedi. Per questo nei piani di Palazzo Chigi la road map della crisi di governo è un'altra. E prevede che il presidente del Consiglio assuma l'interim dei ministeri dell'Agricoltura e della Famiglia lasciati liberi dalle dimissioni delle esponenti di Italia Viva e porti il parlamento ad approvare le norme più importanti elencate ieri dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri durante il consiglio dei ministri che ha visto poi l'astensione di Bellanova e Bonetti sul Recovery Plan, prodromo della crisi in arrivo. 

Un nuovo gruppo in Senato, il governo di minoranza e la data del 20 gennaio

Oggi tutti i giornali scrivono che il nuovo gruppo in Senato per sostenere Conte è prossimo alla nascita. L'operazione, ribattezzata da Renzi come il Conte-Mastella, è assolutamente necessaria visto che attualmente a votare la fiducia senza Italia Viva ci sarebbero i 92 del Movimento 5 stelle, i 35 del Pd, i 17 del gruppo misto (compreso Leu e Maie), un paio di ex pentastellati (Martelli e Ciampolillo), poi i senatori a vita Rubbia e Piano ma comunque mancherebbero all'appello sei o sette voti. Intanto proprio Clemente Mastella, la cui consorte Sandra Lonardo ha votato in alcune occasioni la fiducia al governo dopo aver lasciato Forza Italia, gigioneggia sui media dicendosi pronto a fondare il Partito dei Responsabili: "Io da ora in avanti mi occuperò solo di questo: di mettere in piedi, vista la classe dirigente che sta fallendo, un movimento. Un Movimento di responsabili veri nel paese. Un partito. Lo farò insieme ad altri: sarà un movimento di 'veterani combattenti'", ha detto ieri alla radio. "Con il centro-sinistra che sta così com'è messo ora e con questo sistema elettorale e con i collegi già certificati, voglio vedere se al Sud i collegi li vincono senza di noi. Io l'ho già sperimentata questa cosa con l'Udeur. Prima o dopo, responsabili o meno, ci dovranno chiamare per forza" afferma l'ex ministro che sulle previsioni di successo del movimento fa notare: "In Campania io ho preso 105 mila voti, Renzi nella sua Toscana ne ha presi 65 mila. Fate i conti". Il suo ruolo, assicura, sarà quello dell'allenatore: "Farò l'Inzaghi della situazione". E sulle alleanze, una sola certezza: "con Salvini mai".

Secondo quanto ha scritto ieri l'agenzia di stampa Dire citando fonti di maggioranza, è proprio questa la strada che il premier ha intenzione di percorrere, ben sapendo che potrebbe essere l'occasione per la presentazione della mozione di sfiducia da parte delle opposizioni. Ma i numeri a Palazzo Madama dovrebbero consentire al governo di ottenere la fiducia, con ogni probabilità anche senza Italia Viva. Tanto più che per la fiducia non è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti l'emiciclo di Palazzo Madama. È il caso, perfettamente in linea con la Costituzione, del governo di minoranza. Si tratta di un esecutivo che ha il sostegno di entrambe le Camere, ma questo sostegno non è accordato necessariamente dalla maggioranza assoluta dei deputati (316 su 630) e dei senatori (161 su 321). Se alcuni si astengono o abbandonano l'aula può bastare anche una maggioranza relativa perché l'esecutivo sia fiduciato. Ad oggi le opposizioni al completo a Palazzo Madama vantano 138 voti, coi 18 voti di Italia viva al completo arriverebbero a 156. Ma questo solo in teoria. 

Perché in Forza Italia sta emergendo un'area 'della responsabilita'' che potrebbe quanto meno non votare contro il governo. Non sarebbe una novità: una decina di senatori forzisti sono mancati molto spesso nelle votazioni delicate degli scorsi mesi. Tanto che il governo Conte ha sempre mantenuto un margine di sicurezza di 15-20 voti rispetto alle opposizioni, anche quando non superava la soglia della maggioranza assoluta. Al momento i 92 del M5s, i 35 del Pd, i 5 delle autonomie, e i 20 del misto che votano la fiducia arrivano a 152, compresi i senatori del Maie, che domani riunisce l'ufficio politico.

I nomi dei Responsabili che possono aiutare Conte

Ma altri voti potrebbero arrivare in prima battuta dall'Udc (Cesa riunisce la segreteria domani), dai forzisti, da eventuali senatori di Italia Viva in dissenso. Questi voti uniti alle assenze e alla non belligeranza della parte responsabile delle opposizioni dovrebbe consentire di mettere al sicuro la fiducia. Nelle ipotesi di maggioranza questo sarebbe solo il primo step. Il numero di senatori a favore del governo potrebbe aumentare fino a superare la maggioranza assoluta. Il Messaggero oggi elenca altri nomi che possono aiutare Conte addirittura nella prospettiva di una lista per il voto: il gruppo "Italia 20-23" portato avanti con Lorenzo Cesa e Gianpiero Catone, che fa il paio con «Italia 23», fondata il mese scorso, logo e sito internet già attivi, ispirato dall’ex senatore forzista Raffaele Fantetti, professione avvocato, attualmente nel Misto. Con loro anche la senatrice Paola Binetti. 

E così, mentre c'è chi spinge Conte per andare al Quirinale direttamente oggi per dimettersi, la data-limite adesso diventa quella del 20 gennaio, data in cui è stato fissato il voto sullo scostamento di bilancio. La Stampa spiega che questo vorrebbe dire una settimana di trattative, che potrebbero anche partorire un nuovo gruppo parlamentare dei "responsabili".

Nel Pd non danno per scontato che non punterà subito a un voto di fiducia alle Camere. I collaboratori più stretti danno per certo che il Parlamento gli servirà come teatro per smontare pezzo dopo pezzo la requisitoria di Renzi, come fece nell’agosto del 2019 con Matteo Salvini. Solo dopo salirà di nuovo al Colle dal Capo dello Stato per tentare la strada di una nuova fiducia, molto probabilmente, con una nuova maggioranza.

Se il piano non riesce è evidente che avrà vinto Renzi. Il quale a quel punto potrà cominciare a lavorare al nome alternativo a quello di Conte per Palazzo Chigi. Ma questa è un'altra storia. Nella quale l'avvocato non avrà più un ruolo. 

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