Sabato, 27 Febbraio 2021

"Chiudere oggi per aprire a fine marzo": l'ok al nuovo decreto sugli spostamenti tra regioni e il primo Dpcm del governo Draghi

Approvata la proroga dello stop ai movimenti tra territorio fino al 27 marzo. La novità: vietate le visite agli amici e ai parenti in zona rossa. Allo studio il nuovo Decreto Ministeriale con nuove regole per la zona arancione e rossa. E c'è anche la riforma del Cts in ballo: niente più fughe di notizie o chiacchiere sui media per gli esperti

Il secondo consiglio dei ministri del governo Draghi convocato per stamattina lunedì 22 febbraio alle 9,30 ha licenziato il primo decreto legge sull'epidemia con la proroga di un mese, ovvero fino al 27 marzo del divieto di spostamento tra regioni che scade il 25 febbraio; a questo seguirà un decreto del presidente del Consiglio (Dpcm), che darà continuità a quello in scadenza il 5 marzo. A sorpresa vengono anche vietate le visite a parenti ed amici una volta al giorno in zona rossa, mentre restano possibili in zona gialla o arancione. Intanto Matteo Salvini dice no alla zona rossa nazionale e chiede graduali riaperture anche per palestre e piscine: "Riaprire in sicurezza palestre, che erano controllate e giò in sicurezza, e piscine. Lo sport è importante. Spero ci sia questo cambio di passo". 

Il nuovo decreto di Draghi approvato: lo stop agli spostamenti tra regioni prorogato fino al 27 marzo, no alle visite ai parenti e agli amici in zona rossa

Aggiornamento ore 11,25: Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge Covid. Il provvedimento:

  • proroga il divieto di spostamenti tra regioni fino al 27 marzo ;
  • lascia in vigore la regola che limita gli spostamenti verso le abitazioni private a due adulti con in più solo i figli minori di 14 anni ma solo in zona gialla o in zona arancione; in zona rossa sono vietati;
  • Il Consiglio dei ministri ha anche nominato il generale Pietro Serino nuovo capo di stato maggiore dell'Esercito. Il Consiglio dei ministri è terminato dopo circa un'ora.

Il comunicato del governo dal suo sito:

Il decreto dispone la prosecuzione, fino al 27 marzo 2021, su tutto il territorio nazionale, del divieto di spostarsi tra diverse Regioni o Province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o motivi di salute. Resta comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Fino al 27 marzo 2021, nelle zone rosse, non sono consentiti gli spostamenti verso abitazioni private abitate diverse dalla propria, salvo che siano dovuti a motivi di lavoro, necessità o salute.

Gli spostamenti verso abitazioni private abitate restano invece consentiti, tra le 5.00 e le 22.00, in zona gialla all’interno della stessa Regione e in zona arancione all’interno dello stesso Comune, fino a un massimo di due persone, che possono portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali esercitino la responsabilità genitoriale) e le persone conviventi disabili o non autosufficienti. Nelle zone arancioni, per i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, sono consentiti gli spostamenti anche verso Comuni diversi, purché entro i 30 chilometri dai confini.

Aggiornamento: La prima stretta del nuovo decreto di Draghi e il Dpcm in arrivo già nel week end (con il rischio lockdown)

Rimane quindi consentito soltanto nella zona gialla e nella zona arancione "spostarsi verso un’altra abitazione privata abitata della stessa Regione o Provincia autonoma, tra le ore 5.00 e le 22.00, a un massimo di due persone, oltre a quelle già conviventi nell’abitazione di destinazione. La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che convivono con loro", come recita il sito del governo nella Faq di Palazzo Chigi. Ripetiamo quindi che secondo il nuovo decreto di Draghi su Covid-19 la deroga al divieto di spostamento è valida soltanto per le zone gialle o arancioni. Tra le novità del nuovo testo, la limitazione delle visite nelle case private in zona rossa: non varrà più la regole della visita concessa una volta al giorno a due adulti con figli minori di 14 anni, valida invece per le zone gialle e arancioni. Intanto il ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini, secondo quanto si apprende, ha illustrato in Consiglio dei ministri le proposte messa a punto dalle regioni per la gestione dell'emergenza Covid. Le richieste sono state poi inviate dagli uffici del ministro a tutti i ministeri. Il sito del governo annuncia che la riunione si è svolta ed è stata chiusa poco prima delle 12.

