Venerdì, 5 Marzo 2021
Riflessioni forti / Francia

L'anziana che rifiuta l'ultimo letto libero in terapia intensiva: "Curate chi ha più chance di farcela"

La lettera dei medici, pubblicata da Le Monde, ha commosso la Francia intera: "Non dimenticheremo mai la serenità e la dolcezza dei suoi grandi occhi neri"

Foto di repertorio

La lettera, pubblicata da Le Monde, ha commosso la Francia intera: un 'anziana di nome Denise, malata di Covid-19, ha preferito lasciare l’ultimo letto disponibile nella rianimazione dell’ospedale Saint Louis di Parigi a qualcuno più giovane e con più chance di farcela di lei. I medici le rendono omaggio.

Denise, l'anziana che rifiuta l'ultimo posto in terapia intensiva

“Non voleva occupare l’ultimo posto in reparto, voleva lasciarlo a qualcuno che avrebbe potuto essere suo figlio o nipote. Cara signora Denise, lei aveva talmente bisogno di ossigeno che voleva essere certa che ne sarebbe rimasto a sufficienza per tutti”: lo si legge nella “lettre à Denise” una lettera aperta pubblicata dal quotidiano parigino. L'anziana morì poi pochi giorni dopo il ricovero, a marzo 2020. A firmare la lettera sono tre medici e una sociologa: Elie Azoulay, capo-reparto di rianimazione all’ospedale Saint Louis di Parigi e fondatore di Famiréa (gruppo di ricerca sui legami con le famiglie dei pazienti), Sade Beloucif, capo-reparto di rianimazione all’ospedale Avicenne di Bobigny, Nancy Kentish-Barnes, sociologa del reparto di rianimazione all’ospedale Saint Louis, Matthieu Le Dorze, anestesista all’ospedale Lariboisière.

La donna a marzo, all'inizio della prima ondata, si era presentata al pronto soccorso con il respiro corto e altri sintomi riferibili al Covid. "Non sono stati né il suo vecchio tumore quasi guarito, né l’insufficienza cardiaca, né l’età avanzata a impedire l’ammissione in rianimazione - scrivono i dottori -  È lei ad avere preso la decisione di non entrare, ad avere espresso una preferenza. Non voleva occupare l’ultimo posto in reparto, voleva lasciarlo a qualcuno che avrebbe potuto essere suo figlio o suo nipote. Cara signora Denise, lei aveva talmente bisogno di ossigeno da volere essere certa che ne sarebbe rimasto a sufficienza per tutti".

Sono sempre d'attualità temi importanti come la scarsità di posti in rianimazione in Francia e le difficili valutazioni alle quali sono talvolta chiamati i medici. Perché non hanno insistito? Lo spiegano loro, perché altrimenti "avremmo preso il rischio di ostinarci inutilmente a evitare un esito ineluttabile, al prezzo di una possibile sofferenza per lei o per i suoi cari".

"Non dimenticheremo mai la serenità e la dolcezza dei suoi grandi occhi neri"

La decisione è stata presa anche con il figlio della signora Denise. "Parlare con suo figlio è stato prezioso. Abbiamo cercato di lasciarla andare accompagnata dai suoi cari. Non dimenticheremo mai la serenità e la dolcezza dei suoi grandi occhi neri. Non dimenticheremo mai che ci ha chiesto di andare a occuparci del pazienti che avevano qualche possibilità di farcela. Le restavano pochi giorni, ma il sorriso era quello di sempre".  Sono riflessioni profonde, complesse, toccanti.

"La priorità assicurata a un individuo può essere soppiantata dalla priorità data alla collettività, a condizione di preservare i principi fondamentali e i valori dell’assistenza (...). Tocca a noi, Signora, salutarla. Grazie ancora per questo incontro così ricco di insegnamenti".

Un posto in rianimazione alla fine si era liberato davvero e Denise ha deciso di non occuparlo. Al suo posto è stato ammesso un paziente che non aveva il Covid ma una meningite che gli provocava convulsioni e che rendeva necessario metterlo rapidamente in coma artificiale.

Fonte: Le Monde →
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