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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Buon debito

Costi extra e da pagare fino al 2052, ma il Pnrr conviene ancora: ecco perché

Nessuno sa a quanto ammontano gli interessi sui prossimi prestiti del Pnrr, ed è normale sia così: i costi sono aumentati, la Commissione europea è preoccupata ma il Piano resta conveniente per il governo italiano: i motivi, in ordine

Il Pnrr costerà all'Italia più del previsto, ma non sarà un problema. Il governo italiano dovrà infatti pagare alla Commissione europea diversi miliardi di euro in più di interessi sui prestiti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, a causa del l'aumento dei tassi di interesse voluto dalla Banca centrale europea per "raffreddare" l'economia in un periodo di inflazione straordinaria. I maggiori costi riguardano però anche la Commissione europea, che si indebiterà di più sui mercati per reperire fondi da prestare agli Stati membri proprio per finanziare i Piani del Next generation Eu: un problema non da poco, anche dal punto di vista politico. Tuttavia, al contrario di quanto si possa pensare, il Pnrr continua a essere conveniente per l'Italia rispetto ad altri strumenti di prestito come i Btp del Tesoro, anche se costerà di più: vediamo il perché.

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I soldi del Pnrr non sono tutti uguali: quanto è arrivato e cosa manca

Il Pnrr italiano vale 191,5 miliardi di euro da impiegare nel periodo 2021-2026, a cui si aggiunge un Piano complementare con risorse nazionali da 30,6 miliardi. Dei 191,5 miliardi, 68,9 sono sovvenzioni a fondo perduto, mentre 122,6 miliardi sono prestiti, soldi che l'Italia dovrà restituire con gli interessi all'Unione Europea.

I fondi del Pnrr per l'Italia sono 191,5 miliardi: 68,9 miliardi di euro in sovvenzioni a fondo perduto e 122,6 miliardi di prestiti che il governo italiano dovrà restituire, con gli interessi

Ogni sei mesi, la Commissione europea autorizza l'erogazione dei fondi agli Stati membri solo se, come concordato, sono stati raggiunti traguardi e obiettivi sull'avanzamento dei progetti e delle riforme finanziati col Piano. Al netto dei noti ritardi su alcuni progetti di cui abbiamo scritto, finora l'Italia ha ricevuto poco meno di 67 miliardi di euro, di cui 28,9 miliardi di euro a fondo perduto e 37,9 miliardi sotto forma di prestiti. 

Quanti sono i prestiti per il Pnrr italiano rispetto alle sovvenzioni a fondo perduto: il grafico

I fondi del Pnrr non arrivano tutti in una volta. Fin qui, le tappe dei soldi arrivati dall'Ue in Italia per il Pnrr sono queste:

  • 13 agosto 2021, il "prefinanziamento": la Commissione europea eroga all'Italia 24,9 miliardi di euro divisi tra 8,9 miliardi di sovvenzioni fondo perduto e 15,9 di prestiti;
  • 13 aprile 2022, la prima rata: la Commissione europea versa la prima rata semestrale da 21 miliardi, di cui 10 miliardi di sovvenzioni e 11 di prestiti, dopo la valutazione positiva sugli obiettivi del Pnrr che l'Italia doveva conseguire entro il 31 dicembre 2021;
  • Il 9 novembre 2022, la seconda rata: dopo la valutazione positiva sul raggiungimento degli obiettivi previsti per il primo semestre del 2022, la Commissione eroga all'Italia la seconda rata semestrale da 21 miliardi di euro - 10 miliardi di sovvenzioni e 11 di prestiti -.

Sulla terza rata ci sono invece dei problemi. A fine dicembre 2022 il governo italiano aveva inviato alla Commissione europea la richiesta di pagamento della terza rata da 19 miliardi di euro, di cui 10 miliardi in sovvenzioni e 9 di prestiti, ritenendo raggiunti gli obiettivi previsti per il secondo semestre del 2022. Ma alcuni progetti hanno prolungato la fase di valutazione per ottenere i fondia: a fine aprile il governo aveva parlato di "una questione di ore", ma la fase di interlocuzione con la Commissione sta durando più del previsto.

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In generale, l'Italia è il Paese europeo che ha richiesto tutti i prestiti possibili sul Pnrr e di gran lunga rispetto alle possibilità degli altri: il motivo c'è, anche se costeranno di più. 

