Sabato, 31 Ottobre 2020
Facebook

I dati personali degli utenti di Facebook "non sono protetti"

La Corte di giustizia europea invalida la decisione della Commissione europea, che si era espressa con parere favorevole alla detenzione in territorio americano delle informazioni private degli utenti europei

LUSSEMBURGO - I singoli Stati dell'Unione europea possono fermare il trasferimento dei dati degli iscritti europei a Facebook verso server situati negli Stati Uniti. E' quanto ha stabilito la Corte di giustizia europea accogliendo le conclusioni dell'avvocato generale. Con tale decisione la Corte invalida la decisione della Commissione europea di ritenere "adeguata la protezione dei dati personali negli Stati Uniti". 

LA SENTENZA - La sentenza della Corte europea inoltre stabilisce che l'esistenza di una decisione della Commissione Europea che dichiara che un paese terzo garantisce un livello di protezione adeguato dei dati personali trasferiti non può sopprimere e neppure ridurre i poteri di cui dispongono le autorità nazionali di controllo in forza della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e della direttiva. 

DATI PERSONALI - La Corte sottolinea, a questo proposito, "il diritto alla protezione dei dati personali garantito dalla Carta e la missione di cui sono investite le autorità nazionali di controllo in forza della Carta medesima". 

COME "FUNZIONA" FACEBOOK - Facebook raccoglie su un server in Irlanda i dati degli utenti europei e da lì li trasferisce negli Usa. Ma negli Stati Uniti le esigenze della sicurezza nazionale "prevalgono sul regime dell'approdo sicuro" al quale sono sottoposti i dati privati dei cittadini europei. Risultato: "Le imprese americane sono tenute a disapplicare, senza limiti, le norme di tutela previste". Di conseguenza "il regime americano dell'approdo sicuro rende così possibili ingerenze da parte delle autorità pubbliche americane nei diritti fondamentali delle persone".

TUTTA COLPA DI UNO STUDENTE - Tutto è cominciato con la denuncia presentata da Maximillian Schrems, studente austriaco, dinanzi all’autorità irlandese di controllo. L’Irlanda è il primo snodo perché lì, per motivi fiscali, ha sede la succursale della multinazionale americana. 

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 "Occorre una risposta coordinata a livello europeo anche da parte dei garanti nazionali: stiamo valutando le modalità più efficaci per individuare linee-guida comuni - così commenta la sentenza Antonello Soro, presidente del Garante per la privacy - la Corte di giustizia europea rimette al centro dell'agenda degli Stati il tema dei diritti fondamentali delle persone e la necessità che questi diritti, primo fra tutti la protezione dei dati, vengano tutelati anche nei confronti di chi li usa al di fuori dei confini europei".

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