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Domenica, 16 Gennaio 2022
Rt vola a 1,56

Zona arancione e rossa: la doppia svolta che le allontana (per sempre?) e le Regioni che cambiano colore oggi

Primo: chi arriva in ospedale con altre patologie e motivi non Covid, e si scopre solo lì in ingresso positivo, forse non concorrerà più al calcolo dei posti occupati. Secondo: il picco è più vicino del previsto. Arriva la decisione sui nuovi cambi di colore da lunedì 17 gennaio

La zona arancione (e ancor di più quella rossa) saranno forse uno scenario molto più lontano per la stragrande maggioranza degli italiani a partire dalla prossima settimana. Primo, perché come chiesto a gran voce dalle Regioni, chi arriva in ospedale con altre patologie e per altri motivi non Covid - traumi, infarti, operazioni chirurgiche - e si scopre solo lì, al momento del test in ingresso, positivo, probabilmente non concorrerà più al calcolo dei posti occupati. Il bollettino quotidiano continuerà sempre a segnalare il totale dei contagiati, ma il ministero della Salute sarebbe intenzionato a dare l'ok alla richiesta dei governatori. Sono i ricoveri Covid, quelli ordinari e in terapia intensiva, e non il numero di casi a causare i cambi di colore. Il secondo motivo per cui la zona arancione e zona rossa si allontanano, è che il picco è più vicino del previsto. Forse sarà già la prossima settimana, la Lombardia è già al plateau. Ma procediamo con ordine.

Il monitoraggio di oggi: Rt sale a 1,56 contro l'1,43 della scorsa settimana.  L’incidenza settimanale a livello nazionale continua ad aumentare: 1988 ogni 100.000 abitanti. Il tasso di occupazione in terapia intensiva è al 17,5%, nei reparti di degenza al 27,1%. 13 Regioni/PPAA sono classificate a rischio alto.

La svolta nei conteggi sui ricoveri: addio zona arancione e rossa?

Poche ore fa le direzioni Prevenzione e Programmazione sanitaria hanno scritto a tutti gli assessorati delle Regioni. La svolta potrebbe dunque essere reale, ma i ricoverati vanno comunque "tracciati come casi e comunicati ai sistemi di sorveglianza". Cambia però davvero tutto se un positivo asintomatico ricoverato per cause diverse dal Covid "qualora sia assegnato in isolamento al reparto di afferenza della patologia per la quale si rende necessario il ricovero, pur essendo tracciato come “caso”, non sarà conteggiato tra i ricoverati dell’area medica Covid, fermo restando il principio di separazione dei percorsi e sicurezza dei pazienti".

Secondo le stime più credibili, scrive oggi Repubblica, i ricoverati “con” Covid e non “per” Covid sono circa il 30%. Se si abbassa di colpo la percentuale di occupazione dei letti ordinari (oggi al 27,5% con 17.648 ricoverati), per molte Regioni il rischio di finire in arancione viene rimandato, nel peggiore dei casi, a febbraio, quando il picco forse sarà già passato (ci torniamo tra poco) e l'ondata Omicron sarà alle spalle. Tagliando quello che si stima essere un 30% di "Covid non Covid", nessuna regione passerebbe più in arancione. Anzi, molte tornerebbero in fascia bianca, nonostante in questo momento il 27,1% dei reparti di medicina sia occupato da pazienti Covid. 

Le Regioni non ottengono invece di modificare le regole sui tamponi di fine quarantena e pure la definizione di caso, per non considerare più in toto gli asintomatici: su questi punti al ministero per ora non vogliono sentir parlare di modifiche. Gli assessori alla Salute hanno dunque deciso di congelare la lettera nella quale si chiedeva anche l’eliminazione del tampone a fine quarantena dei vaccinati. Luca Zaia dal Veneto in ogni caso ha ribadito che "L’Ecdc invita a classificare come “caso” solo i positivi con sintomi, questo cambia la storia del Covid. La perplessità è che, se ci sono tanti positivi asintomatici, il rischio è che questi infettino, ma a noi sembra che la quota dei sintomatici si stia abbassando molto. Anche perché è probabile che molti sintomatici siano comunque in giro". Secondo alcune Regioni gli asintomatici sono in questa fase il 60-70% del totale dei positivi. Un numero che sembra eccessivo. Il cambio di rotta sui ricoveri viene considerato un grande risultato dalle Regioni: le restrizioni vere, quella da zona rossa, sono lontanissime. Quelle leggermente più impattanti per chi non ha il vaccino, la zona arancione, sono più lontane.