L'Europa va a caccia di soldi

Non era mai successo che la Commissione europea trovasse così tanti soldi sui mercati: lo spartiacque è stato segnato dalla Pandemia. Le istituzioni Ue vengono viste con favore dagl investitori e sono considerate affidabili grazie alle ampie garanzie finanziarie di cui dispongono. 

Per risollevare l'economia del continente devastata dalla Pandemia tramite il programma Next generation Eu, la Commissione europea si è indebitata per centinaia di miliardi di euro sui mercati. E grazie all'elevato rating di cui godono i titoli europei - come si vede nell'immagine sottostante -, l'interesse medio da pagare è stato contenuto: addirittura negativo per i titoli a breve termine e dello 0,5 per cento per quelli a medio e a lungo termine. Vedremo che la differenza con quelli italiani è notevole.

Le valutazioni delle agenzie di rating sono positive per i bond della Commissione europea che così può finanziare i prestiti del Pnrr anche in Italia: ecco perché sono convenienti

Secondo i documenti pubblicati, nei primi sei mesi del 2023 la Commissione intende reperire circa 70 miliardi di euro sui mercati, poco meno di un decimo del Piano di ripresa europeo da oltre 800 miliardi. Il paragone con il passato rende l'idea dei cambiamenti in atto: prima della pandemia, in dieci anni la Commissione aveva richiesto sui mercati meno di 80 miliardi, quello che ora riesce a raccogliere in soli sei mesi. I soldi non vengono però reperiti tutti in una volta, e questo vale sia per la Commissione che per gli Stati: ecco perché alcune condizioni sono cambiate in peggio, anche per l'Italia.

Il Pnrr costa di più e lo pagheremo fino al 2052: ma non è un problema

I fondi del Pnrr non sono tutti uguali e di conseguenza non hanno lo stesso peso per il bilancio dello Stato. Le sovvenzioni a fondo perduto - 68,9 miliardi -, riducono il deficit perché sono considerate come delle entrate, al contrario dei prestiti - 122,6 miliardi -, i cui interessi invece incideranno sul debito pubblico.

L'Italia dovrà restituire i soldi presi in prestito dalla Commissione europea, ma dopo l'aumento dei tassi di interesse sarà più costoso farlo. C'è da dire che la restituzione dell'intera somma ricevuta ha un orizzonte temporale lungo: tra il 2033 e il 2052, come si legge nei decreti di finanziamento pubblicati in Gazzetta ufficiale dal Ministero dell'Economia e delle finanze (Mef). 

Dunque c'è ancora tempo per restituire i soldi che l'Italia ha ricevuto in prestito, ma gli interessi si devono pagare da subito. Ogni volta che da Bruxelles arriva una rata per il Pnrr bisogna infatti pagarne gli interessi. Ad esempio, con la prima rata del Pnrr sono arrivati 11 miliardi di euro di prestiti: il pagamento della prima tranche di interessi su queste somme è prevista il "13 aprile di ogni anno iniziando dal 13 aprile 2023 a cui si aggiungono 25 giorni lavorativi", come si legge nel decreto del Mef, ossia il 19 maggio 2023.Come si vede dalla foto della Gazzetta ufficiale, la data di pagamento degli interessi sugli 11 miliardi di euro di prestiti della prima rata del Pnrr è il 19 maggio 2023Tuttavia, non è ancora stato reso noto il tasso di interesse e quindi l'ammontare della rata. Contattato da Today.it, il Mef ha confermato che il calcolo preciso della rata da versare non si fa prima, ma contestualmente al versamento. Questi dettagli sono contenuti in una "Confirmation notice" che la Commissione europea invia all'Italia qualche giorno prima del pagamento secondo i criteri fissati dal "Loan Agreement", un accordo firmato tra le parti che stabilisce Paese per Paese le modalità di erogazione dei fondi per i rispettivi Pnrr. 

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Di sicuro, gli interessi per i prestiti della seconda rata saranno superiori rispetto a quelli che sono stati già pagati per la prima e il prefinanziamento: secondo i dati del Mef, su 15,9 miliardi di euro di prestiti che facevano parte del prefinanziamento e della prima rata il tasso di interesse pagato è stato dello 0,129 per cento.

