Meno migranti in arrivo ma più difficoltà: così si è passati dall'emergenza alla precarietà

“L’aver bloccato ogni azione di soccorso e ricerca in mare da parte di governi, Unione europea e ong non ha risolto il problema della mancanza di vie legali di accesso alla protezione: rende solo meno visibili le sue tragiche conseguenze”, denuncia il rapporto annuale del Centro Astalli, presentato oggi a Roma

Nel 2018 gli arrivi di migranti forzati via mare in Italia sono diminuiti dell’80% rispetto all’anno precedenze e quindi la cosiddetta emergenza sbarchi può dirsi conclusa. Ma allora è tutto risolto? Non proprio. Come sottolinea il rapporto annuale 2019 del Centro Astalli, presentato questa mattina a Roma, il sistema di protezione italiano continua a non essere in grado di rispondere efficacemente ai bisogni delle persone presenti sul territorio. Non solo: il Centro ha registrato in quell’anno un aumento del disagio sociale, della marginalizzazione, degli ostacoli frapposti all’ottenimento di una protezione effettiva. Si è passati quindi dall’emergenza alla precarietà, è la denuncia della sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS).

Nelle città aumentano richieste per servizi a bassa soglia

Un numero crescente di migranti finisce così escluso dai circuiti di accoglienza e dai servizi territoriali e le cause sono molteplici: l’abolizione della protezione umanitaria (che veniva concessa in molti casi proprio a seguito dell’emersione di una vulnerabilità sanitaria o sociale), il complicarsi delle procedure per l’ottenimento di una residenza e dei diritti che ne derivano e, più in generale, il moltiplicarsi di ostacoli burocratici a tutti i livelli.

“Accompagnare i migranti forzati in un contesto spesso ostile è una sfida che nel 2018 si è fatta più complessa. Molte delle persone che abbiamo incontrato ci hanno manifestato la difficoltà di ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno – si legge nel Rapporto – Vite instabili, fatte di continui trasferimenti in cerca di opportunità, si scontrano con i cambiamenti delle normative e delle prassi dei singoli uffici, rendendo ogni questione burocratica un potenziale vicolo cieco. Non pochi, davanti all’ennesima difficoltà, rinunciano a far valere i loro diritti, convinti di non avere alcuna possibilità di vederli riconosciuti”.

Da Nord a Sud, su tutti i territori, la richiesta di servizi di bassa soglia – come mensa, docce, pacchi alimentari, vestiario – è molto forte, si legge nel rapporto.  A Roma gli utenti della mensa sono circa 4mila, mentre a Palermo più di 900 utenti si sono rivolti al centro diurno. A Trento per la prima volta si è sentita la necessità di attivare un servizio di accoglienza di bassa soglia e uno sportello di assistenza dedicato ai richiedenti asilo senza dimora. Tra gli utenti dell’ambulatorio di Roma è aumentata la presenza di cittadini maliani (41% persone in più rispetto al 2017, con un aumento del 128% delle visite richieste), migranti giovani (il 72% ha meno di 30 anni), solitamente presenti in Italia da almeno un anno. Molti di loro, esclusi dai circuiti di accoglienza, vivono in condizioni di grave marginalità e la loro salute ne risente.

Il Centro Astalli mette in guardia poi dai rischi “di un sistema di accoglienza pubblico che si frammenta e rimanda le opportunità di inclusione a una ‘seconda fase’ accessibile a pochi”, nella convinzione che “accompagnare individualmente le persone può fare davvero la differenza per la riuscita di un percorso di inclusione sociale”.

"Il calo drastico degli arrivi non è una buona notizia"

“Il calo drastico degli arrivi non può e non deve essere considerato una buona notizia. I primi esclusi dalla protezione sono i rifugiati che non riescono più a raggiungere il nostro Paese e l'Europa”, si legge nel Rapporto, che denuncia: “L’aver bloccato ogni azione di soccorso e ricerca in mare da parte di governi, Unione europea e ong non ha risolto il problema della mancanza di vie legali di accesso alla protezione: rende solo meno visibili le sue tragiche conseguenze”.

Il Rapporto del Centro ricorda poi ancora una volta su quello che avviene in Libia, dove l’85% dei migranti soccorsi o intercettati nel Mediterraneo viene riportato e che lì si ritrova detenuto “in condizioni che le Nazioni Unite definiscono inaccettabili”.

"Anche quest'anno - registra il Rapporto - molte delle persone che si sono rivolte al centro SaMiFo sono state vittime di gravi violenze nei centri di detenzione libici. Riferiscono di essere state torturate con bastoni, sigarette o scosse elettriche mentre erano al telefono con i familiari, a scopo di estorcere loro denaro, ma anche di percosse indiscriminate a scopo punitivo o intimidatorio, per esempio per prevenire proteste per le condizioni di prigionia e per i lavori forzati a cui sono state costrette".

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Gli sforzi per impedire l'accesso dei rifugiati al territorio, registra ancora il Rapporto del Centro Astalli, riguardano tutti gli Stati d'Europa: "Gli uffici del JRS hanno concluso nel 2018 un lavoro di monitoraggio lungo le frontiere esterne dell'Unione europea: sono state realizzate 117 interviste in Sicilia, a Malta, in Grecia, in diverse località di confine in Romania, Croazia, Serbia e nell'enclave spagnola di Melilla, in Marocco. Dalle esperienze raccolte sono emerse molte situazioni di respingimenti, anche violenti, e, più in generale, di mancato rispetto dei diritti e della dignità delle persone".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Estrazioni Lotto oggi e numeri SuperEnalotto di sabato 30 maggio 2020

  • SuperEnalotto, l'estrazione di oggi lunedì 1 giugno 2020

  • Bonus auto da 4000 euro: arriva l'eco-sconto per salvare l'automotive

  • Estrazioni Lotto oggi e numeri SuperEnalotto di giovedì 4 giugno 2020

  • Coronavirus, ecco i divieti che resteranno in vigore anche dopo il 3 giugno

  • A giugno ultima busta paga "light", poi arriva il bonus fino a 100 euro

Torna su
Today è in caricamento