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Domenica, 25 Febbraio 2024
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Il call center delle truffe agli anziani: sette colpi al mese per quasi un anno

La base dell'organizzazione criminale a Napoli. Undici le persone arrestate. Come agivano

Un centralino, organizzato come un vero e proprio call center. E un procacciatore di citofoni. Telefonisti, ma anche perlustratori, esploratori, autisti, esattori ed esecutori materiali delle truffe. Undici persone sono state arrestate con l'accusa di essere artefici di raggiri ad anziani. Coinvolte anche due donne che avrebbero avuto il compito di proteggere i complici e in caso di arresto e denunce di procurare gli avvocati da nominare.

Da Napoli a Roma avrebbero realizzato un sistema criminale ben rodato. Così tanto da riuscire a raggirare 68 anziani in appena dieci mesi. Una media di sette truffe al mese. Un business remunerativo. Oggi, 27 novembre,  il blitz di polizia di Stato e polizia locale. Undici le persone arrestate tutte residenti a Napoli e provincia. Sequestrati 65mila euro in contanti e numerosi gioielli in oro, probabile provento delle truffe realizzate in questi mesi. Ma non si esclude che con il prosieguo delle indagini possano essere molte di più. 

Il call center delle truffe 

Le indagini sono scaturite da una serie di truffe consumate nella Capitale dal dicembre 2021 fino al settembre 2022, perpetrate sempre con lo stesso stratagemma. Uno dei sodali si presentava falsamente alla anziana vittima come avvocato o appartenente all’Arma dei carabinieri. Poi prospettava un imminente pericolo o grave danno per un familiare, laddove la vittima non avesse versato le utilità economiche richieste necessarie per evitare l’arresto. Le indagini hanno permesso di ricostruire numerosi episodi posti in essere da una strutturata associazione, operante a Roma e su tutto il territorio nazionale, con base nel centro storico di Napoli, dove era collocato il “centralino” da cui partivano le telefonate e dove confluivano i proventi dei delitti. Sul posto si recavano gli esecutori materiali delle truffe, che rimanevano però in costante contatto con i complici presenti a Napoli, da cui ricevevano ordini e direttive.

I due capi 

L’organizzazione era capeggiata da 2 uomini appartenenti a una famiglia abitante nella zona dei Tribunali e di largo Donnaregina, nel centro storico di Napoli. Il promotore e organizzatore dell’associazione elaborava i “piani” criminali, indottrinava i sodali sul modus operandi, individuava le vittime e riceveva e suddivideva tra gli associati i proventi dei reati. L’altro promotore, di 37 anni, procacciava i “citofoni”, ovvero i telefoni cellulari con intestazioni fittizie usati solo e soltanto per commettere la singola truffa e poi gettati, ma rinvenuti e successivamente analizzati dalla polizia giudiziaria.

L'esploratore 

I promotori ricevevano da un cosiddetto perlustratore o esploratore le indicazioni delle vie più appetibili, scelte tra quelle da loro ritenute più tranquille, solitamente site in zone residenziali della Capitale, potenzialmente abitate da persone facoltose. Le abitazioni individuate erano preferibilmente prive di portierato o dei sistemi di video sorveglianza. 

Il ruolo delle due donne 

I promotori della associazione criminale erano affiancati nell’organizzazione da 2 donne. Una, 53enne si occupava del reclutamento degli “esattori” e operava nella sua abitazione, nei “bassi” di Largo Donnaregina in Napoli, dove venivano svolte alcune riunioni operative e da dove partivano molte delle telefonate alle vittime. La donna era anche la custode della maggior parte dei soldi e delle utilità dell’organizzazione criminale, provento dei delitti e aiutava i capi del gruppo criminale nella gestione e nel reclutamento dei sodali. L’altra donna, di 57 anni, oltre a custodire i soldi, aveva il compito di proteggere i sodali e in caso di arresti o denunce di procurare i difensora da nominare.

Telefoniste ed esattori 

Le due donne svolgevano inoltre il ruolo di telefoniste con il preciso compito di contattare le vittime, fingendosi talvolta come “carabiniere e/o avvocato”, a cui rappresentavano falsamente il coinvolgimento in problemi di giustizia o di polizia di un familiare (generalmente figlio o nipote). Infine gli altri indagati, quali materiali “riscossori o esattori”, dopo aver ricevuto l’input da Napoli, si recavano presso le abitazioni delle vittime, solitamente con auto a noleggio, dove asportavano tutto il denaro o preziosi, ovvero tutti i risparmi di “una vita” dei malcapitati anziani.

Il modus operandi della banda

Nello specifico, nel corso delle indagini in cui sono stati svolti numerosi servizi di osservazione nelle città di Napoli e di Roma, a riscontro di quanto emerso, si è evidenziato come altri associati, di supporto ai “riscossori” e ai “telefonisti”, al fine di far apparire più veritiero il cosiddetto incidente occorso al familiare, fingevano, per telefono, di essere proprio lo stesso congiunto in difficoltà, così contribuendo a far cadere nel raggiro le povere vittime.

Un business redditizio 

Durante le attività odierne sono stati sequestrati 65.000 euro in contanti e numerosi gioielli in oro, probabile provento delle truffe realizzate in questi mesi.

Blitz all'alba

Terminate le indagini, il 27 novembre è scattato il blitz. Coordinati dalla procura di Roma, i poliziotti della squadra mobile romana e del commissariato Viminale, insieme agli agenti II gruppo Parioli della polizia locale di Roma Capitale, con l’ausilio della squadra mobile e della polizia locale di Napoli, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 11 persone. Gli indagati, con gravi precedenti per reati contro il patrimonio e la persona, in taluni casi inseriti in contesti di criminalità organizzata, sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei delitti di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di estorsione, di truffa aggravata ai danni di persone anziane e in stato di minorata difesa, di furto aggravato, di utilizzo fraudolento di carte di credito (sottratte alle vittime), sostituzione di persona, nonché di porto illegale di più armi da fuoco, fucili e pistole.

In dieci mesi 68 truffe

Sono stati ricostruiti ben 68 episodi delittuosi sul territorio nazionale posti in essere ai danni delle povere e vulnerabili vittime, con il conseguimento di ingenti profitti, costituiti dal danaro e dagli oggetti di valore degli anziani custoditi nelle case. I delitti sono aggravati dalla circostanza di essere stati compiuti ai danni di soggetti deboli e vulnerabili, in condizioni di minorata difesa, in avanzata età e affetti da gravi patologie mentali e fisiche.

130 arresti in un anno 

Gli arresti di oggi rappresentano il frutto delle direttive del coordinamento operato dalla procura della Repubblica di Roma, volte al contrasto di questi odiosi reati, che ha creato pool di magistrati e investigatori specializzati di polizia giudiziaria, dedicati e specializzati al contrasto dei predetti. All’esito delle attività investigative e delle direttive e del coordinamento effettuato dalla procura della Repubblica sono state infatti arrestate nell’ultimo anno ben 130 persone dalla questura di Roma e dai carabinieri del comando provinciale di Roma, delegati per le indagini, in flagranza o in esecuzione di ordinanze cautelari, gravemente indiziate di aver truffato o compiuto estorsioni ai danni di persone anziane e in stato di minorata difesa.
 

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