Martedì, 13 Aprile 2021

Coronavirus e immunità, i punti critici dei test sierologici: "Poco affidabili e poco precisi"

Pierino Di Silverio, responsabile Anaao Assomed Settore Giovani: "I test sierologici rapidi pensati per verificare l'immunità al Covid-19 sono ad oggi poco precisi, non sono stati approvati dal ministero come test per fare diagnosi". C'è cautela, per più motivi

Un test rapido al Cardarelli di Napoli, foto Ansa/Fusco

La cautela è d'obbligo sin dal principio. I test sierologici, quelli che rilevano l'eventuale presenza di anticorpi al nuovo coronavirus, sono sempre al centro al dibattito. "I test sierologici rapidi pensati per verificare l'immunità al Covid-19 sono ad oggi poco precisi, non sono stati approvati dal ministero come test per fare diagnosi. Mi spiego, questi test hanno, se utilizzati troppo precocemente, una affidabilità veramente troppo bassa per essere sostituiti ai tamponi. A noi occorre un altro tipo di test per verificare la presenza nel sangue di immunoglobuline capaci di dirci se un soggetto ha sviluppato una immunità al virus". Lo dice Pierino Di Silverio, responsabile Anaao Assomed Settore Giovani (un sindacato medico italiano), ai microfoni del programma 'Genetica Oggi' su Radio Cusano Campus.

I punti critici sono più d'uno secondo Di Silverio: "Se sottoponiamo (al test sierologico, ndr) cittadini o medici sperando di fare diagnosi di coronavirus sbagliamo, perché rischiamo di avere falsi negativi, ossia persone che presenteranno i sintomi dopo qualche giorno dal test. Altro punto quello in cui abbiamo un soggetto guarito dal coronavirus, ci sono ancora in corso studi per valutare se un soggetto che lo ha avuto possa essere immune oppure no. Ricordiamo che con l'influenza stagionale questo non avviene, infatti il vaccino cambia ogni anno". "C'è bisogno di pensare poi agli Hospital Covid, non si possono disseminare in giro in ogni ospedale pazienti con il coronavirus. Bisognerebbe raccoglierli in ospedali dedicati solo per quello. Se si continua a viaggiare con l'idea di disseminarli in giro, anche con i così detti punti covid-19, c'è il rischio in primis di disseminare il virus e poi che il paziente con covid-19 vada a bloccare l'intera terapia intensiva che non potrà più essere impiegata per altri pazienti non covid, perché non si può certo avere un ambiente promiscuo. Bisogna pensare di raccogliere dunque i pazienti in ospedali dedicati, senza scardinare un sistema organizzativo ospedaliero già presente" conclude Di Silverio.

Ma torniamo ai test sierologici. L'eliminazione del virus solitamente si accompagna alla comparsa di anticorpi specifici di tipo IgG per il Sars-CoV-2 prodotti dall’organismo. Ma come sostiene il dottor Erminio Torresani sul sito dell'Istituto Auxologico Italiano, "il coronavirus responsabile dell’infezione Covid-19 appartiene alla famiglia dei beta-coronavirus umani che è comunque geneticamente correlata agli alfa-coronavirus umani, che tutti gli anni sostengono diffusamente sindromi respiratorie (il più delle volte lievi) nella popolazione. La prevalenza di soggetti con anticorpi anti-coronavirus è quindi elevata e c'è il rischio che questi test sierologici rilevino anticorpi generati nel passato contro altri virus della stessa famiglia, causando i cosiddetti falsi positivi". Insomma, cautela massima. E' inoltre noto che vari test sierologici rapidi in commercio sono esclsivamente di tipo qualitativo (positivo o negativo), ovvero non quantificano nemmeno con una precisione accettabile il titolo anticorpale. Quindi un test sierologico che non sia estremamente specifico darebbe una rischiosa illusione di immunità.

Coronavirus e test sierologico: a che cosa serve e perché la cautela è doverosa

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