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Lunedì, 27 Maggio 2024
A che ora mangiare

Mangiare a tarda notte fa davvero ingrassare?

Una nuova ricerca ha scoperto il perché fare spuntini notturni fa ingrassare e aumenta il rischio di malattie metaboliche

Da tempo è nota l’esistenza di uno stretto rapporto tra orario dei pasti, alterazione del ritmo circadiano (l’orologio biologico) e rischio di obesità, che a sua volta può portare ad altri problemi di salute come diabete e tumori. Diversi studi hanno dimostrato che i soggetti che posticipano la cena, per dovere o per scelta, ad un orario che dovrebbe essere dedicato al riposo notturno (pensiamo ai lavoratori notturni, ai turnisti, agli studenti universitari) sviluppano a lungo andare alterazioni metaboliche non indifferenti, a iniziare proprio dal controllo del peso. Tuttavia non è ancora chiara la natura di questa correlazione.

Ora, un nuova ricerca condotta dalla Northwestern Medicine sembra aver scoperto il meccanismo che spiega il perché mangiare a tarda notte generi un aumento di peso, e il conseguente rischio di obesità. Il documento, "L'alimentazione a tempo limitato mitiga l'obesità attraverso la termogenesi degli adipociti" è stato pubblicato sulla rivista Science.

L’orario dei pasti influisce sul metabolismo

E’ noto che l’alterazione del ritmo sonno-veglia, causata dall’orario dei pasti, abbia un impatto importante sul metabolismo (insieme di tutte le reazioni chimiche che avvengono in una cellula o in un organismo). "L'orologio biologico - ha sottolineato il dott. Joseph T. Bass, che ha coordinato lo studio - è sensibile al momento della giornata in cui si mangia, in quanto influenza in particolare i meccanismi molecolari che avvengono nel tessuto adiposo. Non capiamo ancora perché ciò avvenga, ma quello che sappiamo è che quando i topi diventano obesi, iniziano a mangiare di più quando dovrebbero dormire".

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Lo studio

Partendo da questa evidenza, i ricercatori hanno condotto un esperimento su animali. Hanno alimentato un gruppo di topi (animali notturni) con una dieta ricca di grassi e carboidrati esclusivamente durante il loro periodo inattivo (di giorno) o un altro gruppo con la stessa dieta durante il loro periodo attivo (di notte).

Il processo metabolico della termogenesi

Per mantenere la giusta temperatura corporea, l’organismo mette in atto un processo di dispersione dell'energia attraverso lo sviluppo di calore, detto termongenesi. Questa produzione di calore si verifica in conseguenza dei processi ossidativi e catabolici che trasformano gli alimenti in energia termica. Poiché il peso corporeo è determinato dal bilanciamento fra calorie introdotte con gli alimenti e quelle bruciate, stimolando il processo metabolico della termogenesi si può ottenere un certo controllo del peso corporeo.

Chi mangia di notte ingrassa di più

Tornando all'esperimento, dopo una settimana, i topi nutriti durante il giorno avevano guadagnato più peso rispetto a quelli nutriti di notte. Mentre i topi che avevano mangiato di notte (fase attiva del loro ciclo circadiano) avevano consumato più energia senza guadagnare peso. Secondo i ricercatori, questo dipendeva dal processo di termogenesi che avviene negli adipociti (cellule del tesstuto adiposo) e dall'aumentata sintesi di creatina. Da ciò hanno dedotto che, poiché il dispendio energetico era aumentato nel periodo attivo (di notte per il topo e di giorno per l'uomo), è meglio mangiare di giorno piuttosto che di notte, per non ingrassare. 

"Avevamo intuito - ha affermato Chelsea Hepler, primo autore dello studio - che c'era una componente del bilancio energetico che consentiva ai topi di consumare più o meno energia a seconda dei momenti specifici della giornata in cui mangiavano. Questa componente spiega perché possono mangiare la stessa quantità di cibo in diversi momenti della giornata ed essere più sani quando mangiano durante i periodi attivi rispetto a quando dovrebbero dormire".

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Il metabolismo della creatina

L'aumento del dispendio energetico dei topi ha portato il team a esaminare nel dettaglio il metabolismo del tessuto adiposo bruno (dove si bruciano i grassi in quantità maggiori rispetto a qualsiasi altro distretto dell’organismo), e a scoprire che lo stesso effetto si era verificato anche nel sistema endocrino. I topi con un tessuto adiposo bruno più attivo dal punto di vista termogenico (cioè che rilasciano maggiore calore attraverso le cellule adipose) non hanno guadagnato peso e hanno avuto un miglioramento della salute metabolica. 

"La ricerca - ha dichiarato Hepler - ci ha consentito di identificare un ciclo della creatina, in base al quale questa molecola (che aiuta a mantenere l'energia) subisce l'immagazzinamento e il rilascio di energia chimica, all'interno dei tessuti adiposi. Questo processo implica che la creatina potrebbe essere il meccanismo alla base del rilascio di calore. Ora dobbiamo comprendere come, meccanicamente, il ritmo circadiano controlla il metabolismo della creatina in modo da poter capire come aumentarlo".

La scoperta ha importanti implicazioni sulla dieta

I risultati di questa ricerca aiutano a spiegare i benefici dell'alimentazione a tempo limitato e come l'alterazione del ritmo circadiano può contribuire a sviluppare malattie metaboliche. La ricerca, inoltre, avrà importanti implicazioni sulle indicazioni dietetiche e su quelle riguardanti il sonno, e potrebbe tracciare la strada a nuovi approcci per ridurre il rischio di obesità e diabete nella popolazione. “Alla luce di questi risultati - ha affermato Bass - i medici dovrebbero ad esempio riconsiderare l'orario dei pasti quando viene somministrata l'insulina a pazienti con diabete di tipo II”.

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