Martedì, 2 Marzo 2021
Arezzo

Emozione nel reparto Covid: la signora Carolina riabbraccia il suo barboncino Whisky

L’incontro commovente al San Donato di Arezzo. “Per la mamma è il quinto figlio”, racconta uno dei figli dell’anziana paziente, una 80enne residente in un paesino del casentino e ricoverata in ospedale da dieci giorni

La signora Carolina e il suo cane Whiskey nel reparto Covid (Foto ArezzoNotizie)

Un momento di gioia ha illuminato la degenza Covid di pneumologia del San Donato di Arezzo. I medici hanno infatti deciso di fare un regalo alla signora Carolina, un’anziana paziente ricoverata, e farle incontrare il suo amato cagnolino Whisky, un barboncino nano bianco di sei anni che per lei è come se fosse un figlio. ArezzoNotizie ha pubblicato le foto dell’emozionante incontro, con il cucciolo avvolto in un telo: appena ha visto la signora Carolina, ha iniziato a leccarle il viso felice, poi si è accucciato in fondo al letto, quasi a guardia della sua amica.

Carolina è ricoverata da dieci giorni in quel reparto. A casa, in un piccolo paese del casentino, ci sono i quattro figli che la aspettano, Silvia, Tino, Sestilio e Marco, oltre a due gatti e un pappagallo. Ma Whisky è speciale. “Per la mamma è il quinto figlio. Lei ama tutti gli animali ma con lui ha un rapporto simbiotico. Se esce da sola per fare la spesa, Whisky si mette a piangere. Adesso sta con me ma i primi tre giorni non ha né mangiato né dormito”, racconta uno dei figli. 

Presto Whisky tornerà a farle visita. “La mamma mi ha raccomandato di non portarlo tutti i giorni perché - secondo lei - sarebbe troppo faticoso per lui”. 

cane visita padrona ospedale covid-2

L'incontro nel reparto Covid tra Carolina e il suo cane Whisky

“Lo ammetto: ci siamo messi tutti a piangere. Gli occhi della signora si sono illuminati ed è stato come se una luce avesse squarciato per un attimo l’oscurità del Covid”, dice la dottoressa Silvia Peruzzi, la psicologa della Asl che segue gli incontri tra i pazienti e i loro parenti (e adesso anche con i loro animali). “Avevo parlato con le figlie - continua Peruzzi - e mi avevano descritto la passione della mamma per gli animali. Le ho chiesto di inviarmi le foto del cane e, su un tablet, le ho fatte vedere alla signora Carolina. La reazione emotiva è stata fortissima e ne ho parlato con la caposala”. E quest’ultima ne ha parlato con il direttore del reparto, poi con le figlie della signora Carolina, per organizzare l’incontro: “Una di loro ha portato Whiskey. Noi lo abbiamo avvolto nella tela di copertura dell'ecografo e l'abbiamo portato al letto della paziente. Lei, quando lo ha visto, ha detto: amore, vieni qui”, ricorda la caposala Manuela Caneschi. 

“Sulla pet thepary c’è una vasta letteratura e sono indubbi i vantaggi psicologici e clinici”, dice Raffaele Scala, direttore della pneumologia. “La signora sta affrontando una forma grave di polmonite da Covid e ci è apparso evidente che non solo la visita dei familiari ma anche del cane al quale è particolarmente affezionata potesse rappresentare un sollievo rispetto al costante e faticoso pensiero della malattia. Non avevamo mai sperimentato l'ingresso di un cane nella degenza Covid ma con l'assicurazione della sua docilità da parte dei parenti della paziente, lo abbiamo imbracato con un dispositivo di protezione e portato al letto della signora".

“Un gesto 'anarchico' ma condivisibile – ha commentato il Direttore generale della Asl Tse, Antonio D’Urso. Conosco e condivido l’amore delle persone verso i loro animali. Ma posso anche immaginare le condizioni, quasi di reclusione, dei pazienti Covid. E allora i nostri operatori hanno fatto bene a sperimentare nelle degenze Covid una terapia già presente in altre situazioni. La priorità, alla fine, rimane sempre una: il benessere del paziente. E se in questo caso si chiama Whiskey ed ha le sembianze di un barboncino bianco, benvenuto al San Donato”.

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