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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Reality show / Italia

Un campo profughi come set del nuovo reality Rai: scoppia la polemica

"The mission" dovrebbe andare in onda a fine novembre ma numerose sono le critiche: "E' una strumentalizzazione delle tragedie umanitarie". Partita anche una raccolta firme per abolirlo

La Rai al centro di uno scandalo mediatico. Forse non tutti ne hanno sentito parlare, ma prima ancora di andare in onda il nuovo reality show della Rai “The Mission” ha già sollevato un polverone non indifferente. Si tratterebbe di uno show dove personaggi celebri nel panorama nazionale si recano in campi profughi africani per portare aiuti umanitari e mostrarne le situazioni tragiche. Ma non appena la notizia ha iniziato a divulgarsi, più che numerose sono state le polemiche e le critiche rivolte verso una “strumentalizzazione delle tragedie umanitarie”.

Un commento iniziale arriva dal ministro per l'integrazione Cecile Kyenge che, ospite ad una trasmissione su La7, ha sostenuto come “The Mission, ambientato nei campi profughi, riguarda qualcosa di molto delicato, perchè bisogna tener conto anche del rispetto della persona e della privacy di esseri umani che hanno lasciato il loro paese per sfuggire a guerre, minacce o per non farsi riconoscere. I diritti vanno rispettati".

Una volta scatenta la polemica appare forse paradossale l'potesi che Anna Maria Tarantola, presidente della Rai, e Luigi Gubitosi, direttore generale, non ne sapessero niente, o meglio credessero in un documentario. Pare quindi che i due vertici Rai abbiano chiesto alla direzione di Rai1 di visionare il numero zero di The Mission già registrato. Il direttore della rete, Giancarlo Leone, invita a "non praticare censure preventive e di aspettare per condannare". Per il momento dunque la registrazione del realiy non sarebbe stata bloccata.

Tra gli italiani comunque ha iniziato ad insinuarsi lo sdegno generale per il programma tv che, da fine novembre, dovrebbe mettere in scena la disperazione dei profughi. Uno studente dell'università di Parma, Andrea Casale, ad esempio ha promosso la raccolta firme a livello nazionale #NoMission sulla piattaforma Change.org affinchè venga abolito. Al momento le firme raccolte sarebbero 8 mila ma in costante aumento.

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Dalle dichiarazioni rilasciate dal ragazzo a ilfattoquotidiano.it, emerge la genesi dell'idea: “Ho scoperto per caso su Facebook dell’esistenza di questo programma e sono rimasto sorpreso e poi indignato nel sapere che la Rai aveva deciso di produrre insieme ad alcune importanti organizzazioni che si occupano di diritti umani un format del genere, che fa di tragedie umane come quelle dei rifugiati una spettacolarizzazione”.

Ciò che non va giù al giovane studente inoltre sarebbe la partecipazione di personaggi dello spettacolo (tra cui Paola Barale, Al Bano, il principe Filiberto..) che, a suo avviso, centrebbero ben poco con il mondo della solidarietà: “Non voglio ledere la dignità di nessuno, quello che metto in discussione sono la modalità di realizzare il reality e le persone scelte, che da quanto mi risulta non si sono mai occupate di queste tematiche, a differenza di altri loro colleghi come Claudio Baglioni o Fiorella Mannoia – spiega – La Rai è in grado di fare prodotti di qualità, ma in questo caso penso non abbia scelto le modalità giuste”.

Per cercare di difendere The Mission è infine intervenuto anche l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr): “L’Unhcr ritiene che il reality rappresenti un’importante opportunità per far conoscere al grande pubblico il dramma di 45 milioni di persone nel mondo costrette ad abbandonare le proprie case, un’opportunità per dare visibilità a crisi umanitarie troppo spesso dimenticate”.

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