rotate-mobile
Venerdì, 3 Dicembre 2021
Salute

Il test sierologico serve per decidere se (e quando) fare la terza dose? Risponde l’esperto

“Un soggetto potrebbe non avere anticorpi in circolo, ma avere una memoria immunologica che si sveglia una volta che l’organismo entra in contatto con il virus. Fin quando non avremo un valore soglia che indichi l’avvenuta immunizzazione, questo test non serve”. L’intervista al Prof. Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI

Dal 22 novembre anche gli over 40 potranno ricevere la terza dose di vaccino anti-Covid dopo 180 giorni dal completamento del ciclo vaccinale primario. “La disposizione è stata adottata - si legge nella circolare del Ministero della Salute - alla luce dell'evoluzione del quadro epidemiologico delle ultime settimane che vede un progressivo incremento in Italia dell’incidenza settimanale di nuovi casi e la crescita dei contagi”. La terza dose si rende necessaria perché, come riporta l’Istituto Superiore di Sanità, “lo scudo del vaccino contro l’infezione (cioè la possibilità di contagiarsi) dopo i 6 mesi dall’ultima iniezione scende (in media) al 50,2%, mentre, prima dei 6 mesi dall’ultima dose, la protezione contro i contagi è (sempre in media) del 75,7%. Dopo i 6 mesi, continua, invece, a restare alta la protezione dalla “malattia severa”, cioè dal rischio di finire in ospedale, che sempre dopo 6 mesi è dell'82,1% (prima è, invece, è del 91,8%)”. L’efficacia vaccinale, quindi, rimane elevata per evitare ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e per i decessi, mentre per la diagnosi, si abbassa significativamente a partire dal sesto mese. “Per questo - ha sottolineato Silvio Brusaferro, Presidente dell'ISS - è importante aderire alla terza dose, man mano che passano i sei mesi”.

Tra i temi più scivolosi collegati alla terza dose c’è il test sierologico (esame che rileva, attraverso un campione di sangue, la quantità di anticorpi nell’organismo). Molte persone si stanno chiedendo se possa essere utile sottoporsi a questo test per capire se si hanno gli anticorpi e, quindi, decidere se fare o meno il richiamo del vaccino. Come hanno spiegato nelle ultime settimane già numerosi esperti, il test sierologico, in questo caso, non ha senso farlo. A fare chiarezza sul tema e a spiegare a Today il perché il livello di anticorpi nel sangue è un dato ingannevole per decidere se e quando sottoporsi alla terza dose di vaccino, è il Prof. Pierangelo Clerici, Presidente dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani (AMCLI) e della Federazione delle Società Scientifiche Italiane di Medicina di Laboratorio. 

Prof. Clerici, ha senso sottoporsi al test sierologico prima della terza dose di vaccino anti-Covid?

“Il test sierologico ha senso per capire se si ha avuto o meno una risposta immunitaria, ma non per stabilire se si è immuni. Al momento non è consigliato farlo perché non abbiamo un valore standard di riferimento che può essere attribuito a tutti i tipi di test in circolazione”.

Quanto conta a livello clinico il numero di anticorpi? Avere 100 o 1000 BAU/mL (valore anticorpi) è la stessa cosa?

“Al momento non abbiamo un’indicazione precisa, non abbiamo ancora valori soglia in grado di dirci come, quanto e per quanto tempo si è protetti. Ogni test ha un valore di riferimento che è proprio e non è rapportabile ad altri. Quindi, oggi, attraverso il test, possiamo dire se c’è stata una buona risposta immunitaria ma senza conoscere il limite di protezione degli anticorpi neutralizzanti contro il virus. Tra qualche settimana, quando tutti i lavori che si stanno conducendo a livello italiano, europeo e internazionale, giungeranno a conclusione, dovremmo avere una soglia del titolo anticorpale a cui tutti i test si dovranno rapportare, e allora avrà un senso questo test in questo caso specifico. Ma, oggi avere, 30, 80 o 100 BAU/mL suggerisce solo che ho avuto la risposta anticorpale, ma non che sono protetto”.