L'ordinanza del ministero della Salute sulle regioni in zona rossa, arancione e gialla

In vista del 5 marzo, quando scadrà il Dpcm, servirà definire protocolli molto dettagliati e, soprattutto, decidere con ampio anticipo per consentire all'intero settore, nel caso, di potersi rimettere in moto. E proprio il 5 marzo è l'altra data cruciale, quella in cui si capirà davvero come il governo intende gestire i prossimi mesi di pandemia. "Le varianti preoccupano, ma il sistema delle fasce ha funzionato bene, compatibilmente con la sofferenza dell'intero paese" ha sottolineato oggi il coordinatore del Cts Agostino Miozzo uscendo da palazzo Chigi. E il governo, almeno per il momento, non sembra intenzionato ad abbandonare quel sistema. Delle richieste avanzate dalle Regioni che il ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini ha portato in Cdm - anche se poi non c'è stata discussione -, c'è un'immediata disponibilità a discutere dei ristori, anche contestuali ai provvedimenti, così come c'è l'impegno a prendere, quando possibile, le decisioni sulle misure con un congruo anticipo.

Non sembra invece all'orizzonte una modifica delle regole e dei parametri che determinano le fasce: si continuerà a procederà con zone rosse e restrizioni a livello locale, che devono scattare appena vengono individuati i primi segnali di un innalzamento dei contagi e possono essere decise direttamente dai presidenti di regione. Come sta già avvenendo in queste ore: da mercoledì e fino al 5 marzo a Ventimiglia e Sanremo, i centri più vicini a Nizza dove si è registrato un imponente aumento dei contagi, saranno chiuse tutte le scuole mentre solo per Ventimiglia e i comuni limitrofi scatterà anche il divieto di asporto e quello di vendita di alcolici dalle 18. In zona arancione sono invece passati 20 comuni della provincia di Ancona, capoluogo compreso. 

In zona rossa niente visite a parenti e amici: divieto di spostamento nelle abitazioni private in zona rossa, cosa dice il decreto

Il primo decreto legge del nuovo Governo vieta nelle zone rosse le visite nelle abitazioni private, anche quelle dei congiunti, salvo motivi di lavoro, necessità o salute. Gli spostamenti verso abitazioni private abitate restano invece consentiti, tra le 5.00 e le 22.00, in zona gialla all'interno della stessa Regione e in zona arancione all'interno dello stesso Comune, fino a un massimo di due persone, che possono portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali esercitino la responsabilita' genitoriale) e le persone conviventi disabili o non autosufficienti. Il decreto legge proroga inoltre fino al 27 marzo 2021, su tutto il territorio nazionale, il divieto di spostarsi tra diverse Regioni o Province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessita' o motivi di salute. Resta comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.

Nelle zone arancioni, per i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, sono consentiti gli spostamenti anche verso Comuni diversi, purché entro i 30 chilometri dai confini. Durante il precedente Governo Conte II, le visite ai privati erano consentite anche in zona rossa. L'articolo 3 del Dpcm del 14 gennaio scorso stabiliva per le zone rosse: "Lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata è consentito, nell'ambito del territorio comunale, una volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 5,00 e le ore 22,00, e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni quattordici sui quali tali persone esercitino la potestà genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi". Il primo decreto legge del Governo Draghi verra' pubblicato nelle prossime ore in Gazzetta Ufficiale, dopo la firma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Nato a Roma il 3 giugno 1960, Serino ha due figli, Daniele e Francesco. Conseguita nel 1978 la Maturità Scientifica presso la Scuola Militare "Nunziatella", ha frequentato il 160° Corso dell'Accademia Militare di Modena ed il corrispondente Corso Applicativo presso la Scuola Ufficiali di Torino. Quale Ufficiale di Stato Maggiore, ha prestato servizio presso lo Stato Maggiore dell'Esercito come Ufficiale Addetto presso l'Ufficio Reclutamento, Stato e Avanzamento del I Reparto e come Capo Sezione presso l'Ufficio del Sottocapo di Stato Maggiore e presso il Reparto Pianificazione Generale e Finanziaria. Da Colonnello ha diretto l'Ufficio Pianificazione dello Stato Maggiore dell'Esercito. Promosso Generale di Brigata nel 2008, ha svolto nel triennio 2007 - 2010 l'incarico di Addetto per l'Esercito presso l'Ambasciata d'Italia a Washington, DC.

