Domenica, 28 Febbraio 2021
Bergamo

L'omicidio di Franco Colleoni a Dalmine: l'uomo della Lega conosceva il suo assassino

L'omicidio dell'ex segretario provinciale del Carroccio a Bergamo: i cani non hanno abbaiato, da casa e dal ristorante non manca nulla ma le stanze erano in grande disordine, per simulare un furto o forse per cercare qualcosa

L'ex segretario provinciale della Lega Nord di Bergamo Franco Colleoni è stato ucciso ieri mattina nel cortile della sua casa di Dalmine a colpi di spranga o pietra: a trovare il cadavere nel giardino del “Carroccio”, ristorante-cascina della cittadini, sono stati i figli Federico e Francesco e l’ex moglie Tiziana Ferrari, che era passato a salutarlo. I carabinieri hanno trovato a soqquadro la sala e la casa della vittima, ma non mancavano denaro o oggetti di valore. Una pietra e un bastone insanguinati e alcuni attrezzi da camino sono stati sequestrati. 

L'omicidio di Franco Colleoni a Dalmine: l'uomo della Lega conosceva il suo assassino

La convinzione degli investigatori è che l'uomo che era stato segretario provinciale della Lega fino al 2004 conoscesse il suo assassino: i cani non hanno abbaiato, da casa e dal ristorante non manca nulla ma le stanze erano in grande disordine, per simulare un furto o forse per cercare qualcosa.  In zona non si sono registrati furti nell'ultimo periodo e per questo l'ipotesi della rapina per ora è l'ultima tra quelle ritenute possibili. Repubblica scrive che troppi e troppo violenti appaiono i colpi sul cadavere per non far pensare a motivi personali, a un delitto d’impeto innescato da risentimenti profondi.

Colleoni, che aveva ricevuto una condanna per violenza sessuale nel 2008 per aver palpeggiato una militante della Lega, teneva aperto il suo ristorante per l'asporto e la consegna a domicilio nonostante le limitazioni dell'emergenza coronavirus. Il Corriere della Sera racconta che al telefono rispondeva non «Pronto» ma "Padania libera" e aveva mollato il partito quando lo aveva visto allontanarsi dalle posizioni originarie. 

A Dalmine, la Lega si piazzò per giorni fuori dal termovalorizzatore per bloccare i camion in arrivo con la spazzatura di Napoli. Colleoni arrivava dal suo ristorante con teglie di pasta al forno per rifocillare i compagni di protesta. 

Nel 2013 aveva poi dichiarato pubblicamente di aver votato il Movimento 5 Stelle, senza tuttavia poi impegnarsi più politicamente. I due figli e l’ex moglie di Colleoni sono stati sentiti fino a tarda sera in caserma a Treviglio, insieme ad alcuni dipendenti del ristorante. Non ci sono telecamere nelle immediate vicinanze. Il locale si trova al pianterreno di una cascina strutturata: sopra c'è un appartamento dove abitava Colleoni. A trovare il corpo, alle 11,30 del mattino, è stato il figlio Francesco, che ha avvisato il 112 e poi la madre e il fratello Federico che vive nella stessa viva. 

L'arma del delitto Colleoni

La testa e il volto di Colleoni erano stati fracassati da diversi colpi di un corpo contundente. L'assassino potrebbe aver usato uno degli utensili da giardino: alcuni di questi sono stati trovati sporchi di sangue e quindi repertati. I carabinieri hanno acquisito le immagini delle telecamere del Comune nella zona per vedere se hanno immortalato la fuga o l'arrivo dell'assassino. 

A fine anni Novanta era stato anche impegnato nella Provincia di Bergamo: dal 1995 al 1999 aveva infatti ricoperto l'incarico di assessore provinciale nella Giunta guidata dall'allora presidente Giovanni Cappelluzzo. Negli stessi anni, a Dalmine, era anche in Consiglio comunale con Antonio Bramani, padre dell'attuale sindaco Francesco, che oggi ha raggiunto via Sertorio, dove si trova la casa teatro del delitto. "Conoscevo Franco da almeno 25 anni - ha detto il primo cittadino -. Spiace moltissimo, soprattutto di fronte a una morte così violenta. A prescindere dalla sua posizione politica, era sempre interessante parlare con lui perché aveva una visione intelligente delle cose, dava spunti mai banali".

"Ricordo con stima e affetto Franco Colleoni - ha sottolineato il leader della Lega Matteo Salvini -: con lui ho condiviso anni di battaglie, di sconfitte e di vittorie. Ricordo i pranzi e le cene nel suo ristorante di Dalmine. Una preghiera per lui, condoglianze ai suoi cari".

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