Gli interessi per la prima rata di prestiti del Pnrr sono bassi rispetto alle successive: in figura i dati del Mef

Anche se ancora non si conoscono i tassi di interesse per i prestiti che si dovranno pagare nel 2023, il Mef ne ha fatto una previsione sommaria. In legge di bilancio, in capo proprio al Ministero dell'Economia, ci sono infatti due capitoli di spesa - il 2226 e il 2246 - dedicati agli interessi sui prestiti del Recovery and Resiliency Facility, il Pnrr: sommandoli, per il 2023 sono previsti 274 milioni di euro di interessi, che salgono a 504 milioni nel 2024 e a 714 nel 2025.

Quanto costeranno all'Italia gli interessi sui prestiti del Pnrr per il 2023: le immagini delle previsioni del Mef

Queste somme vengono conteggiate come ulteriore debito pubblico, ma ne costituiscono una parte irrisoria: circa l'1,5 per cento, secondo gli ultimi calcoli del Mef.

Perché il Pnrr conviene, ancora

In base alle previsioni ufficiali per il 2026, dopo i progetti e le riforme del Pnrr il Pil italiano sarà di 3,6 punti percentuali più alto rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati. Ma al di là dell'impatto che potrà avere sull'economia italiana e la sua crescita futura, il Pnrr è indubbiamente una boccata di ossigeno per le casse italiane. Anche con l'aumento dei tassi di interesse.

Come dicevamo, non è chiaro l'ammontare complessivo dei costi per il rimborso dei prestiti, che l'Italia finirà di restituire nel 2058. I calcoli esatti si potranno fare in base all'andamento dei tassi e al loro valore nel momento in cui verranno erogate le varie tranche di Bruxelles, ossia nel periodo che va da oggi al 2027. Cosa succederà ai tassi da qui a quella data è tutto da vedere, ma una stima sulla potenziale spesa per interessi può essere dedotta da alcuni studi e dati disponibili pubblicati dalle stesse istituzioni Ue e da centri di ricerca.

"I tassi di interesse sulle obbligazioni Ue a 10 anni - scrive la Commissione europea in un suo recente report - sono aumentate dello 0,09% al momento dell'obbligazione inaugurale del Next generation Eu nel giugno 2021 a 1,53% a maggio 2022 e al 2,82% nell'ultima emissione di novembre 2022". E nelle ultime aste sono aumentati ancora. Questi aumenti verranno 'girati' da Bruxelles all'Italia. Con quale impatto?  

Perché l'Italia non riesce a spendere i soldi del Pnrr

Una buona base la fornisce un articolo dell'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'università Cattolica: secondo quanto stimava l'Osservatorio alla fine del 2020, stando ai tassi di interesse sui bond emessi all'epoca dalla Commissione europea, per i 127,6 miliardi di prestiti del Pnrr - o NextGenerationEu -, l'Italia avrebbe speso una cifra intorno allo 0 per interessi. Se invece di farsi prestare i soldi dall'Ue, si fosse rivolta ai suoi titoli di Stato, il conto sarebbe stato più salato: ben 20 miliardi.

La differenza dei tassi di interesse tra Italia ed Europa per i prestiti del Pnrr è evidente nel grafico: la curva italiana è molto più alta di quella europea

Prendendo spunto da questa stima, se si considera che i tassi dei bond emessi negli ultimi mesi da Bruxelles resteranno più o meno identici nei prossimi quattro anni, l'Italia potrebbe pagare spese per interessi pari a 27 miliardi di euro, da spalmare nel lungo termine. Si tratta chiaramente di una stima molto generica, che non tiene conto di eventuali fluttuazioni al ribasso. Ma la stima che abbiamo fatto è in linea con quanto il ministero del Tesoro ha calcolato di versare all'Ue per interessi nel suo ultimo bilancio di previsione, ossia tra i 500 milioni e i 710 milioni di euro all'anno nel periodo 2024-2025.

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Il salasso c'è, ma va visto da una prospettiva più generale. Se invece di rivolgersi all'Ue, il governo dovesse fare affidamento ai suoi titoli di Stato anche per finanziare i progetti del Pnrr, la spesa per interessi sarebbe notevolmente più alta, circa il doppio. Come ricorda Bruxelles, l'aumento dei tassi dei bond europei è "comparabile" a quelli "osservati per emittenti sovrani in euro con rating elevato", a partire dalla Germania, i cui bund sono il punto di riferimento per i titoli di Stato del resto d'Europa. Lo spread -ossia la differenza nei tassi -, tra bond europei e bund tedeschi a 10 anni si aggira oggi intorno ai 60 punti, quello tra i Btp italiani e i titoli tedeschi - sempre a 10 anni -, viaggia sui 190 punti.   

