Venerdì, 26 Febbraio 2021

I ristoranti aperti anche a cena dopo il 5 marzo?

Il Dpcm scade tra due settimane: per quella data si chiarirà il destino degli esercizi di ristorazione per i prossimi mesi. L'Anci sostiene che i locali, a condizione del rispetto di protocolli rigidi sulle distanze, debbano poter riaprire anche di sera. Fattibile? Intanto il bonus ristorazione è fermo al palo. Il settore chiede chiarezza

Ieri le richieste sono state avanzate dal presidente dell'Anci, Antonio Decaro a nome dei sindaci, durante il vertice tra governo e autonomie, convocato dalla ministra Gelmini e dal ministro Speranza, in vista dei nuovi provvedimenti anticovid che il governo Draghi assumerà oggi, con un nuovo decreto.

Ristoranti aperti anche a cena: la richiesta dell'Anci al governo

Mettono sul tavolo varie questioni aperte gli enti locali, dal sistema dei parametri per stabilire le limitazioni su basi certe al piano vaccinale da declinare territorialmente nel migliore dei modi. Per non parlare dei ristori, ossigeno puro e necessario per determinate categorie. C'è anche un altro tema: l'associazione nazionale dei comuni italiani chiede che i ristoranti, a condizione del rispetto di protocolli rigidi sulle distanze, debbano poter riaprire anche di sera.

"La consumazione al tavolo - sostiene l'Anci - assicura condizioni di sicurezza maggiori rispetto agli assembramenti che purtroppo si creano fuori dai locali che fanno il servizio di asporto delle bevande, soprattutto con l'arrivo della bella stagione". Una richiesta destinata a essere accolta? In molti ne dubitano. 

Non è nuova la richiesta di valutare la riapertura dei ristoranti a cena nelle zone gialle e a pranzo in quelle arancioni, ma fino a oggi il Comitato Tecnico Scientifico non ha mai voluto sciogliere la riserva.

Quando scadrà il Dcpm il prossimo 5 marzo, si chiarirà il destino degli esercizi di ristorazione per i prossimi mesi. Secondo la Fipe, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, in Italia c'è stata una perdita di quasi 38 milioni di euro nel comparto del bere e del mangiare nel corso del 2020. Un'enormità. 

I ristoranti per guardare con più fiducia ai prossimi mesi chiedono di svolgere la loro attività nel locale fino alle ore 22, superando così il vincolo delle ore 18 che continua a valere per tutte le Regioni, indipendentemente dal fatto che siano gialle o arancioni. "La chiusura alle 22 salverebbe l’80% del fatturato della gran parte dei ristoranti" secondo un calcolo di Coldiretti relativo alla sola Lombardia.

Ristoranti in zona arancione e gialla: la situazione

In zona arancione oggi come oggi bar, pasticcerie, gelaterie e ristoranti non possono ospitare clienti se non per il tempo necessario al ritiro dei prodotti d'asporto, possibile senza restrizioni dalle 5 alle 18 e, fino alle 22, solo per le attività diverse dai bar non provvisti di cucina e dai commercianti al dettaglio di bevande. La consegna di cibo a domicilio per i ristoranti, invece, è libera da limiti di orario, anche fuori comune, mentre possono restare aperti dopo le 18 gli esercizi che vendono cibi e bevande attivi nelle aree di servizio e rifornimento carburante delle autostrade, negli ospedali e negli aeroporti.

I ristoranti in zona gialla restano aperti dalle 5 alle 18. Dopo di che possono continuare a lavorare fino alle 22 attraverso l’asporto, mentre le consegne a domicilio sono senza limiti di orario. Si può consumare all’interno dei ristoranti e i tavoli possono ospitare massimo 4 persone. Lo stesso vale per i tavoli dei bar, delle pasticcerie e delle enoteche, tutti ovviamente nella fascia oraria che va dalle 5 alle 18.

Il bonus ristorazione è fermo al palo

L'unica certezza è che tra ristori molto light e consegne a domicilio, per molti ristoratori è difficile pensare di "reggere" ancora a lungo.  Il bonus ristorazione è fermo al palo. Gli oltre 46mila imprenditori della ristorazione che hanno chiesto il contributo a fondo perduto per l’acquisto dei prodotti agroalimentari italiani, non hanno ancora ricevuto quanto promesso dal governo. E questo nonostante siano passati due mesi dall’ultima data utile per la presentazione delle domande, fissata per il 15 dicembre scorso.

“Ci era stato garantito – sottolinea Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, in una nota della scorsa settimana – che entro la fine di gennaio sarebbe stato effettuato il pagamento dell’anticipo del 90% sugli acquisti dei prodotti agroalimentari. Siamo a metà febbraio e ancora i ristoratori non hanno visto un euro. Chiediamo un intervento immediato da parte del neo ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli: in ballo ci sono oltre 345 milioni di euro, fondamentali per un settore messo in ginocchio dalle misure di contenimento del Covid-19. Non dimentichiamoci, inoltre, che il plafond complessivo raggiungeva i 600 milioni di euro. Queste risorse non possono essere perse, ma vanno immediatamente riallocate a sostegno della filiera agroalimentare”.

Consentire ai ristoranti di aprire a cena fino alle 22 in fascia gialla e durante le ore diurne in fascia arancione, ma solo a chi ha spazi con tavoli: sarà questo il punto di caduta? Ci sono due settimane di tempo per decidere. Il settore chiede chiarezza e possibilità di programmare (almeno un minimo).

Franceschini: "I luoghi più pericolosi sono quelli dove ti togli la mascherina: ristoranti, bar, case private"

"Stiamo ragionando perché progressivamente, nelle condizioni di massima sicurezza, si vada alla riapertura di tutti i luoghi della cultura. Finché non lavorano, occorre sostenere gli operatori del settore al di là del tipo di contratto che avevano. Ma ora bisogna ragionare della riapertura. Ad oggi, teatri e cinema sono chiusi in Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Portogallo. Ma siccome l'Italia è l`Italia vorrei che fossimo i primi a riaprire". Così in un'intervista al Corriere della Sera il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini.

La sicurezza, precisa, "è una assoluta priorità. Ma in questi mesi abbiamo capito che i luoghi più pericolosi sono quelli dove ti togli la mascherina: ristoranti, bar, case private. Nei teatri e nei cinema, già nella riapertura estiva, c`erano misure di sicurezza molto rigide che si sono rivelate efficienti. Ho chiesto al Comitato tecnico-scientifico un incontro urgente per proporre le misure di sicurezza integrative su cui stanno lavorando le organizzazioni di categorie e che mi consegneranno. Penso - prosegue Franceschini - che teatri e cinema, con severe e adeguate misure, siano più sicuri di altri locali già aperti oggi".

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