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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Il dibattito

La scuola riapre in Dad? De Luca: "Ritardare rientro di un mese"

Le vacanze di Natale sono agli sgoccioli ma regna l'incertezza sulle modalità del rientro in classe, tra quarantene e lezioni a distanza. La proposta del governatore della Campania, le ipotesi in campo e le polemiche

Le vacanze di Natale sono agli sgoccioli, ma il ritorno in classe per migliaia di ragazzi e le loro famiglie è avvolto nell'incertezza. L'impennata dei casi Covid, nell’ultima settimana, tra bambini e adolescenti riaccende nuovamente lo scontro sulla didattica a distanza e sul protocollo da seguire. Con quanti casi fare scattare la quarantena? Come gestire i non vaccinati? Imporre la Dad solo a chi non si è immunizzato? Come conciliare diritto allo studio e diritto alla salute? Tutti quesiti ancora senza risposta. Sembra però scontato che le regole per la scuola siano destinate a cambiare per l'ennesima volta in poche settimane. E il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, spariglia le carte proponendo un rinvio della riapertura per almeno venti, trenta giorni.

Le ipotesi

L'ipotesi più accreditata al momento è che anche alle elementari e in prima media - così come già accade per gli alunni più grandi - si possa prevedere, nel caso di due studenti risultati positivi in una classe solo l'autosorveglianza di cinque giorni (con test dopo 10 giorni) per i ragazzi vaccinati (o guariti negli ultimi tre mesi) e la quarantena di 10 giorni con dad per i non vaccinati. Con tre contagi in una sola classe, sarebbe poi la Asl a valutare ulteriori provvedimenti come la sospensione dell'attività in presenza.
Nelle scuole dell'infanzia resterebbe invece la quarantena di dieci giorni per tutti con tampone con un solo caso positivo. Indicazioni che potrebbero finire sul tavolo del Consiglio dei ministri del prossimo 5 gennaio.

De Luca: "Meglio rinviare riapertura"

Scuole elementari chiuse in Campania per altri venti, trenta giorni. L'ipotesi arriva dal presidente della Regione Vincenzo De Luca. "Mi parrebbe una misura equilibrata e di grande utilità il semplice rinvio del ritorno a scuola. Prendere 20/30 giorni di respiro, consentirebbe di raffreddare il picco di contagio - che avrà a gennaio probabilmente un'altra spinta - e di sviluppare, in questi giorni, la più vasta campagna di vaccinazione possibile per la popolazione studentesca". Per il govenatore non si tratta di una "misura ideale, ma consentirebbe di riprendere a breve le lezioni in presenza con maggiore serenità per gli alunni, per le famiglie, per il personale scolastico. Sento circolare l'ipotesi di tenere a casa i bambini non vaccinati. Mi sembrerebbe una misura tanto odiosa e discriminatoria, quanto ingestibile. Credo che si debbano prendere misure semplici ed equilibrate, con l'obiettivo di aprire le scuole in presenza quanto prima e per sempre". 

Dall'altra parte dello Stivale, il presidente del Veneto Luca Zaia annuncia l'intenzione di portare "al Tavolo nazionale delle Regioni una proposta che modifica le regole rispetto alla durata delle quarantene e di chi dovrà farle, rispetto alla situazione vaccinale. Sarà una decisione del Tavolo nazionale su cui non posso dare anticipazioni, ma verrà presa da tutti. Soprattutto per le superiori le percentuali di vaccinazione sono molto alte, per cui riusciamo a gestire le presenze in maniera migliore".

Gimbe: "Se lasciamo aperta la scuola, chiudiamo altro"

"La scuola rappresenta un bacino di contagi". Non usa mezzi termini Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe a L’Italia s’è desta, trasmissioine condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus. "E’ chiaro - spiega -  che non avendo lavorato sugli aspetti strutturali, possiamo modificare quanto vogliamo le modalità di screening e quarantena, ma con questa circolazione virale così alta bisogna fare delle valutazioni. Se decidiamo di tenere aperte le scuole bisognerà chiudere qualcos’altro perché non abbiamo tanti margini per far circolare il virus”.

Il Cts: "La scuola non rappresenta un rischio"

"Per il Cts la scuola non rappresenta un rischio significativo e anzi vanno attenuate alcune decisioni come quella di chiudere una classe con un solo positivo". E invece il parere di Donato Greco, epidemiologo, membro del Cts ed ex direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, in un'intervista a La Stampa. Per Greco non serve neppure "lo screening con i tamponi, perché è una misura precauzionale che non ferma l'epidemia. L'unica risposta vera è la vaccinazione. Poi certo il positivo e i suoi contatti devono fare i test e se ci sono almeno due casi si può chiudere la classe". 

Sasso: "Niente dad per i non vaccinati"

Contrario alla dad per gli studenti non vaccinati si dice anche il sottosegretario all'Istruzione, Rossano Sasso, che intervistato da The Breakfast Club su Radio Capital ha bocciato l'ipotesi di attivare la didattica a distanza in caso di due positivi in una classe. "Non sono d'accordo - ha spiegato - perché ad oggi abbiamo vaccinato 340mila studenti tra i 5 e gli 11 anni, cioè meno del 10 per cento. Questo vorrebbe dire esporre al rischio Dad oltre tre milioni e mezzo di ragazzi, quindi negare loro il diritto allo studio". Per Sasso sarebbe più opportuno costruire impianti di aereazione all'interno delle scuole: "Ci sono 150 milioni di euro stanziati ma la burocrazia spesso ferma l'avvio dei lavori all'interno degli istituti. Non è possibile che le autorità sanitarie continuino a ribadire che per contrastare il Covid occorra tenere le finestre aperte perché i nostri ragazzi non prenderanno il Covid ma si ammaleranno di polmonite. Le scene delle coperte in classe non sono ammissibili".

"Se chiude la scuola, chiude il Paese"

Di "abuso" della didattica a distanza parla la Rete nazionale delle scuole in presenza che sottolinea pesanti differenze tra l'Italia e il resto d'Europa: "Durante gli anni scolastici 2019-2020 e 2020-2021 le scuole Italiane hanno chiuso più a lungo rispetto al resto del mondo, e questo è avvenuto anche, e più strutturalmente, con l'arrivo del governo Draghi - si legge in una nota -. La preoccupazione soltanto formale, mai sostanziale, dell'esecutivo per la scuola in presenza ha consentito che, a dispetto dei timidi provvedimenti ufficialmente adottati dal governo (solo e soltanto grazie alla sentenza del Consiglio di Stato), gli amministratori locali abbiano spesso utilizzato la Dad in forma preventiva (e non per reale emergenza epidemiologica) scaricando sugli studenti e sulle loro famiglie l'intera responsabilità della gestione della pandemia". 

Anche i presidi chiedono lezioni in presenza. In una nota l'Andis (Associazione nazionale dirigenti scolastici) chiede al Governo di mettere in campo "tutte le soluzioni che possano garantire, compatibilmente con l'evoluzione della pandemia, la prosecuzione delle attività didattiche in presenza, essendo stata tra le prime organizzazioni a rilevare lo scorso anno i danni prodotti sugli studenti dalla didattica a distanza in termini di ritardi negli apprendimenti e di problematiche della sfera psico-affettiva". 

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