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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca Carbonia-Iglesias

Migranti, nuovi arrivi sulla "rotta dimenticata" Algeria-Sardegna

I migranti dopo le visite mediche sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza di Monastir per la quarantena. Se il mare è calmo, si può arrivare sulle coste italiane in una dozzina di ore: rotta molto meno rischiosa di quella del Mediterraneo centrale

Nessuna invasione, ma una rotta da osservare con attenzione. Nuovo sbarco di migranti nel Sud Sardegna. Diciannove algerini sono stati rintracciati ieri pomeriggio mentre si allontanavano dalla spiaggia di Porto Pino nel Comune di Sant'Anna Arresi, nel Sulcis. Sul posto sono intervenuti gli agenti del Commissariato e i carabinieri di Carbonia. Altri sbarchi in serata sempre a Porto Pino (otto), a Teulada (sei), e 12 a Cala Cipolla.

I migranti, tutti maschi in buone condizioni di salute, dopo le visite mediche e le identificazioni sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza di Monastir dove rimarranno in quarantena. Gli arrivi sono favoriti dalle buone condizioni meteo-marine. I migranti hanno viaggiato all'interno di piccole imbarcazioni in legno di circa 6-7 metri dotate di motore fuoribordo.

Non è una "nuova rotta", negli ultimi anni il flussi migratorio su questa rotta è stato costante, seppur con numeri molto inferiori rispetto a quelli della rotta centrale del Mediterraneo. I viaggi dall'Algeria sono cominciati nel 2005. Il picco è stato nel 2017: 2141 persone. Poi sono scesi a quota 1088 nel 2018, numeri simili anche nel 2019. Le partenze avvengono solitamente nella bella stagione, ma a sorpresa anche a gennaio 2020 ci sono stati centinaia di arrivi.

Il tratto di mare che separa lo stato nordafricano dall'isola viene percorso sempre con piccole imbarcazioni munite di motori fuoribordo. Le partenze avvengono spesso dal porto di Annaba, la destinazione è il Sulcis. Le spiagge di Teulada o Sant’Antioco distano dal Nord Africa più o meno 100 miglia. Se il mare è calmo, si può arrivare sulle coste italiane in una dozzina di ore di navigazione, anche con barche "di fortuna".

Su questa rotta, molto meno rischiosa di quella del Mediterraneo centrale, arrivano soltanto nordafricani: il 99% di chi arriva nel sud Sardegna è di nazionalità algerina. L’Algeria dalla Sardegna non è molto lontana, la rotta da seguire in mare è molto più corta rispetto a quella libica o tunisina, con rischi molto più ridotti. Di sicuro è una rotta meno esposta mediaticamente, che raramente finisce sulla stampa nazionale.

Il centrodestra, che è al governo regionale in Sardegna, attacca il governo nazionale: "Gli sbarchi di migranti provenienti dall’Algeria sulle coste sarde sono un pericolo per la sicurezza e la salute: con il suo immobilismo il Governo si assume una gravissima responsabilità”. Lo ha dichiarato Ugo Cappellacci, deputato e coordinatore regionale di Forza Italia-Sardegna. "Sulla questione sicurezza sia i servizi segreti che Frontex hanno esposto in maniera eloquente la situazione; per quanto riguarda la salute pubblica, gli arrivi di soggetti positivi al COVID-19 rappresentano un pericolo per un’isola che, sostenendo un costo altissimo sul piano economico e sociale, sta tentando di uscire dall’incubo". Le cronache locali raccontano di almeno due migranti giunti dall'Algeria risultati positivi al coronavirus nei giorni scorsi.

Da isola a isola. "Seabird decolla da Lampedusa per la sua prima missione!". Così sui social Sea Watch. "Il nostro nuovo aereo di ricerca è operativo a partire da oggi, Mentre Moonbird ha dovuto lasciare l'isola per lavori di manutenzione, effettuiamo le nostre ricerche con Seabird su un'ampia area del Mediterraneo centrale - spiega Sea watch - Con il nostro nuovo aereo potremo restare attivi ancora più a lungo per individuare imbarcazioni in difficoltà, prestare assistenza nelle operazioni di soccorso e, nei casi più sfortunati, documentare le sempre più frequenti violazioni di diritti umani".

Questa mattina inoltre alle 6:20 la Mare Jonio di Mediterranea ha soccorso 43 persone, tra cui donne e minori, a circa 40 miglia a Nord di Zuara. Erano a bordo di un'imbarcazione piena d’acqua e sovraccarica, a rischio di affondare. "Adesso sono sani e salvi sulla nostra nave. Benvenuti!" dicono dalle nave umanitaria.

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