Domenica, 20 Giugno 2021

In cella perché coltiva cannabis per curarsi: la storia di Fabrizio Pellegrini diventa un caso

L'artista di Chieti avrebbe diritto alla cannabis per curarsi ma non può permettersi il costo dei farmaci e per questo aveva iniziato a coltivarla sul balcone di casa. E' in carcere da giugno. Per lui interrogazioni parlamentari e appelli, compreso quello di Roberto Saviano

E' diventato un caso la vicenda di Fabrizio Pellegrini, il 47enne attore e musicista di Chieti finito in carcere lo scorso giugno perché aveva in casa cinque vasetti di cannabis da lui usati per lenire i dolori della fibromialgia che lo affligge.

L'Asl locale gli ha certificato la necessità di una terapia a base di cannabinoidi, terapia che però costa 500 euro al mese e Pellegrini non può permettersela, perché a causa della sua malattia è costretto a lavorare poco: per questo aveva deciso di passare alla "produzione propria". Pellegrini aveva potuto pagare solo una prima volta per ottenere il farmaco, poi basta, "e successivamente l'azienda sanitaria non si è mai accollata le spese", scrive Repubblica. "Per lui la Regione Abruzzo non ha mai attivato il Fondo, 50mila euro, previsto da una legge regionale, la più avanzata in Italia".

Per lui, i Radicali stanno organizzando diverse iniziative insieme al cannabis social club italiano Lapiantiamo, mentre al momento Pellegrini è ancora detenuto in carcere, dove è stato visitato da Rita Bernardini. Lo scorso 30 giugno gli onorevoli Civati, Brignone, Maestri, Pastorino e Mattarelli hanno indirizzato un'interrogazione parlamentare urgente ai ministri della Giustizia e della Salute, ma ad oggi nessuna riposta è stata fornita.

E' intervenuto anche Roberto Saviano, come ricorda ChietiToday. Sul suo sito ha ricostruito la vicenda. "La sua colpa? Voler vivere", dice l'autore di "Gomorra", secondo cui: "Non è chiaro perché non si possa coltivare la cannabis in Italia e si debba importare dall'Olanda ed è invece chiarissimo che 500 euro al mese equivalgono a un mutuo, a un affitto, cifra folle che sarebbero in pochi a potersi permettere".

Scrive Saviano: 

Una politica il cui fine non è la felicità dei cittadini (vedi le posizioni delle Lorenzin, dei Gasparri e dei Giovanardi in materia di fine-vita, di aborto, di fecondazione eterologa e di maternità surrogata) è una politica abominevole, che faccio difficoltà a pensare sia utile e perfino a definire politica

Fonte: La Repubblica →
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