Giovedì, 17 Giugno 2021
il caso

Da Volkswagen a Bwm, è lo scandalo "dieselgate"

Lo scandalo delle emissioni truccate si allarga ad altre case automobilistiche: i test manipolati interesserebbero anche Bmw e Seat. E intanto il pm Raffaele Guariniello della procura di Torino ha aperto un’inchiesta sulle vetture in circolazione in Italia

ROMA - Anche Bmw potrebbe essere coinvolta nello scandalo che colpisce Volkswagen: secondo la testata specialistica Autobild, su un modello X3Drive 20d sarebbero state misurate emissioni undici volte superiori ai limiti previsti dall'Ue. Il titolo della casa automobilistica, anche questa tedesca, precipita in Borsa, ma la società smentisce: "Bmw non manipola i suoi veicoli, non distingue fra strada ed test in laboratorio. Siamo conformi alle esigenze legali in tutti i Paesi e passiamo tutti i test locali". 

Dopo il caso Volkswagen, lo scandalo sulle emissioni truccate rischia quindi di allargarsi e assumere dimensioni catastrofiche. Anche la Seat, la controllata spagnola della Volkswagen, potrebbe aver truccato le emissioni, secondo quanto riporta un articolo di El Pais. Anche in questo caso, però, Seat assicura che "tutte le nuove auto vendute in Europa equipaggiate con motori Euro 6 soddisfano, senza eccezione, le norme legali e ambientali".

L'INCHIESTA IN ITALIA - I sospetti sulla Bmw innescano il contagio e trascinano in basso i titoli delle case automobilistiche. E, mentre le ombre si allungano, il Dieselgate diventa materia d'indagine anche in Italia. La Procura di Torino, infatti, ha aperto un'inchiesta sul caso Volkswagen. Gli accertamenti riguardano le vetture in circolazione in Italia. Il fascicolo è stato aperto alcuni giorni fa dal pm Raffaele Guariniello, che si avvale della collaborazione dei carabinieri del Nas. Non ci sono iscritti nel registro degli indagati, ma sono già stati ipotizzati alcuni reati, tra cui la frode in commercio. Gli accertamenti verranno estesi anche ad altre marche automobilistiche e nelle prossime ore sono attesi sviluppi sulla vicenda.

ANCHE LA COMMISSIONE UE SI MUOVE - Il sistema utilizzato dalla Volkswagen per manipolare i test sulle emissioni di Co2 per le auto vendute negli Usa interessa anche i veicoli commercializzati in Europa. Lo afferma il ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrindt: "I veicoli con motori diesel 1.6 e 2.0 litri sono interessati dalle manipolazioni di cui si è parlato". Forte la preoccupazione espressa dalla portavoce della Commissione Ue per il mercato interno, Lucia Caudet: "Quello che è veramente necessario ora è avere una fotografia chiara della situazione di quanti veicoli ci sono in Europa con il software ingannevole. Invitiamo tutti gli Stati membri a portare avanti le indagini necessarie". La questione verrà discussa nell’incontro imminente a Bruxelles con le autorità nazionali di omologazione.

LO SCANDALO SI ALLARGA: "COINVOLTA ANCHE SEAT"

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COINVOLTO L'INTERO SETTORE AUTO - La manipolazione dei dati sulle emissioni inquinanti delle proprie vetture diesel da parte di Volkswagen apre un vaso di Pandora nel settore dell'automotive e tocca la credibilità non solo della casa tedesca, ma di un intero sistema produttivo, che da anni punta sulla sostenibilità ambientale come modello di business. Lo sostiene Avvenia, compagnia che effettua interventi finalizzati al miglioramento dell'efficienza energetica. Secondo la energy service company, le auto diesel di nuova generazione producono su strada emissioni di polveri sottili e di ossidi di azoto che superano mediamente di cinque volte il limite consentito.

Sebbene i nuovi modelli diesel abbiano superato le prove di laboratorio - afferma Avvenia - per molti di essi si è riscontrato un divario tra i dati di laboratorio e le prestazioni reali, con emissioni da ossidi di azoto che in alcuni casi hanno superato ventidue volte il limite consentito. Infatti, se i test a norma europea prevedono che l'automobile debba percorrere una distanza su dei rulli a una media di trentatre chilometri orari per una durata di circa venti minuti, non si può escludere - spiega la compagnia - che alcune case produttrici abbiano realizzato motori che effettivamente realizzano emissioni basse alle condizioni previste dalla normativa, ma che poi quando si trovano in condizioni di uso normali producano un maggiore livello d'inquinamento.

Inoltre, secondo gli esperti di Avvenia, "per contenere i risultati sul livello d'inquinamento, le case produttrici non prendono in esame l'energia consumata dall'aria condizionata, oppure implementano una 'flessibilità' del 4% che poi deducono dai risultati". Se nel 2001 per il trasporto privato i dati di laboratorio e quelli su strada differivano di un valore al di sotto del 10%, oggi - afferma Avvenia - il divario supera il 32% e potrebbe sfiorare il 56% entro il 2030 se la tendenza dovesse rimanere invariata. Va riconosciuto che un motore diesel produce mediamente meno CO2 di un motore a benzina di analoga potenza, ma allo stesso tempo emette più polveri sottili e più ossidi di azoto, e quindi inquina di più.

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SOLUZIONI PIU' PULITE - "Certo, i motori diesel hanno fatto progressi in termini di riduzione delle emissioni di CO2 e, consumando mediamente meno di quelli a benzina, emettono meno gas climalteranti responsabili del surriscaldamento del pianeta. Ma le grandi case automobilistiche avrebbero dovuto essere più attente", commenta l'ingegner Giovanni Campaniello, fondatore e amministratore unico di Avvenia. Tra l'altro, quello automobilistico è tra i settori più virtuosi dell'industria italiana da un punto di vista dell'efficientamento energetico. Secondo l'analisi di Avvenia, che ha misurato l'efficientamento sui primi sei mesi del 2015 in funzione della CO2 evitata, l'industria automobilistica si colloca al secondo posto con una quota del 22%, subito dopo quella siderurgica, in testa con il 39%. "Oggi si è potuto constatare che i grandi sforzi del settore automotive sul lato produzione non si sono riflessi anche sul prodotto e il mondo della mobilità a quattro ruote è sotto scacco. Ma noi preferiamo vedere gli aspetti positivi di questa circostanza, sicuri che questa vicenda possa dare un significativo impulso alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni più pulite per l'ambiente ed energeticamente più efficienti per la propulsione dei motori", conclude Campaniello.

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