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Venerdì, 19 Aprile 2024
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Quel suolo nazionale inquinato che aspetta una bonifica

Legambiente presenta un dossier su siti inquinati e bonifiche nel Belpaese. 150 mila ettari da decontaminare, circa il 3% del territorio nazionale. "Gravi ritardi e dal 1998 situazione di stallo"

Quante zone sono altamente inquinate nel nostro Paese? In quante si stanno attivando i processi di bonifica? Quali sono i rischi per la salute degli abitanti? A tutte queste domande cerca di rispondere 'Bonifiche dei siti inquinanti: chimera o realtà?', lo studio curato da Legambiente che si prefigge di fotografare la situazione dei SIN (siti d'interesse nazionale), il loro stato di inquinamento e le procedure amministrative avviate o meno per la loro eventuale bonifica. 

Secondo il rapporto in Italia "le superfici, terrestri e marine, individuate negli ultimi 15 anni come siti contaminati sono davvero rilevanti. I risultati ottenuti fino ad oggi per il raggiungimento della bonifica di queste aree invece, no". In Italia quindi il territorio sarebbe vasto, ricco e diversificato, spesso inquinato che ha bisogno di essere bonificato.

Il totale dei siti di interesse nazionale è arrivato negli anni a 180 mila ettari di superficie. Ma sono recentemente diminuiti a 100 mila: 18 SIN sono stati derubricati lo scorso anni da nazionali a regionali. In numeri si è passati da 57 SIN a 39. In totale, sono solo 254 i progetti di bonifica di suoli o falde con decreto di approvazione, su migliaia di elaborati presentati.

Elaborazione Legambiente su dati forniti dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dati aggiornati a Marzo 2013

Lente le bonifiche, largo il giro d'affari: per il risanamento ambientale si tratterebbe di 30 miliardi di euro. Dal 2001 al 2012 sono stati messi in campo 3,6 miliardi di investimenti, tra soldi pubblici (52,5% del totale) e progetti approvati di iniziativa privata (47,5%), con risultati concreti che l'associazione ambientalista definisce "davvero inesistenti".

"Nonostante le risorse impiegate e le semplificazioni adottate, la situazione attuale è di sostanziale stallo" ha dichiarato il vice presidente di Legambiente Stefano Ciafani. E anche in questo campo le speculazioni non mancano: "Sono sempre più numerose le indagini sulle false bonifiche e sui traffici illegali dei rifiuti derivanti dalle attività di risanamento".

Intanto mentre la burocrazia è ferma e il giro d'affari sulle bonifiche s'ingrossa si mette a repentaglio la salute dei cittadini. Il progetto Sentieri, coordinato dall`Istituto Superiore di Sanità ha realizzato il profilo sanitario delle popolazioni residenti in 44 Sin: si va dall'eccesso di tumori della pleura a causa solo dell'amianto (Balangero, Casale Monferrato, Broni, Bari-Fibronit e Biancavilla) o dove l'amianto è uno degli inquinanti presenti (Pitelli, Massa Carrara, Priolo e Litorale Vesuviano), agli incrementi di mortalità per tumore o per malattie legate all'apparato respiratorio per le emissioni degli impianti petroliferi, petrolchimici, siderurgici e metallurgici (Gela, Porto Torres, Taranto e nel Sulcis in Sardegna). 

Sono state evidenziate anche malformazioni congenite (Massa Carrara, Falconara, Milazzo e Porto Torres) e patologie del sistema urinario per l'esposizione a metalli pesanti e composti alogenati (Piombino, Massa Cararra, Orbetello, nel basso bacino del fiume Chienti e nel Sulcis). Infine ci sono gli eccessi di malattie neurologiche da esposizione a metalli pesanti e solventi organo alogenati (Trento nord, Grado e Marano e nel basso bacino del fiume Chienti), ma anche dei linfomi non Hodgkin da contaminazione da PCB (Brescia).

Una menzione particolare dello studio viene poi dedicata alla Terra dei Fuochi: l'Agro Anversano fu infatti uno dei primi 15 Sin inseriti nel programma nazionale di bonifica nel 1998 ma un anno fa, in modo del tutto incomprensibile, è stato trasformato in Sir, ovvero derubricato in sito di interesse regionale, con un decreto del ministero dell'Ambiente, senza troppe lamentele neppure da parte della Regione Campania. Contro questo decreto Legambiente ha presentato ricorso al Tar del Lazio. "Attendiamo l'atto normativo annunciato nei giorni scorsi dal ministro Orlando" affermano dall'associazione.

Ma contro ogni luogo comune e stererotipo secondo il rapporto "il rischio di illegalità e di infiltrazione ecomafiosa nel settore e non solo nelle regioni del sud Italia": il centro-nord sarebbe anch'esso "luogo di smaltimento illegale dei rifiuti speciali e pericolosi". Lo dimostra la recente indagine su Pioltello (Mi): sono stati arrestati due dirigenti di Sogesid e di altre quattro persone tra cui l’ex capo della segreteria tecnica dell’ex ministro Prestigiacomo, Luigi Pelaggi.

Infine secondo Legambiente dal 2002 a oggi sono state 19 le indagini su smaltimenti illegali di rifiuti derivanti dalla bonifica di siti inquinati (pari all'8,5% del totale delle indagini concluse contro i trafficanti di rifiuti), 150 le ordinanze di custodia cautelare emesse, 550 le persone persone e 105 le aziende coinvolte.

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