Lunedì, 2 Agosto 2021
Alberto Berlini

Opinioni

Alberto Berlini

Giornalista Today

Baby influencer e la necessaria legge per tutelare il diritto ad essere bambini

Prima un fenomeno di costume, poi una moda, ora è una macchina, ben oliata e sempre a caccia di volti nuovi: la macchina dell’influencer marketing è in continua ascesa e ora gli influencer sono arruolati anche tra i più piccoli andando a volte a raccogliere chi davanti ad una macchina fotografica dovrebbe apparire solo al fine di finire nell'album di famiglia.

È il caso dei baby influencer, testimonial famosi perché presenti nell’account di un genitore vip, o già protagonisti assoluti dei propri account. Se alla categoria dei "figli di" siamo già da tempo stati resi avvezzi grazie ai vari "Ferragnez" di turno, ora il nuovo limite verso cui tendono i brand sono i baby testimonial. E non è un caso visto che il 60% degli utenti social afferma di aver scoperto nuovi prodotti o servizi proprio grazie ai vari Instagram, Facebook e Tik Tok.

Fioriscono così i testimonial minorenni che fanno promozioni di prodotti e servizi. Tuttavia a volte è forse doveroso chiedersi se possa o debba essere messo un limite allo sfruttamento dell'immagine di un minore. È per certi versi eclatante il caso di Carlos, un bimbo agrigentino di quattro anni, diventato la nuova scommessa dell'agente dei vip Lele Mora (sì, ancora lui) che ne vuole fare una star di Tik Tok. Il piccolo è già abbastanza noto con il nickname "Prince Carlos" vanta la passione per la moda e per la musica e gli è già stato dedicato un divertente fumetto nato dalla matita dall'artista Sergio Criminisi. "Cercavamo un nuovo principe Carlo e lo abbiamo trovato e su di lui costruiamo tante cose belle" dice Lele Mora dai microfoni di AgrigentoNotizie.

"Sono venuto a conoscere il principe Carlo che è una situazione nuova che vogliamo creare per far credere a tutti i bambini che vogliono crescere in maniera diversa, fare delle cose nuove". Tralasciando la sintassi giustapposta utilizzata dal manager dei vip, viene da chiedersi se sia giusto parlare di un bambino di 4 anni come "situazione" e creare per lui l'aspettativa di un futuro alla Ferragni come spiega Lele Mora in questo video.

Lele Mora lancia il baby influencer Prince Carlos

Senza scadere nel perbenismo fine a se stesso viene da chiedersi se possa essere giusto e auspicabile mettere un limite alla sovraesposizione di un minore, nonostante il benestare di una famiglia.

Nel mondo esistono poche leggi che regolarizzano le attività dei bambini sul web, tra cui una legge francese che ha lo scopo di regolare la presenza dei bambini nelle piattaforme digitali e social, tutelando sia l’aspetto economico che quello d’immagine. Negli Stati Uniti è stata ampliata qualche anno fa una legge californiana detta "Coogon Law" emanata alla fine degli anni 30 per i bambini impiegati nell'industria dell’intrattenimento e che prevede che il 15% dei guadagni ottenuti dai bambini nell'industria dell’intrattenimento sia destinato a un fondo fiduciario.

In Italia non esiste una legge che regolarizzi della presenza di bambini nel mondo online, ma solo norme che regolamentano la presenza di minori in attività commerciali culturali, sportive, di intrattenimento. Quello dei baby influencer sfugge invece alle tutele. E forse il nostro paese e l'Europa tutta farebbe presto a dotarsi di uno strumento che affronti delicate questioni come il diritto di immagine, il diritto alla prestazione e alla cancellazione dei contenuti, ma anche che tuteli la "fragilità" dei minori e il loro diritto ad essere bambini.

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