Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Unioni civili: il dietrofront del M5S, il Pd al bivio e la rabbia del mondo Lgbt

Il cambio di strategia in corsa del Movimento 5 Stelle ha creato più di un mal di pancia. Il Pd chiede un rinvio della discussione in Senato, mentre Monica Cirinnà si sfoga: "Mi prendo la responsabilità politica di essermi fidata dei 5 stelle e pagherò sicuramente per questo". Le associazioni Lgbt gridano e si appellano al senso di responsabilità dei grillini

E' un duro colpo da digerire il dietrofront del Movimento 5 Stelle sul ddl Cirinnà. I grillini, passati nel giro di poche settimane da un appoggio incondizionato alle legge (un asse M5s-Pd che Alfano aveva definito "segnale traumatico") alla libertà di coscienza sulla stepchild adoption, sono approdati poi all'annuncio del no categorico all'emendamento Marcucci, ossia il  "supercanguro" che avrebbe lasciato per strada molti dei 6mila emendamenti al ddl sulle unioni civili.

Un passo indietro che ha spiazzato il Pd ed è valso ai senatori pentastellati gli applausi da parte del centrodestra insieme alla delusione da parte delle associazione del movimento Lgbt. "Cosa vale di più: il rispetto di questioni di metodo o il rispetto della vita di milioni di cittadini e dei loro bambini", si chiedono le associazioni, che sottolineano: "Non votare quell'emendamento significa aprire una autostrada agli emendamenti della Lega che hanno come unico e solo obiettivo quello di stravolgere la legge e renderla inutile o peggio deleteria per le nostre vite. Non votare quell'emendamento significa lasciare le sorti della legge in mano a chi vorrebbe anche solo una legge di facciata per rispondere a quanto ci viene richiesto dalla Corte Europea dei Diritti Umani e dalla Corte Costituzionale".

Le associazioni infine lanciano un appello alla "libertà di pensiero" e alla "coscienza" dei senatori: "Avete ancora un'opportunità per non passare alla storia come il movimento che è riuscito a negare i diritti dei gay, delle lesbiche e dei loro figli, per un calcolo politico miope e senza prospettive. Ci appelliamo a ciascuno di voi, non prendete decisioni che peseranno per chissà quanti anni sulle vite di tante e tanti. Volete essere quelli che hanno affossato una nuova stagione dei diritti o quelli che l'hanno fatta fiorire?".

Intanto sui social network è scoppiata la polemica. Numerosi utenti hanno espresso fin da subito delusione e rabbia dopo l'annuncio del Movimento 5 Stelle e diversi commentatori hanno replicato direttamente sulla pagina ufficiale del M5S Senato, dove i senatori pentasellati avevano pubblicato post per spiegare e contestualizzare la loro decisione.

La discussione in Senato è rinviata al 24 febbraio, dopo la richiesta di rinvio presentata dal presidente dei senatori dem Luigi Zanda, e la senatrice del Pd che ha dato il suo nome al ddl sulle unioni civili, Monica Cirinnà, medita di lasciare la politica. "Chiudo la mia carriera politica con questo scivolone. Io mi prendo la responsabilità politica di essermi fidata dei 5 Stelle e pagherò sicuramente per questo", ha detto la senatrice Monica Cirinnà, commentando con i giornalisti a Palazzo Madama quello che definisce un "errore di fiducia".

Il Pd si trova davanti a un bivio e, secondo i retroscena, pare che Matteo Renzi stia pensando a quella che fino a poco tempo fa era un'ipotesi categoricamente esclusa, ossia stralciare l'articolo 5 della legge: quello sulla stepchild adoption. Dicendo addio  alla possibilità di adozione del figlio del partner, il Pd potrebbe contare su un accordo con Angelino Alfano e portare a casa comunque le unioni civili. L'alternativa è mantenere l'articolo 5 e trovare i voti all'interno del Pd, dove però è nota l'opposizione dell'ala cattolica del partito.

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