Successivamente ha comandato la Brigata Trasmissioni e dall' agosto 2011 è stato Capo Reparto Pianificazione Generale e Finanziaria dello Stato Maggiore dell'Esercito. Promosso Generale di Divisione nel 2012, nel triennio 2013-2016 è stato Capo Ufficio Generale Pianificazione Programmazione e Bilancio dello Stato Maggiore Difesa. In data 1° gennaio 2016 è stato promosso al grado di Generale di Corpo d'Armata. Dal febbraio 2016 al marzo 2017 è stato Presidente del Comitato Guida per l'Implementazione del Libro Bianco per la Sicurezza Internazionale e la Difesa. Dal 1° febbraio 2017 al 30 ottobre 2018 è stato Comandante per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell'Esercito in Roma. Dal 31 ottobre 2018 è il Capo di Gabinetto del Ministro della Difesa. 

Intanto il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico Agostino Miozzo è stato a Palazzo Chigi, dove avrebbe incontrato il segretario generale Roberto Chieppa. All'uscita Miozzo ha parlato delle sue possibili cariche nella nuova organizzazione del Cts: "Io coordinatore unico? Non lo so dovete chiederlo al presidente, la scelta di nominare un coordinatore unico è nelle sue disponibilità. Avevo presentato la mia disponibilità a dimettermi con il ministro Speranza. Abbiamo fatto una riunione con Speranza e Gelmini, ne faremo altre anche sul prossimo Dpcm, certamente". E sulla richiesta di comunicare le misure in anticipo arrivata da parte delle Regioni, ha risposto così: "Dipende dal momento in cui ci arriveranno le richieste di informazione che noi esamineremo e le comunicheremo in tempo reale al presidente e al ministro della Salute". 

Aggiornamento ore 9,30: è cominciato il consiglio dei ministri che al primo punto dell'ordine del giorno riporta "Ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19", ovvero il primo decreto legge di Draghi su Covid-19. Alle 10 l'agenzia di stampa AdnKronos riferisce che è in corso da dieci minuti a palazzo Chigi la riunione del Consiglio dei ministri che reca all'ordine del giorno il decreto con le misure anti-Covid e la proroga dello stop agli spostamenti tra le Regioni. Tra i punti in discussione anche la nomina del Capo di Stato maggiore dell'esercito. 

Draghi "ha convocato il Cdm e sembra andare verso un portavoce unico del Comitato tecnico-scientifico, credo sia la strada giusta. In ogni caso noi proponiamo una tempistica diversa per l'esame di dati, ordinanze, decorrenze. Non deve più succedere che si prendano decisioni all'ultimo minuto", dice intanto Stefano Bonaccini della Conferenza delle Regioni. 

Il nuovo decreto: spostamenti tra regioni vietati fino al 27 marzo

Il nuovo decreto oggi sugli spostamenti tra regioni e il primo Dpcm del governo Draghi

Il nuovo decreto di Draghi conserverà la possibilità di fare visita ad amici e parenti, ossia la regola, per ora valida fino al 5 marzo, che consente di spostarsi verso un'altra abitazione privata massimo in due persone, più i figli minori di 14 anni. Il tutto in un'Italia che oggi ha visto entrare in vigore la zona arancione in Campania, Emilia Romagna e Molise, con una voglia di uscire dei cittadini che con il bel tempo sembra quasi irrefrenabile. E ciò nonostante la curva dei contagi non accenni a deflettere: il bollettino della Protezione Civile riporta ben oltre i 13mila test positivi al giorno, con pazienti in aumento in terapia intensiva e nei reparti ordinari e i decessi ancora decisamente sopra i 200. L'ordine del giorno della convocazione del consiglio dei ministri per oggi alle 9,30 a Palazzo Chigi recita: 

  • DECRETO-LEGGE: Ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 (PRESIDENZA -SALUTE);
  • LEGGI REGIONALI
    Esame, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione, di leggi regionali;
  • VARIE ED EVENTUALI.

