Giovedì, 22 Aprile 2021

Tubercolosi, la malattia "dimenticata" è legata alla povertà (e non ai migranti)

Ciclicamente torna al centro del dibattito pubblico l'ormai acclarata fake news sui "migranti che portano malattie". I medici rispondono a Salvini: "Non c'è alcun allarme". L’ultimo focolaio di tubercolosi nel nostro Paese è partito da una maestra italiana

Le parole del vicepremier Matteo Salvini ieri sono state nette. Ma la realtà, come sempre, è più complessa. ''Purtroppo l'Africa non ha le stesse condizioni igienico-sanitarie di casa nostra, e infatti solo nel 2017 l'Italia ha avuto circa 3.900 casi di tubercolosi, di cui oltre il 60% nella popolazione straniera" - ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini, commentando le dichiarazioni del direttore della Pediatria d'urgenza del Policlinico Sant'Orsola di Bologna, Marcello Lanari, che ha sostenuto che il ritorno di alcune malattie come Tbc e Scabbia non sia legato agli sbarchi di migranti.

"Già in un rapporto del 2008 sulla tubercolosi in Italia, pubblicato sul sito del ministero della Salute, si leggeva che 'nonostante l'incidenza si sia ridotta negli ultimi anni, la popolazione immigrata ha ancora un rischio relativo di andare incontro a Tbc che è` 10-15 volte superiore rispetto alla popolazione italiana - sottolinea Salvini - Spesso gli immigrati sono anche più poveri della media: è anche per questo che abbiamo bloccato gli arrivi. Per anni ci siamo portati in casa gente che non aveva la possibilità di integrarsi, lavorare e vivere nel rispetto della legge e in condizioni dignitose. Questi sono i fatti, il resto è pura polemica politica. Buon lavoro a tutti i medici e pediatri, nella certezza che nessuno voglia falsare dati ed evidenze per fare battaglie politiche che poco c'entrano con la vita di ambulatori ed ospedali''.

Ordine medici: "Tubercolosi in calo, è legata alla povertà"

La Federazione degli Ordini dei medici racconta una storia "un po' diversa". Tra il 2006 e il 2015, il numero dei casi di tubercolosi notificati in Italia mostra una lenta e progressiva diminuzione dell'incidenza, in accordo con quanto già accaduto nel corso degli anni: da 7,7 casi per 100.000 abitanti nel 2006 a 6,3 casi per 100.000 nel 2015. Talvolta leggiamo statistiche più allarmanti, per esempio dati che riportano di un aumento della percentuale di migranti tra i malati di tubercolosi. In questo caso, il rapporto cambia solo perché sta diminuendo il numero di malati di tubercolosi tra gli abitanti delle nazioni che accolgono. E' quanto si legge sul sito della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), nella sezione 'dottore, ma è vero che...?', mirata a smascherare fake news e sfatare luoghi comuni in materia di salute. Oggi il ministro dell'Interno Matteo Salvini aveva sostenuto che "purtroppo i migranti hanno record Tbc e scabbia".

La Fnomceo tra le varie risposte sul tema "I migranti portano malattie?", chiarisce inoltre che "sebbene la tubercolosi sia una malattia infettiva, il rischio di contagio della malattia tra una persona migrante e un cittadino del Paese ospite è molto basso". E ancora: "il riemergere della tubercolosi è legato ad un aumento diffuso di situazioni di povertà. Su un sito dell'Istituto Superiore di Sanità leggiamo infatti che la tubercolosi è una malattia fortemente associata alle condizioni in cui vivono le persone. L'abbassamento delle difese immunitarie, infatti, può dipendere dal fatto di vivere in condizioni igieniche molto scarse e di soffrire di uno stato di malnutrizione e cattive condizioni generali di salute". Per questo "è importante vigilare non soltanto sulla popolazione migrante".

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Tubercolosi, dal punto di vista sanitario non c’è alcun allarme

Secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie il numero di casi di tubercolosi negli ultimi anni non è cresciuto, anzi, a partire dal 2010, quando le notifiche erano circa 7,8 ogni 100.000 abitanti, c’è stata una continua decrescita, fino al 2015, quando sono risalite per poi scendere di nuovo, appunto, nel 2017. Dal punto di vista sanitario non c’è alcun allarme: l’Italia è tra i Paesi dove l’incidenza è più bassa. Nei Paesi dell’Unione infatti la media è di 10,7 per 100.000 abitanti in quelli europei fuori dall’Unione si sale a 56,3. La tbc è una malattia "della povertà". In Italua  la maggior parte dei casi riguardano anziani, che magari erano stati infettati da giovani. L’ultimo focolaio di malattia nel nostro Paese è partito da un’italiana, una maestra che non si è fatta controllare dal medico malgrado avesse i sintomi di un problema respiratorio.

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corridoio ospedale ansa-2

Marcello Lanari, direttore della Pediatria d’urgenza del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, intervistato dall’agenzia Dire nell’ambito del 75esimo congresso nazionale dei pediatri, aveva spiegato: "L’aumento di malattie ormai ‘dimenticate’ in Italia “non è causato dai migranti che arrivano in Italia, come qualcuno vuole far credere - afferma Lanari - ma dall’aumento della povertà. Si tratta di patologie tipiche, come la tubercolosi o la scabbia. Se la povertà continuerà a picchiare duro, vedremo se si estenderanno anche ad altre fasce di popolazione italiana”.

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