Altro elemento da tenere in considerazione nel valutare i vantaggi del Next generarion Eu è che l'Italia riceverà da Bruxelles 68,9 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto, ossia che non dovrà restituire: su questi soldi, chi si indebita è l'Ue, non il nostro Paese. E i sussidi, a dirla tutta, coprono di gran lunga gli interessi dei prestiti. Alla fine, la bilancia pende nettamente a favore dell'Italia, almeno da un punto di vista contabile.  

Il nodo europeo

La questione dell'aumento degli interessi, dunque, rappresenta un problema relativamente contenuto per il piano di ripresa italiano. Semmai, i nodi maggiori (anche per il nostro Paese) rischiano di venire al pettine in Europa. Proprio questa settimana a Strasburgo, il deputati del Parlamento Ue hanno approvato una risoluzione in cui si dicono "profondamente preoccupati" del fatto "che, senza l'adozione delle misure necessarie, i crescenti costi di prestito" per il Next generation eu, "possano limitare gravemente la capacità del bilancio dell'Ue di finanziare le priorità e le politiche dell'Unione e di rispondere alle esigenze emergenti". In altre parole, il peso degli interessi sul debito accumulato per finanziare i Pnrr nazionali potrebbe sottrarre fondi Ue ad altri programmi, come l'Erasmus, eventualità osteggiata dalle forze europeiste). Oppure richiedere che gli Stati membri aumentino i loro contributi al bilancio di Bruxelles, cosa che troverebbe il veto dei frugali.

C'è, però, una terza opzione, intorno alla quale si gioca un pezzo importante del futuro dell'Ue, e riguarda le cosiddette "risorse proprie": si tratta delle fonti di incasso, ossia delle imposte, con cui l'Unione europea riesce a rimpinguare il proprio bilancio senza dovere far leva sui contributi degli Stati membri. Tali fonti sono state limitate per lungo tempo, ma la pandemia ha impresso una svolta, come dicevamo: per coprire l'intero importo del Next generation Eu, la Commissione emette bond (e quindi fa debito). Una parte di questo debito, poco più della metà, lo coprirà con i rimborsi dei prestiti degli Stati. L'altra parte (i sussidi a fondo perduto di cui l'Italia è prima beneficiaria), lo dovrà coprire con le risorse proprie.

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L'accordo siglato nel pieno della pandemia tra Commissione, Parlamento e governi Ue aveva individuato una serie di nuove tasse europee (come l'imposta unica sulle multinazionali) per ripagare questa parte del piano di ripresa, il cui peso sulle casse europee era stimato all'epoca intorno ai 15 miliardi di euro all'anno fino al 2058. L'aumento dei tassi di interesse, però, richiederà probabilmente di rivedere al rialzo la stima delle entrate: i calcoli dei funzionari di Bruxelles si basavano su un tasso massimo all'1,5% in questi anni, quando a oggi siamo già oltre il 3%. 

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Ecco perché la Commissione sta elaborando proposte per nuove risorse proprie, che dovrebbe presentare entro l'anno. Il Parlamento europeo è d'accordo, ma non le forze di opposizione, tra cui i partiti del governo italiano. Questa posizione sembra contraria agli interessi del nostro Paese, dato che parliamo di fondi che servono per coprire i sussidi destinati al Pnrr italiano. Ma vista da Bruxelles è più comprensibile: le forze politiche come l'Ecr (il gruppo politico di cui fa parte Meloni) vedono nell'aumento delle risorse proprie il rischio di dare all'Europa più autonomia dai governi nazionali e più poteri, quando il loro programma è di ridurli. Il problema, però, è che un eventuale fallimento degli eurobond metterebbe fine a questa nuova forma di debito comune. Che non piace non solo agli euroscettici, ma anche ai frugali, come la Germania, che possono contare su titoli di Stato ad alto rendimento per far cassa a basso prezzo. Ma che per l'Italia, come abbiamo visto, potrebbe essere un modo di ridurre gli interessi sui suoi debiti futuri. Ecco perché il Pnrr, all'Italia, conviene.         

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