Nel decreto potrebbero trovare spazio anche maggiori restrizioni per le zone rosse locali nei comuni focolaio e nelle zone limitrofe. Circola anche l’ipotesi che il monitoraggio settimanale, da un anno reso noto il venerdì, sia spostato a inizio settimana, per evitare complicate sovrapposizioni con i weekend. Per il resto, si cambia: la nuova strategia del governo Draghi prevede che ogni nuovo decreto e nuovo Dpcm sia approvato almeno una settimana prima dell'entrata in vigore, per permettere ai cittadini e alle attività economiche di organizzarsi, e alle misure di tipo sanitario verranno affiancati i ristori per gli esercizi penalizzati. Intanto ieri le Regioni hanno bocciato l’ipotesi di far scattare un’unica zona arancione nazionale (la cosiddetta zona arancione scuro del presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini) e chiedono di semplificare e correggere il modello della divisione dell’Italia in tre colori, rivedendo i criteri e i 21 parametri di classificazione, anche se secondo esperti del calibro di Andrea Crisanti serve un lockdown totale per fermare l'avanzata delle varianti del coronavirus: "Non dobbiamo aspettare di arrivare a 50mila casi al giorno per capire che abbiamo un problema e bisogna intervenire”. 

Dopo la conference call del premier con i ministri i governatori vengono informati e consultati, alla vigilia della riunione a Palazzo Chigi, nella videoconferenza con Gelmini e con il ministro della Salute Roberto Speranza. E presentano una loro piattaforma di proposte che domani sarà portata al governo, assicura la ministra. Alla Conferenza Stato-Regioni che dovrebbe esserci domani dopo il Consiglio dei ministri non prende parte Draghi. Il Corriere della Sera spiega oggi che nel documento approvato all’unanimità dai governatori e inviato al governo si chiede "una revisione dei parametri e del sistema delle zone", ma anche nuovi protocolli che possano individuare i settori da far ripartire e quelli che devono invece seguire "un regime più stringente per specifici contesti territoriali". In questo modo si ottiene una classificazione che lega la riapertura delle attività agli indici di circolazione del Covid. Vuol dire che dove l’Rtèpiù basso sarà "Chiediamo di valutare le restrizioni che si sono rivelate più o meno efficaci, per soppesare quali attività sia necessario chiudere o limitare e quali invece possano essere riaperte, con protocolli aggiornati. Tale soluzione risulta essenziale ed opportuna in quanto alcune attività risultano totalmente chiuse da diversi mesi e il prolungarsi di tale situazione risulterebbe esiziale", dicono poi i governatori. 

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Il divieto di spostamento tra regioni che scade giovedì e che il Consiglio dei ministri di questa mattina dovrebbe allungare di trenta giorni secondo il Messaggero nei desiderata dei presidenti delle Regioni dovrebbe servire "in modo da arrivare a riaperture a ridosso delle vacanze pasquali che potrebbero rappresentare una boccata d'ossigeno per gli operatori turistici".

Un allentamento, a prova di ripensamenti, che però avverrà tra più di un mese anche se con il nuovo governo si avverte un tentativo di cambio di passo e l'intenzione di evitare le drammatizzazioni e gli allarmismi dei mesi scorsi.

"È stata una riunione preparatoria a quello che dovrà essere il nuovo Dpcm che dovrà essere fatto entro il 5 marzo. Personalmente, ho chiesto che ci siano linee chiare, parametri chiari, e che soprattutto ci sia un riferimento scientifico unico a livello nazionale", dice Luca Zaia, presidente del Veneto, facendo anche sapere di aver esplicitamente chiesto al ministro della Salute Roberto Speranza di far parlare il Comitato Tecnico scientifico "con una voce sola" e "preferibilmente con il governo". La composizione del Comitato tecnico-scientifico cambierà e appare ormai scontato che il numero dei componenti sarà ridotto.