Il possibile "liberi tutti" delle Regioni non è comunque piaciuto a Speranza, che ieri mattina - racconta la Stampa - ha preso il telefono per esprimere il suo disappunto su proposte alla quali si opporrà (regole sui tamponi e positivi asintomatici nel bollettino). Anche se non è detto che nel governo questa volta prevalga le linea del rigore, visto che ieri i positivi in quarantena o ricoverati erano 2 milioni e 323mila. Una cifra monstre. Anche molti esperti sono critici per l'eventuale liberi tutti. "Restare in zona gialla porta voti e nessun presidente di regione vuole perdere consensi", dice Andrea Crisanti, caustico. E sugli ospedali? "I morti non votano purtroppo".

In definitiva, la richiesta arrivata dalle Regioni preoccupate di nuove restrizioni e di scivolare dal giallo all’arancione potrebbe essere questa volta accolta per davvero dal ministro della Salute Roberto Speranza, che la sta già facendo valutare ai suoi tecnici, anche se è difficile che il via libera arrivi prima dei passaggi di colore decisi oggi dopo il nuovo report dell’Iss.

Il picco è più vicino del previsto

Ieri per il secondo giorno consecutivo è calato il numero dei nuovi positivi al virus SarsCoV2, che nelle ultime 24 ore sono stati 184.615 rispetto ai 196.224 del giorno precedente. Anche il dato giornaliero sulle terapie intensive indica una sostanziale stabilità, anche se crescono i ricoveri in una settimana.

Un primo rallentamento, dunque, in attesa del picco dei casi che, secondo gli esperti, si raggiungerà nell'arco di 5-10 giorni. Si guarda al picco, momento a partire dal quale si dovrebbe assistere ad un decremento della curva. Secondo il matematico Giovanni Sebastiani, dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo 'M.Picone', del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), "fra 5-10 giorni si prevede il picco dell'incidenza dei positivi totali", ossia dei positivi sia ai test molecolari che agli antigenici rapidi, mentre a livello regionale "i dati confermano il raggiungimento del picco dei positivi totali in Toscana e Umbria, e sono quasi al picco Abruzzo e Lombardia".

"Può sembrare incredibile, ma Rt sta precipitando verso 1 ed il picco di infetti attivi in Italia potrebbe arrivare la settimana prossima". Lo afferma Roberto Battiston, docente di Fisica all'Università di Trento e coordinatore nello stesso ateneo dell'Osservatorio epidemiologico in un'intervista a Repubblica. "La fiammata di infetti iniziata poco prima di Natale - aggiunge -, potrebbe raggiungere il massimo entro una settimana e poi scendere". "I numeri degli ultimi giorni indicano un`inversione di tendenza. Prosegue Battiston -. Venti giorni fa il bilancio tra nuovi positivi e guariti giornalieri era di +27mila, quindi si è impennato fino a +172mila. Ma poi, al netto delle fluttuazioni quotidiane dovute alla raccolta dei dati, ha iniziato a scendere, oggi è +101mila. Il numero di nuovi infetti sta scendendo in giorni della settimana in cui di solito cresce e oggi è la prima volta che il numero di nuovi infetti negli scorsi sette giorni è minore dello stesso numero calcolato ieri. Insomma, da una parte i nuovi infetti non salgono più in modo esponenziale, raddoppiando ogni pochi giorni, anzi stanno iniziando a decrescere. Dall'altra aumentano i guariti: quando questi supereranno i nuovi infetti Rt sarà sotto 1".

Le regioni che cambiano colore oggi

La mappa delle regioni, nell'Italia del covid, oggi tra zona gialla e zona arancione cambierà. Il monitoraggio dell'Iss e la cabina di regia con i nuovi dati definiranno il colore, le regole e le misure per contrastare l'aumento dei contagi, trainati dalla variante Omicron. La zona gialla comprende gran parte del paese. L'elenco giallo è lunghissimo: Lombardia, Lazio, Abruzzo, Toscana, Valle d'Aosta. Emilia Romagna, Piemonte. Sicilia, Liguria, Marche, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, province autonome di Trento e Bolzano.

Spicca tra tutte la situazione della Valle d'Aosta, che arriva al 54% dei ricoveri nei reparti e al 21% in terapia intensiva: parametri, quindi, arancioni. Da lunedì 24 gennaio dovrebbe essere l'unica zona di Italia in arancione. Occhi puntati anche su Calabria, che sale al 39% in area non critica ma scende al 17% nelle rianimazioni e potrebbe quindi evitare la retrocessione. In bilico la Sicilia, il cui destino potrebbe decidersi al fotofinish. Il Friuli Venezia Giulia sfonda il tetto nei reparti, ma dovrebbe rimanere in zona gialla per le terapie intensive. Stesso discorso per la Lombardia e la Liguria. Salvo anche il Lazio, nonostante le terapie intensive oltre il limite. I dati lasciano respirare il Veneto, per ora. "I dati ci dicono che non saremmo arancioni. L'indice Rt è 1,34. Il tasso di occupazione delle terapie intensive è al 20%, quindi siamo arrivati" alla soglia per il passaggio in zona arancione, dice il governatore Luca Zaia.

