Coronavirus, come cambia l'epidemia: aumentano i casi tra i giovanissimi

Il punto sulla pandemia dell'Oms: negli ultimi due mesi sono aumentati i nuovi contagi in Europa mentre, a livello globale, i casi tra i 15 e i 24 anni sono passati dal 4,5% al 15%

Foto di repertorio

La Regione Europea, che "ha registrato 3,9 milioni di casi di Covid-19 corrispondenti al 17% del totale globale (vicino a 22 milioni di casi)", si trova "su una traiettoria propria" e "sta mostrando un trend diverso rispetto al resto del mondo". E' l'analisi di Hans Kluge, direttore dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa. Ora l'epicentro della pandemia, ha ricordato oggi in conferenza stampa, "è nelle Americhe, ma anche altre regioni stanno assistendo a un forte aumento dei casi". In Europa il coronavirus Sars-CoV-2 "ha colpito presto e duramente. I Paesi hanno compiuto sforzi fenomenali per fermare la diffusione, bloccando scuole e attività non essenziali come parte di una serie completa di misure. E ha funzionato: tra maggio e luglio molti sono riusciti a sopprimere la trasmissione. Laddove le decisioni politiche sono state rapide e reattive, la risposta è stata efficace. Ma il virus è stato spietato dove c'è stata partigianeria, disinformazione e negazione". 

La buona notizia, ha continuato Kluge, è che "ora sappiamo molto di più sulle trasmissioni di questo virus, e in particolare su come si diffonde all'interno di ambienti scarsamente ventilati, e soprattutto dove un gran numero di persone si riunisce, parla ad alta voce o canta". Adesso la sfida, ha concluso, "è che abbiamo focolai localizzati e cluster che si verificano con maggiore frequenza in contesti come luoghi di lavoro e case di cura, in corrispondenza di eventi specifici, in ambiti come la produzione alimentare e altre strutture industriali e nei viaggi".

Coronavirus, aumentano i casi tra i 15 e 24 anni

"Secondo un recente studio, a livello globale, tra le persone di età compresa tra 15 e 24 anni, i casi di Covid-19 sono aumentati da un tasso del 4,5% alla fine di febbraio al 15% a metà luglio". "Basso rischio - sottolinea Hans Kluge, direttore dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa - non significa nessun rischio".

"Il rischio di ripresa" di Covid-19 "non è mai stato lontano. Negli ultimi 2 mesi, i nuovi casi sono aumentati costantemente ogni settimana nella Regione Europea. Ci sono stati 40mila casi in più nella prima settimana di agosto rispetto alla prima settimana di giugno, periodo in cui i casi erano al minimo".  

Coronavirus, Oms: ''Non siamo a febbraio, possibile gestione diversa''

"Ogni giorno la Regione Europea segnala una media di oltre 26mila nuovi contagi - sottolinea Kluge - Questo è dovuto in parte all'allentamento delle misure sociali e sanitarie", succede "dove le autorità hanno allentato alcune delle restrizioni e le persone hanno abbassato la guardia". "Non siamo a febbraio, possiamo gestire il virus in modo diverso ora rispetto a quando è apparso per la prima volta". "Già nell'ultimo mese - ha ricordato - due terzi dei Paesi della Regione Europea hanno reintrodotto restrizioni su raduni di massa, 'coprifuoco' nei fine settimana o chiusura di alcune attività non essenziali. Ciò che è diverso è che molte di queste recenti restrizioni sono state implementate localmente, dimostrando che stiamo imparando come applicare misure intelligenti, limitate nel tempo e basate sul rischio, in grado di ridurre sia la diffusione di Covid-19 che il suo impatto sulla società in generale".

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Oggi, "con una maggiore conoscenza ed esperienza, sappiamo anche che alcune misure richiedono un'implementazione a livello nazionale e sostenuta, inclusi i test approfonditi e l'isolamento di tutti i casi e il monitoraggio, la quarantena e il follow-up di 14 giorni dei contatti. Siamo in una posizione migliore per eliminare le riacutizzazioni del virus localizzate. Possiamo gestire Sars-CoV-2 e mantenere in funzione l'economia e il sistema educativo. Possiamo salvare vite e mezzi di sussistenza, non è questione di" scegliere "uno o l'altro".

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