Le Regioni chiedono poi di accelerare decisamente nella campagna vaccinale, reperendo le dosi necessarie, e collegando il problema ai criteri che hanno regolato finora i colori, in primis l'inesorabile Rt, l'indice di trasmissibilità. "Si ritiene indispensabile procedere ad una revisione dei parametri e alla contestuale revisione del sistema delle zone - affermano -, nel senso della semplificazione, che passi funzionalmente anche da una revisione dei protocolli per la regolazione delle riaperture, in senso anche più stringente laddove necessario". "Occorre in questa fase un cambio di passo che consenta di coniugare le misure di sicurezza sanitaria con la ripresa economica e delle attività culturali e sociali". "È evidente - è la conclusione - che se la campagna vaccinale accelera, l'Rt perde progressivamente di rilevanza". 

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I ristori quindi non verranno cancellati e saranno dati più prontamente e in corrispondenza con le chiusure degli esercizi commerciali. Per qualche tempo era circolata la voce che Draghi volesse cancellare i bonus e i ristori, anche perché durante le consultazioni in Parlamento lui stesso aveva fatto capire di avere questa intenzione, sostenendo che si dovessero aiutare le attività sane e non quelle in crisi. Ma a tenere banco è ancora il lockdown e la circolazione delle varianti: La Stampa scrive che Speranza ha premesso di non voler fare «allarmismi» ma ha poi tracciato un quadro molto preoccupato della situazione, spiegando che finché la campagna vaccinale non raggiungerà numeri importanti bisognerà fare i conti con le nuove varianti e questo renderà necessario proseguire con le restrizioni.

Ieri a Today.it Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all'Università di Padova, ha spiegato che non c'è tempo da perdere: “È evidente che sta per arrivare la terza ondata dell’epidemia di coronavirus. Le Regioni non lo vogliono capire. I presidenti sono il maggior ostacolo all’introduzione delle misure. Bonaccini propone la zona arancione scuro? Era contrario dieci giorni fa”, dice. “Da quanto tempo i tecnici hanno detto che c’è il rischio terza ondata? Avremmo dovuto fare il lockdown a Natale, questa è la verità”, spiega. E questo perché “i segnali della terza ondata ci sono tutti, la variante inglese è già al 35%, fra due settimane rischiamo 40mila casi”. La crescita dei contagi però non è ancora iniziata. “C’è sempre un periodo di latenza da considerare. Certe curve all’inizio sono piatte e poi improvvisamente vanno verso l’alto. Ci stiamo avviando verso la terza ondata. Forse riusciamo per una volta a fermarla prima che ci esploda tra le mani però…”. Con il lockdown? “Certo. C’è poca differenza tra zona rossa ed arancione, ma una stretta va fatta”.

Invece i governatori seguono un'altra linea e chiedono una doppia revisione dei parametri fin qui utilizzati per adottare le misure: quelli sull’Rt, l’indice di contagio, e quelli sul reale rischio delle attività produttive. "Una soluzione necessaria - scrivono le Regioni - perché alcune attività risultano totalmente chiuse da diversi mesi e il prolungarsi di questa situazione risulterebbe esiziale". L’attuale classificazione delle attività da chiudere nelle zone arancioni e rosse potrebbe essere superata con dei distinguo che tengano conto del rischio reale in applicazione di protocolli anche più rigidi. Quanto all’indice di contagio, le Regioni ritengono che con l’accelerazione della campagna vaccinale perderebbe rilevanza e dovrebbe essere sostituito dall’indice di ospedalizzazione. Le Regioni chiedono anche di chiudere dove necessario per periodi limitati le scuole di ogni ordine e grado come sta avvenendo in queste settimane in Puglia e di aumentare le forme di congedo parentale e prevedere ulteriori risorse economiche a sostegno dei genitori. 