Il Piemonte si salva dall’arancione aumentando di 970 i letti nei reparti ordinari, il che fa abbassare la percentuale dei posti occupati. Il ministero ha accettato la manovra, e comunque dalla prossima settimana partirà il nuovo sistema dei conteggi. In arancione, salvo altre sorprese, andrà la Valle d’Aosta, mentre la Campania passa in giallo. La Puglia è in bilico: ha raggiunto la soglia di sicurezza del 10 per cento di occupazione delle terapie intensive. In bilico tra zona bianca e zona gialla anche Umbria e Sardegna. Secondo le stime più realistiche, solo 4 regioni alla fin fine (Basilicata, Molise, Sardegna e Umbria) saranno ancora bianche lunedì 17 gennaio 2022.

Da domani altri 92 Comuni siciliani vanno in zona arancione fino a mercoledi' 26 gennaio. Lo prevede l'ordinanza del presidente della Regione, Nello Musumeci, firmata su proposta del dipartimento regionale Asoe, per contenere i contagi da coronavirus nei territori coinvolti. Tra questi tre citta' capoluogo: Agrigento, Messina e Trapani. Salgono cosi' a 138 i Comuni siciliani nei quali sono previste misure restrittive.

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Fonte grafico: Twitter/Nicoletta

Cosa cambia in zona arancione rispetto alla zona gialla o bianca

Ricordiamo che la differenza tra zona gialla e bianca non c'è più. E' in zona arancione e zona rossa che le cose cambiano sul serio. Nella zona bianca, gialla e arancione sono quasi completamente identiche le regole per i vaccinati. In zona bianca e gialla chi non ha un Super Green Pass ha le stesse limitazioni. In zona arancione rispetto alla zona gialla qualcosina cambiava fino a ieri: serviva il Super Green Pass per comprare lo skipass, per i negozi nei centri commerciali nei festivi e prefestivi (eccetto alimentari, edicole, librerie, farmacie e tabacchi), per cenare al ristorante (anche in albergo) anche all'aperto, per le piscine all'aperto, per gli spogliatoi delle palestre, per fare sport di contatto al chiuso e all'aperto, per tutte le feste nei locali dopo cerimonie, per accedere a centri culturali, centri sociali e ricreativi all'aperto. Ma il nuovo decreto-legge del 29 dicembre dal 10 gennaio applica anche alla zona bianca e gialla l’obbligo di certificato "super" per queste attività, tranne in due specifici casi: l’accesso ai negozi presenti nei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi (esclusi alimentari, edicole, librerie, farmacie e tabacchi) e l'accesso agli spogliatoi.

Per moltissime altre attività serve il Super Green Pass in zona bianca, gialla, arancione: non ci sono differenze vere col sistema a colori.

In zona arancione però gli spostamenti dal proprio comune con oltre 5mila abitanti con mezzo proprio verso altri comuni o fuori dai confini di Regione/PA richiedono green pass semplice, oppure motivi di lavoro, necessità, salute, o per servizi non sospesi ma non disponibili nel proprio comune. Invece non vi è alcun limite di spostamento in zona gialla. La differenza principale rimasta in piedi tra zona bianca-gialla e quella arancione è dunque la regola degli spostamenti al di fuori del proprio comune per i non vaccinati (che possono comunque uscire dal comune, per lavoro, per il vasto e mai chiarito fino in fondo campionario di "necessità", e motivi di salute).

La zona arancione è comunque foriera di restrizioni vere per centinaia di migliaia di persone in ogni regione, e i presidenti si stanno muovendo per evitare lo scenario.

Ma è la zona rossa quella in cui sono ancora eventualmente vigenti le regole dell'inverno 2020-2021. Scattano in quel caso le chiusure, con coprifuoco e limitazioni agli spostamenti per tutti. Bar, ristoranti, negozi, palestre, cinema, teatri e musei chiusi per tutti, anche se si è vaccinati. In zona rossa non si può uscire dal Comune di residenza se non per motivi di lavoro, necessità o urgenza. Ristoranti e bar sono chiusi, consentito soltanto l’asporto e la consegna a domicilio. Restano chiusi tutti i negozi ad esclusione di quelli con codice Ateco consentito, in particolare alimentari, supermercati, farmacie, edicole, tabaccherie e abbigliamento per bambini. In tutti i casi i trasporti sono sempre aperti e accessibili, ma con Green Pass.

Covid, Italia tutta in rosso scuro nella mappa Ecdc

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