E chi ha zero anticorpi? Questo valore indica che il vaccino non ha funzionato, che il soggetto non ha sviluppato l’immunità e, quindi, non è protetto?

“La risposta è in un concetto di immunologia molto semplice. Il 3% della popolazione è “non-responder”, cioè non risponde alle vaccinazioni o risponde in maniera molto bassa. Quindi è normale che qualcuno non produca anticorpi anche dopo la vaccinazione, ma si tratta, in genere, di categorie che noi conosciamo (immunodepressi, immunosoppressi, pazienti con particolari morbosità), ed è il motivo per cui, ad oggi, chi può vaccinarsi deve farlo. Deve vaccinarsi per tutelare queste categorie di pazienti “fragili” che, nonostante la vaccinazione, nonostante i presidi di protezione individuale, risulta costantemente a rischio”.

Se il vaccino non ha stimolato la produzione di anticorpi, non ha, quindi, senso fare una seconda o terza dose?

“No, non è così, e le spiego il perché. Il sistema immunitario risponde agli stimoli: può capitare che una prima dose non ha avuto alcun effetto nel soggetto, una seconda non avrà ugualmente effetto ma avrà iniziato ad accendere qualche lampadina nel sistema immunitario, una terza svilupperà anticorpi. Se il sistema immunitario non ha risposto alla prima iniezione, non vuol dire che non risponderà certamente anche alla seconda o alla terza. C’è chi non risponde a nessuna delle tre, c’è chi, magari, risponde alla seconda o alla terza. Colui che non risponde, non deve essere escluso dal circuito della vaccinazione. E’ questa una delle motivazioni per cui non si dovrebbero fare i test sierologici per cercare a tutti i costi un’idoneità alla vaccinazione, perché crea due problematiche: 1) la persona che si sottopone al test potrebbe dire “ma perché devo vaccinarmi se ho gli anticorpi”; 2) la persona potrebbe dire “ma perché mi devo vaccinare se non ho prodotto anticorpi”. Ad oggi, non avendo un valore di riferimento universale e certo, è bene non considerare questo test. Il numero di anticorpi è un valore importante per valutare la diagnosi di malattia e di immunità, ma va contestualizzato dal medico nell’ambito clinico del paziente”.

Anticipata la partenza della terza dose di vaccino Covid 

E allora quando è consigliato il test sierologico?

“Il test sierologico ci indica che c’è stata una risposta anticorpale in seguito della vaccinazione o della malattia, oppure no. Ma al momento non siamo in grado di definire qual è il valore soglia che ci garantisce l’immunità. Si stanno completando, come ho detto prima, dei lavori che a breve ci indicheranno un valore certo che indichi, attraverso il dosaggio degli anticorpi, l’avvenuta immunizzazione contro il Covid. Nel frattempo, la terza dose è bene farla soprattutto se si appartiene alla categoria a rischio perché completa il ciclo vaccinale".

I laboratori di analisi riportano comunque dei valori soglia in riferimento al test sierologico. Come vengono calcolati?

“Sono valori basati su test che l’azienda produttrice del kit diagnostico ha sviluppato in proprio, per cui si rapportano con dei test in vitro, e ogni azienda stabilisce un proprio limite (10, 30, 100, BAU/mL, ecc). Ad oggi non abbiamo un valore internazionale, standardizzato”.

Il discorso fatto fin qui sul sierologico vale anche per i bambini over 12 (ai quali è stata estesa solo in un secondo momento l’offerta della vaccinazione)? Alcuni esperti consigliano di sottoporre i propri figli a test un sierologico per capire se hanno contratto il Covid in precedenza, in forma asintomatica e, quindi, se hanno sviluppato gli anticorpi...

