Domenica, 20 Giugno 2021
Delitto di Pordenone / Pordenone

Teresa e Trifone, smentito Giosuè Ruotolo: "Si conoscevano bene"

Il commilitone ed ex coinquilino di Trifone Ragone aveva detto di aver allentato da tempo i rapporti con l'amico e di conoscere a malapena la sua fidanzata Teresa Costanza. Ma il padre del ragazzo ucciso e una ristoratrice, citati dal Messaggero Veneto, di Pordenone lo smentiscono

Proseguono le indagini sul duplice omicidio di Pordenone.

Mentre gli inquirenti continuano gli accertamenti sui pc, telefoni e altri supporti tecnologici di proprietà di Giosuè Ruotolo, il 26enne sospettato di essere l'assassino di Trifone Ragone e Teresa Costanza a Pordenone, restano i dubbi sulle sue dichiarazioni, che hanno trovato una duplice smentita. 

"Teresa Costanzo la conoscevo di vista, qualche volta venne in appartamento. Trifone, dopo che aveva lasciato via Colombo, lo vedevo in caserma. Ognuno ha la sua vita", aveva affermato il commilitone ed ex coinquilino di Trifone, ma le sue parole infatti sono state smentite sia dal padre del caporalmaggiore ucciso a Pordenone sia da una ristoratrice, come riportato da Il Messaggero Veneto.

Teresa, Trifone e Giosuè "si frequentavano, anche dopo il trasloco. Non so con quale frequenza, ma credo spesso. In alcuni locali di Pordenone li conoscevano bene, tutti e tre. Vi passavano un po’ di tempo, per una pizza o un aperitivo", ha detto infatti Francesco Ragone, secondo Il Messaggero Veneto. Tra i locali citati dal padre di Trifone c'è l'osteria La Parada in via Molinari, la cui titolare Julia Elena Berroa ha dichiarato al quotidiano locale: "A volte venivano loro tre, a volte con altri amici. Di solito arrivavano dopo le 20, finito l’allenamento, e sedevano sul divanetto nel giardino esterno". Quanto a Ruotolo, Julia Elena Berroa lo ha definito una "faccia d’angelo", aggiungendo: "Non me lo riuscirei ad immaginare mentre punta una pistola contro due amici. No, mi sembra impossibile. E spero che sia impossibile". 

Secondo quanto riportato dall'agenzia Ansa, gli investigatori sono al lavoro anche sulla pistola Beretta 7.65 ritrovata nel laghetto del parco di San Valentino e identificata dalla perizia balistica come l'arma del delitto. 

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