Venerdì, 16 Aprile 2021
Riaperture solo con 75enni vaccinati

"Ci vaccineremo per anni, ora priorità agli over 75 per riaprire”

L’ira di Draghi in conferenza stampa a Palazzo Chigi: "Con che coscienza si salta la fila? Non ho la data delle riaperture, serve sia un calo dei contagi che la vaccinazione delle classi a rischio"

Durissimo messaggio del premier Draghi per quanto riguarda la compagna vaccinale: “Smettetela di vaccinare chi ha meno di 60 anni”.

Il premier, intervenuto durante una conferenza stampa convocata per le 18:30 a Palazzo Chigi, ha fatto riferimento alle vaccinazioni somministrate a persone di età inferiore, “i giovani, gli psicologi di 35 anni. Queste platee di operatori sanitari che si allargano…". "Con che coscienza un giovane salta la lista e si vaccinare? Questa è la prima domanda: con che coscienza la gente salta la lista sapendo che lascia esposto a rischio concreto di morte persone over 75 o persone fragili”, è la domanda accorata di Draghi, per il quale “tutto dipende” dalla vaccinazione prioritaria delle persone più anziane: gli over 80, poi gli over 75 e così via. 

"La disponibilità di vaccini non è calata, i numeri sono come prima di Pasqua, sta risalendo secondo il trend previsto”, ha aggiunto il premier, che si è detto sicuro che gli obiettivi verranno raggiunti. “La disponibilità di vaccini che abbiamo in aprile permette di vaccinare chi ha più di 80 anni, in tutte le Regioni, e in parte chi ne ha più di 70”. Il personale sanitario  deve essere sì vaccinato, ha spiegato il presidente del Consiglio, ma bisogna evitare di allargare la platea del personale da vaccinare fino a comprendere persone che non lavorano in prima linea, a scapito di categorie più a rischio.  

"Continueremo a vaccinarci per anni"

“Dovremo continuare a vaccinarci per gli anni a venire perché ci sanno le varianti ”, ha detto Draghi ma in futuro, ha assicurato, “i contratti saranno fatti meglio”. 

Sul fronte dei vaccini, “ci sono regioni più avanzate”, ha ammesso il premier, sottolineando la presenza di “molte diversità, insospettabili”. Una situazione che giocoforza “dovrà influenzare le riaperture”: “Nelle Regioni più avanti sarà più semplice aprire. In tutto c'è la volontà mia e del governo di vedere le prossime settimane come settimane di riaperture e non di chiusure”. 

Sul caso della mancanza di vaccini nel Lazio, il premier ha spiegato: “C'è stato un disguido, che sappia io. Figliuolo è perfettamente al corrente e consapevole e quello è stato chiarito con la Regione”. Il traguardo delle 500mila vaccinazioni al giorno sarà rispettato, ha aggiunto, dicendosi anche molto soddisfatto del clima di collaborazione tra Stato e Regioni. Draghi ha poi "blindato" il ministro Speranza. Rispondendo a una domanda sull'incontro avuto oggi con Salvini, Draghi ha spiegato di aver detto chiaramente al leader della Lega di avere "molta stima" del titolare del dicastero della Salute. 

“Ci sarà una direttiva di Figliuolo” sulle vaccinazioni delle persone più fragili e “poi vedremo come inserire con i ministri il parametro delle vaccinazioni delle categorie a rischio tra i parametri che si usano per autorizzare le riaperture”, ha ribadito Draghi, tornando a sottolineare l’importanza della vaccinazione per le categorie più fragile anche per quanto riguarda la riapertura delle scuole, considerando che tra i criteri usati per chiuderle c’era il timore che i più giovani potessero contagiare genitori e nonni una volta rientrati a casa. 

Il nodo delle riaperture: "Servono sia calo dei contagi sia vaccinazioni classi a rischio"

Quanto alle riaperture, chieste a gran voce, Draghi ha risposto: “Non ho la data delle riaperture, servono sia un calo dei contagi che la vaccinazione delle classi a rischio". 

"Ho visto Salvini, Bersani e i presidenti di regioni e province. Tutti chiedono le riaperture, è normale”, ha detto Draghi, che ha ribadito: “Sono consapevole della situazione di bisogno e disperazione, le manifestazioni che ci sono state: la violenza va condannata ma capisco totalmente il senso di smarrimento e alienazione che si ha in questa situazione. Voglio vedere le prossime settimane per parlare di riaperture, riaperture in sicurezza. Le prossime settimane devono essere di riaperture, ma riaperture in sicurezza. Tanto più celermente procedono le vaccinazioni di categorie a rischio, tanto più celermente potremo riaprire”.

“La stagione turistica non è abbandonata, ma dobbiamo prepararci”, ha detto il presidenete del Consiglio. Il ministro Garavaglia aveva indicato il 2 giugno come data per il turismo, “chissà magari anche prima”, ha aggiunto. “Noi dobbiamo essere pronti ad accogliere tutti i turisti che hanno un certificato vaccinale”. Quanto al certificato vaccinale, l’indicazione è procedere il più rapidamente in questa direzione, “nel nostro interesse”.

Per quel che riguarda il nuovo scostamento di bilancio, "il ministro Franco presenterà prima il Def, dove viene definito lo scostamento, il Parlamento dovrà votare e poi presenteremo il decreto" che "conterrà entrambe" le cose, ristori e misure economiche per la ripartenza, e "la disponibilità sarà più grande di quella passata".

“Erdogan, un dittatore di cui si ha bisogno per collaborare”

Draghi poi ha riservato parole molte dure rispetto all’episodio del cosiddetto ‘sofa gate’, lo sgarbo subito dalla presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, durante la visita col leader del Consiglio europeo, Charles Michel, al presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Ankara. “Non condivido assolutamente le posizioni del presidente Erdogan, il suo non è stato un comportamento appropriato. Mi è dispiaciuto moltissimo per l’umiliazione che la presidente della Commissione ha dovuto subire”, ha detto Draghi.

 “Con questi, chiamiamoli per quello che sono, dittatori, di cui però si ha bisogno per collaborare, uno deve essere franco nell’esprimere la propria diversità di vedute, di opinioni, di comportamenti, di visioni della società ed essere anche pronto a cooperare per assicurare gli interessi del proprio paese. Questo è importante, bisogna trovare l’equilibrio giusto”. 

Il discorso si è spostato poi sulla Libia, dopo le polemiche sulle parole di Draghi in merito alla gestione dell’immigrazione nel paese. “Sono ben consapevole di essere stato criticato”, ha detto. “L’Italia è l’unico paese che ha dei corridoi umanitari in Libia”, ha ricordato Draghi, sottolineando di aver toccato con il primo ministro libico temi importanti, sia nel confronto bilaterale sia nelle riunioni successive: “Ho detto che siamo preoccupati per i diritti umani e l’azione del governo italiano è orientata al superamento del sistema dei centri di detenzione”.  Anche in questo caso, ha detto Draghi, la strategia si è basata da un lato sulla “franchezza” e dall’altro sulla “capacità di cooperare”, perché “per tanti motivi la Libia è un paese con cui dobbiamo cooperare”, come ad esempio per quanto riguarda “l’area dell’immigrazione”. Il problema “esiste”, ma cosa fare? “Un governo deve avere un approccio prima di tutto umano, poi equilibrato e infine efficace. Queste sono le direttive che ho dato e che mi sono dato nel riflettere e nell’agire su questo problema”.

La conferenza stampa di Mario Draghi in diretta da Palazzo Chigi

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