“Al momento non abbiamo indicazioni di questo tipo dalla letteratura internazionale e dalle valutazioni che sono state fatte per la somministrazione dei vaccini nei ragazzi under 12 o over 12. Comunque l’Ema il 29 novembre dovrebbe pronunciarsi sulla somministrazione anche negli under 12, e anche lì scopriremo se è necessario il test sierologico in questa soggetti, ma al momento non viene ritenuto necessario come per gli adulti. Quel che è fondamentale nei bambini è il ruolo del pediatra di libera scelta che conosce il minore, ne conosce la clinica, ne conosce la caratteristiche: questo è determinante per decidere se vaccinarlo o meno, non il test sierologico. E poi basti pensare che i bambini vengono sottoposti a 10 vaccinazioni obbligatorie raccomandate: in questi casi, prima di vaccinarli, non andiamo a verificare il loro stato immunitario. Quindi non si capisce perché lo dovremmo fare prima di sottoporli al vaccino anti-Covid. Ma anche per l’adulto vale lo stesso discorso, mica lo sottoponiamo a un test anticorpale prima di una qualsiasi altra vaccinazione!?”.

Il sierologico dosa il numero di anticorpi. Può chiarire meglio qual è la differenza tra anticorpi e memoria immunologica?

“Il sierologico rileva la presenza di anticorpi in circolo prodotti, che però possono anche scomparire nel tempo, mentre la memoria immunologica indentifica quelle cellule che sono state allertate dalla vaccinazione e che, in caso di contatto con il virus, sono in grado di sviluppare anticorpi. Per cui, potrei anche non avere anticorpi in circolo, ma avere “cellule della memoria” che hanno immagazzinato il messaggio e, una volta entrate in contatto con il virus, mi proteggono da esso. E’ questa la differenza sostanziale! Ma, ad oggi, i test sulla memoria immunologica sono ancora in fase di sperimentazione”.

Si raccomanda la terza dose dopo 180 giorni dalla seconda. Perché? Cosa accade alla memoria immunologica dopo sei mesi?

“I vaccini stimolano la produzione di anticorpi prodotti dalle cellule dei linfociti di tipo B e T ma non stimolano direttamente la memoria immunologica Gli anticorpi che sono in circolo e si producono hanno un limitato tempo di circolazione: si è visto che nel tempo, dopo 6/9/12 mesi questi anticorpi cominciano a scomparire. Con la terza dose do un nuovo stimolo per cui la produzione riprende, così io per altri mesi sono coperto. E, in questo momento, con l’arrivo della la stagione invernale, è bene fare la terza dose, per avere anticorpi freschi pronti ad aggredire il virus. La terza iniezione sollecita la memoria immunologica, stimola le cellule della memoria che erano a riposo”.

Se non faccio la terza dose, cosa accade alla memoria immunologica?

“La memoria resta. Se entro in contatto con il virus le cellule si svegliano ma ci mettono del tempo ad attivarsi e a produrre anticorpi. Con un virus in circolazione e altamente contagioso come il SARS-CoV-2, è necessaria una terza dose di vaccino perché è necessaria in questo momento una continua produzione di anticorpi, le cellule devono poter rispondere velocemente”.

La memoria immunologica nel tempo potrebbe scomparire del tutto? E perché nel caso di altri vaccini, come quello contro il morbillo ad esempio, sono previste due dosi e non tre?

“Il morbillo, come la pertosse e come tutti i virus contro cui esistono vaccini raccomandati nei bambini, sono virus endemici, cioè costantemente presenti o molto frequenti in una popolazione o territorio, ma che colpiscono, grazie alla diffusione della vaccinazione, pochissimi pazienti. Il discorso cambia nel caso del Covid: con un virus respiratorio, diffuso in tutto il mondo, che si trasmette molto facilmente e rapidamente, e di cui non conosciamo ancora la sua resistenza nel nostro organismo e nella circolazione, la terza dose diventa fondamentale. Probabilmente, se dopo la seconda dose, il 95% delle persone fosse stato già vaccinato (immunizzato), avremmo già scoperto se questo virus può scomparire dalla circolazione o no. Stiamo affrontando una realtà completamente sconosciuta rispetto a quella che abbiamo affrontato con le altre malattie infettive, conosciamo il virus da 20 mesi e pur avendo scoperto molto non sappiamo tutto, abbiamo predisposto un vaccino e ci aspettavamo come tutti i Virus respiratori una presenza stagionale ma così non è stato. Sappiamo che la vaccinazione è efficace, che funziona, ma quanto sia la permanenza degli anticorpi, lo stiamo scoprendo, giorno dopo giorno, sulla base delle persone vaccinate”.

