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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca Agrigento

Tolta la scorta al testimone dell'omicidio di don Puglisi: "E io mi faccio fotografare"

A 18 anni dalla morte del parroco 'antimafia' del quartiere Brancaccio di Palermo, Agrigentonotizie.it ha intervistato Giuseppe Carini, testimone dell'omicidio oggi "abbandonato dallo Stato". La denuncia: "Da giorni costretto a uscire senza scorta"

La sua testimonianza ha permesso di far arrestare gli esecutori materiali dell'omicidio di don Pino Puglisi, il parroco del quartiere di Brancaccio, a Palermo, ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993. Dopo le sue informazioni, che hanno fatto luce su quel brutale assassinio, la sua vita è cambiata: è entrato a far parte di un programma di protezione dove gli è stato assegnato un nuovo nome e un nuovo lavoro, ma è stato anche trasferito in una nuova città dove nessuno conosce la sua vera identità. Tutto questo è accaduto appena due anni dopo l'omicidio di padre Puglisi.

Oggi, a circa 18 anni di distanza, dice basta alla vita "segreta" e decide di mostrare il suo volto. Lo fa in segno di protesta contro lo Stato che fino ad ora lo ha protetto, sapendo di perdere la copertura e di dover affrontare tutte le conseguenze che questa scelta comporterà. Giuseppe Carini, 45 anni, tornava a vestire i suoi veri panni soltanto quando partecipava alle manifestazioni antimafia, seppur con il volto coperto. Ma da qualche settimana gli è stata revocata la scorta: se vuole allontanarsi dalla località segreta dovrà farlo da solo, con la sua auto, senza alcuna protezione. "E' assurdo che in un paese come l'Italia l'ex latitante diventato poi collaboratore di giustizia viene protetto mentre noi testimoni veniamo abbandonati" ha detto.

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