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Domenica, 16 Gennaio 2022
La condanna / Germania

"Uccise 58 detenuti e ne torturò oltre 4mila": la Germania condanna all'ergastolo l’ex-colonnello di Assad

Anwar Raslan, ex capo della prigione di al-Khatib in Siria, è stato condannato da un tribunale tedesco per crimini contro l’umanità. Ad incastrarlo un avvocato siriano rifugiatosi a Berlino

Passerà il resto della sua vita dietro le sbarre Anwar Raslan, ex colonnello di Assad ritenuto colpevole dal tribunale di Coblenza, nella Germania centrale, di crimini contro l’umanità. L’uomo, ex capo della prigione di al-Khatib in Siria era sotto accusa per l’omicidio di 58 prigionieri e per aver torturato oltre 4mila detenuti.

Raslan era arrivato in Germania nel 2014 ed aveva ottenuto lo status di rifugiato politico. Nonostante gli avvertimenti da parte di ong e intelligence, il governo tedesco gli aveva concesso asilo senza un'udienza. Solo nel 2018, quattro anni dopo il suo arrivo in Germania, è stata avviata un'indagine preliminare contro di lui.

Nel processo, le autorità inquirenti sono venute a conoscenza dell'ex capo delle torture solo perché si sarebbe sentito perseguitato in Germania e si sarebbe autodenunciato alla polizia. A quanto pare, si sentiva così sicuro in Germania che ha detto candidamente agli inquirenti quale posizione aveva ricoperto un tempo nell'apparato di intelligence siriano.

Lo stesso Paese che lo ha accolto lo ha oggi ritenuto colpevole di crimini contro l’umanità. Incriminarlo è stato possibile grazie alle tantissime vittime che hanno testimoniato dinanzi agli inquirenti. Gli ex prigionieri hanno descritto gli abusi che hanno subito nelle celle del centro di detenzione guidato dall’ex colonnello: scosse elettriche, calci, stupri e percosse. Alcuni testimoni hanno tuttavia rifiutato di farsi avanti, altri sono stati ascoltati con il volto nascosto o con una parrucca per paura di rappresaglie contro i loro parenti ancora in Siria.

È il primo processo al mondo sulla tortura in Siria. Merito della condanna si deve a un avvocato siriano di 62 anni, Anwar al-Bunni, rifugiato a Berlino da quasi 7 anni, che è diventato un instancabile investigatore dei crimini del regime. Durante questi anni non ha smesso di raccogliere testimonianze, identificare i responsabili e cercare prove. Per questo processo a Coblenza, è riuscito a portate in tribunale la testimonianza di 24 vittime. La Germania ha potuto condurre il processo grazie al principio giuridico della giurisdizione universale, che permette a uno Stato di perseguire gli autori dei crimini più gravi, indipendentemente dalla loro nazionalità o dal luogo in cui sono stati commessi.

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