Quindi, la differenza tra il Covid e le altre malattie contro cui ci vacciniamo da bambini è l’endemicità del virus?

“Sì, è l’endemicità. Ad oggi non sappiamo se il Covid si trasformerà in virus endemico-stagionale , come il virus influenzale contro cui ogni anno viene offerto il vaccino, o se è destinato a scomparire come altri virus della sua famiglia, pensiamo al virus della SARS, al virus della MERS, che dopo due anni sono scomparsi, per cui a quel punto non era più necessaria la vaccinazione. Certo è che, per capire il prima possibile quale sarà la sua evoluzione, è necessario che tutti si vaccinino, o quantomeno, coloro che possono farlo”.

E, invece, cosa può accadere se si anticipa la somministrazione della terza dose a cinque o quattro mesi di distanza dalla seconda?

“Nulla di grave, però si accorcia il periodo per cui resto con un elevato livello anticorpale. Poniamo che io faccia la vaccinazione dopo 4 mesi dalla seconda dose (in questo momento non sono ancora in una fase di declino degli anticorpi che si sono sviluppati dopo la seconda iniezione), con la terza dose rialzo il livello di anticorpi che rimane tale per altri 6/8 mesi partendo da quella data. Se aspetto il sesto mese, quando ho ancora una copertura, ma bassa, allungo il periodo in cui avrò tanti anticorpi. E’ una situazione immunologica di copertura anticorpale. Se, invece, faccio la terza dose a breve distanza (ad esempio qualche giorno dopo) dalla seconda, potrebbe darmi dei problemi, dopo qualche mese questo non accade. E’ questo il motivo per cui si consiglia di somministrare la vaccinazione antinfluenzale e anti-Covid in contemporanea, o a distanza di 14 giorni l’una dall’altra, perché altrimenti stresso il sistema immunitario”.

Quale appello vuole lanciare ai No vax e agli scettici?

“Grazie al vaccino, nel corso della storia, abbiamo sconfitto tantissime malattie: il vaiolo, con la poliomielite ce l’abbiamo quasi fatta, per quanto riguarda il morbillo abbiamo coperto il 90/95% della popolazione (grazie a questa copertura non vediamo più quei casi numerosi di meningoencefalite di qualche anno fa). Le vaccinazioni servono. La mia generazione (over 60) è cresciuta con amici, parenti e compagni di classe, cugini che molto spesso venivano colpiti dalla poliomielite e la loro vita diventava improvvisamente un inferno, tra carrozzine, imbragature simili strumenti di tortura per restare in piedi. Grazie ai vaccini siamo stati messi al riparo da tante malattie. E anche in questi casi si trattava di vaccini nuovi, ma tutti eravamo consapevoli che erano l’unico strumento per evitare la malattia. E anche oggi, con il Covid, è cosi. Bisogna ricordare la storia di queste malattie e quanto il vaccino si è dimostrato utile per debellarle. I No vax, gli scettici, non si rendono conto di cosa rischiano e fanno rischiare e di quale enorme aiuto può fornirgli il vaccino. Abbiamo solo una certezza che ci deve guidare in questo momento: l’efficacia della vaccinazione come unico strumento di prevenzione perché non dimentichiamocelo che le terapie, oggi finalmente disponibili, si somministrano quando la malattia è iniziata e come va a finire nessuno lo sa con certezza”.

PROF. PIERANGELO CLERICI, PRESIDENTE AMLCI

clerici[1]-3

Gallery

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il test sierologico serve per decidere se (e quando) fare la terza dose? Risponde l’esperto

Today è in caricamento