Venerdì, 18 Giugno 2021
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Paola Perego torna in tv dopo il covid: "La stanchezza fatica ad andarsene, ma sono pronta"

La conduttrice dal 21 novembre sarà al timone di un nuovo programma su Rai2 per raccontare l'importanza dei legami, messi a dura prova dalla pandemia. Un'esperienza che continua a provare sulla sua pelle, come racconta a Today: "In questo momento il mio filo rosso è con i miei genitori malati di covid"

Paola Perego, foto @Instagram

"Ci diamo del tu? Per fare due chiacchiere mi viene meglio". Paola Perego rompe subito il ghiaccio al telefono, qualche ora dopo la conferenza stampa del nuovo programma che dal 21 novembre condurrà su Rai2, ogni sabato alle 14, slittato di due settimane perché positiva al coronavirus. 'Il Filo Rosso', questo il titolo, racconta l'importanza dei legami, soprattutto quello tra nipoti e nonni, in un momento in cui sono messi a dura prova dalla pandemia. Esperienza che lei ha vissuto sulla propria pelle e che continua a vivere, perché mentre ricomincia piano piano a lavorare - ancora affaticata - i suoi genitori, a Milano, si sono ammalati. E a Today confessa: "Dall'altra parte del mio filo rosso, oggi, ci sono loro".

Innanzitutto come stai? 
"Sto bene, ma mi è rimasta ancora la stanchezza che fa fatica ad andare via. Mi stanco molto rispetto a quello che faccio".

'Il filo rosso'. Da dove nasce questo titolo?
"Nasce da una leggenda orientale, secondo la quale c'è un filo rosso che lega per la vita il cuore di due persone che si amano. Il significato di questa leggenda è stato poi declinato anche alle persone che si vogliono bene, quando c'è affetto. Possono essere persone innamorate o semplicemente persone che si vogliono bene, come fratello e sorella, amici, nonni e nipoti, genitori e figli".

Un programma sui legami. Ce n'è bisogno oggi. 
"Sì, sui legami e sulla vita delle persone. Tutti noi abbiamo un filo rosso particolare che ci lega a qualcuno o a più di una persona. A volte questo filo si può interrompere, annodare, e noi laddove succedesse questo possiamo anche cercare di dare una mano per riallacciarlo".

Il sabato pomeriggio, su Rai2. Praticamente un ritorno a casa.
"Beh sì. Io nel 2014 ho fatto La Talpa su Rai2, poi ho fatto Al Posto Tuo. È bello iniziare a lavorare con Ludovico Di Meo, il direttore di Rai2. La Rai è una, ma con Di Meo c'è un rapporto di stima e di amicizia che va avanti da anni. Quando ci incrociavamo a Rai1 dicevamo sempre di voler lavorare insieme. Come lui è diventato direttore di Rai2 mi ha subito chiamata per fare un programma".

Tu sei tra gli autori, dunque ci sarà molto di Paola e meno di Perego. Ne sentivi l'esigenza arrivata a questo momento della tua carriera, ma soprattutto della tua vita?
"Non è il primo programma dove sono autrice, ma è sicuramente il genere di programma che più mi corrisponde. Io sono una persona molto curiosa, mi piace ascoltare le storie delle persone e poterlo fare anche in video è un gran privilegio".

Ti piace più raccontarti o ascoltare?
"Ascoltare, sicuramente".

Con chi ti racconti di più?
"Sicuramente con Lucio (Presta, ndr) e con le mie due amiche del cuore".

Invece chi ami ascoltare?
"Tutti, anche le persone che non conosco. Io credo che dalle storie di ognuno di noi ci sia da imparare e puoi sempre fare un confronto. Mi piace ascoltare le storie di tutte le persone che incontro e che hanno voglia di raccontarmele".

L'ansia e gli attacchi di panico invece, di cui ha sofferto per anni, ha imparato a non ascoltarli più. Sono mai tornati a bussare?
"No. L'attacco di panico non è nient'altro che qualcosa dentro di te che ti dice 'devi ancora risolvere qualcosa, non fare finta che il problema non ci sia'. Una volta che tu l'hai individuato e hai gli strumenti per affrontarlo e per conviverci, l'attacco di panico non può più tornare. Puoi avere ansie, come no. Io resto comunque una persona ansiosa, che si agita, sicuramente, ma l'attacco di panico è un'altra cosa".

Il filo rosso di Paola Perego. Chi tiene l'altro lato?
"Normalmente ti direi mio nipote Pietro, perché è quello che in questo momento ha più bisogno. Ormai i figli sono grandi e indipendenti, per cui direi lui. Avendo però i miei genitori ammalati di covid in questo momento, il mio filo rosso ora è con loro. Sono a Milano, non li posso vedere, posso solo fare videochiamate. Sono molto avanti con l'età ed è tutto molto complicato e ansiogeno".

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