Il decreto Draghi e chi chiede di riaprire tutto

''Basta mettere in contrapposizione la vita delle persone e l'apertura di una palestra o di un ristorante. Sempre di vita si parla. Quella che porta lavoro. Quella vissuta. Chi ha il compito di decidere abbia il coraggio di non fare più queste distinzioni. E valuti con la stessa attenzione le conseguenze delle decisioni prese sia per la nostra salute che per la nostra economia. Il Governo Draghi ha tutto il nostro appoggio ma da oggi non ci possiamo più permettere di sbagliare. È quello che ho detto al primo incontro Stato Regioni che si è concluso poco fa. Non è il momento delle contrapposizioni è il momento di cambiare, approccio e metodo'', scrive intanto il Presidente della Liguria Giovanni Toti sulla sua pagina Facebook. Invece al Corriere della Sera il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, per quanto riguarda la possibilità di produrre in Italia i vaccini, afferma che "abbiamo distretti della chimica-farmaceutica e della meccanica di grande qualità. Concordo con Prodi quando propone che le imprese che detengono i diritti sui vaccini li rendano disponibili a chiunque sia in grado di produrli con efficacia. La ricerca ha potuto contare ovunque su ingenti fondi pubblici, è il momento di restituire alla collettività. I vaccini devono essere un bene pubblico''.

Anche Matteo Salvini chiede di riaprire tutto a Radio24: "La zona rossa nazionale non ha senso, si deve intervenire su zone rosse a livello comunale o provinciale e occorre un cambio di passo nella comunicazione da parte dei virologi e dei tecnici per evitare confusione e messagggi contraddittori". Salvini risponde anche ad una domanda su Arcuri: "Lascio giudicare chi ascolta - dice -, il presidente Draghi ha ben chiara la situazione e penso che sarà lui a segnare il cambio di passo". Salvini aggiunge - rispondendo ad una domanda al riguardo - di apprezzare l'operatività e la concretezza di Bertolaso.

''Le persone sono esauste - afferma Bonaccini - Il continuo entrare e uscire da zone colorate, senza che si riesca a piegare la curva in maniera strutturale, non aiuta. Ci sono attività economiche che non sanno cosa accadrà il giorno dopo, altre chiuse da troppi mesi. Occorre cambiare schema. Al governo chiediamo un confronto sulla revisione dei parametri e delle misure, per dare maggiori certezze a cittadini e imprese e rendere più efficace l'azione di contrasto al virus. Qualcuno ha interpretato la mia proposta come l'estensione della zona arancione a tutto il Paese. Non è così, dobbiamo evitare che dopo l'anno dell'unità e della solidarietà, segua l'anno della rabbia sociale e della frustrazione. Chiediamo al Cts indicazioni più chiare e al governo di riconsiderare l'impianto dei provvedimenti. Quanto alla richiesta di Salvini di licenziare Arcuri, sono scelte che non mi competono, noi con Arcuri abbiamo discusso ma collaborato positivamente''.

Intanto il ministro della Cultura Dario Franceschini ha un auspicio: "Vorrei che noi fossimo il primo Paese d'Europa a riaprire''. Franceschini però specifica che riaprire cinema, teatri e sale da musica è ''un'operazione che va fatta né con i proclami, né con gli annunci, ma per passi possibili, come biglietti nominativi, Ffp2, distanziamento, la tracciabilità delle persone". Quanto ai danni economici, in un'intervista al Corriere della Sera il ministro della Cultura afferma che si dovrà pensare a ''interventi consistenti da inserire nel decreto Ristori''. ''La chiusura di teatri, cinema e sale da musica - aggiunge il ministro - è stato un dolore, ma inevitabile. Abbiamo cercato di accompagnare con misure straordinarie, attraversando questo deserto, i tanti mondi legati al cinema, al teatro, alla musica sostenendo imprese e lavoratori. Una realtà che non ha mai conosciuto ammortizzatori sociali ha avuto la cassa integrazione per i dipendenti e sostegni per i tanti lavoratori precari o intermittenti. Un lungo elenco di interventi che non bastano, lo so perfettamente: li sto riproponendo in modo consistente per il nuovo decreto Ristori. Finché non lavorano, occorre sostenere gli operatori del settore al di là del tipo di contratto che avevano. Ma ora bisogna ragionare sulla riapertura''.

''Non voglio coprirmi dietro la scelta di altri Paesi, anzi - dice Franceschini - Però, ad oggi, teatri e cinema sono chiusi in Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Portogallo. Ma siccome l'Italia è l'Italia vorrei che fossimo i primi a riaprire. L'operazione va fatta non con i proclami né con gli annunci ma per passi possibili. È una assoluta priorità. Ma in questi mesi abbiamo capito che i luoghi più pericolosi sono quelli dove ti togli la mascherina: ristoranti, bar, case private. Nei teatri e nei cinema, già nella riapertura estiva, c'erano misure di sicurezza molto rigide che si sono rivelate efficienti: mascherina, distanziamento, igienizzazione delle mani, sanificazione dei locali. Ho chiesto al Comitato tecnico-scientifico un incontro urgente per proporre le misure di sicurezza integrative su cui stanno lavorando le organizzazioni di categorie e che mi consegneranno domani. Mi confronterò poi collegialmente col governo, perché non sono certo io a decidere da solo, e col Cts per individuare tempi e modalità. Però penso che teatri e cinema, con severe e adeguate misure, siano più sicuri di altri locali già aperti oggi''.

Franceschini parla della riapertura dei musei nelle zone gialle: ''Nel 2019 più del 50% del turismo era straniero - dice il ministro - Quando ti scompare il turismo straniero e cala la mobilità interna tra regioni, i numeri crollano. Abbiamo dato un segnale preciso di ottimismo guardando al futuro della cultura. Le riaperture sono state graduali perché ciascun museo ha diverse caratteristiche per assicurare la necessaria sicurezza: distanziamento, contingentamento dei numeri, mascherine, igienizzazione degli ambienti, accessi diversificati. Si è scelto di non aprire nel weekend, tema che dovremo affrontare: nei fine settimana ci potrebbero essere problemi di affollamento, come si è visto ai Musei Vaticani. Stiamo ragionando perché progressivamente, nelle condizioni di massima sicurezza, si vada alla riapertura di tutti i luoghi della cultura''.

Riguardo la nomina di Gabriel Zuchtriegel a Pompei, a cui sono seguite le dimissioni di due membri del Consiglio scientifico del Parco Archeologico, ''la terna è stata scelta da una commissione internazionale di altissimo livello presieduta da Marta Cartabia - risponde Franceschini - che ha selezionato i curriculum e indicato tre nomi. Come prevede la norma, ho scelto Zuchtriegel conoscendo la valutazione positiva della commissione e il lavoro importantissimo svolto a Paestum che tutti gli riconoscono. Rispetto tutte le opinioni: mi prendo la responsabilità della scelta e si giudicherà nel merito dei risultati, sono convinto che saranno ottimi. Le stesse polemiche ci furono nel 2015 quando venne nominato a Paestum. Dissero che era un giovane archeologo tedesco inesperto. E polemiche ci furono per tutti i direttori stranieri. Quando si innesta un cambiamento, se è vero, provoca resistenza. Se nessuno resiste, significa che è un cambiamento finto. Le direzioni scelte con la selezione internazionale hanno ottenuto eccellenti risultati con un lavoro di squadra che ci ha riconosciuto tutto il mondo della cultura anche internazionale''.

"Credo che l'Italia, più di altri Paesi - conclude - abbia bisogno come l'ossigeno di tornare ad avere un'offerta culturale. Lo ha detto bene il presidente Draghi. Le città italiane senza teatri e cinema e le piazze senza musica sono più tristi: così l'Italia non è l'Italia. Come è stata fatta un'eccezione per le librerie, inserite tra i primi servizi a riaprire per una evidente ragione culturale, spero si possa fare lo stesso ragionamento per i luoghi dello spettacolo. Le forze di governo sentono tutte sulle spalle la grande responsabilità di portare il Paese fuori da questa crisi, di aiutare le famiglie e le imprese, di superare la pandemia e di organizzare al meglio la campagna di vaccinazione al di là del colore politico al quale rimaniamo fedeli. Quindi sono certo che ce la faremo''.

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