Venerdì, 23 Aprile 2021
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Scozia, referendum per l'indipendenza: il "no" è in vantaggio

Il 18 settembre cinque milioni di scozzesi sono chiamati a decidere se rimanere nel Regno Unito sotto il segno dell'Union Jack o diventare uno Stato indipendente: ecco gli ultimi sondaggi

ROMA - Domani, 18 settembre, i cittadini scozzesi voteranno il referendum che deciderà il destino del loro Paese: fuori o dentro il Regno Unito. La domanda proposta è apparentemente semplice: "Dovrebbe la Scozia essere un Paese indipendente?". Se vincerà il sì, la Scozia sarà indipendente a partire dal 2016, determinando un nuovo ruolo da definire all'interno di Onu e Unione Europea.

Alla vigilia dello storico referendum, tre sondaggi indicano il fronte del «no» in leggero vantaggio sugli indipendentisti. Un rilevamento condotto per il Daily Telegraph vede gli unionisti in testa con il 52% e il fronte del «sì» al 48%, con l'esclusione degli indecisi. Stessa distanza registrata da un sondaggio Icm pubblicato sul quotidiano Scotsman e da un rilevamento Survation condotto per il Daily Mail. Calcolando anche gli indecisi, il sondaggio Opinium per il Daily Telegraph segnala il «no» al 49%, il «sì» al 45% e gli indecisi al 6%. Per il rilevamento Icm gli unionisti sono al 45%, gli indipendentisti al 41% e gli indecisi al 14% e quello Survation vede il fronte del «no» al 48%, il «sì» al 44% e gli indecisi all'8%.

Anche l'ex presidente americano Bill Clinton è intervenuto nel dibattito sul voto. Clinton si augura che gli scozzesi scelgano di restare nel Regno Unito. L'ex inquilino della Casa Bianca, pur riconoscendo che la decisione spetta unicamente ai cittadini, ha auspicato che la Scozia possa inviare al mondo «un potente messaggio» a favore dell'unità. Clinton ha anche messo in evidenza i potenziali rischi, a partire da quello di mantenere la sterlina senza il sostegno che far parte del Regno Unito comporta, l'incertezza economica che innescherebbe un lungo e complesso processo negoziale a seguito di una separazione, e ha pure sottolineato che la maggiore autonomia promessa alla Scozia porta con sé «la gran parte dei benefici dell'indipendenza evitandone però i rischi».

La chiamata alle urne per lo storico referendum sull'indipendenza della Scozia partirà alle ore 7 e terminerà alle ore 22 di giovedì 18 settembre. Potranno accedere al voto tutti i residenti in Scozia registrati negli elenchi elettorali e - per la prima volta nella storia - tutti i giovani che avranno compiuto 16 anni entro il 18 settembre. La formula limita il diritto al voto al solo territorio scozzese, escludendo di fatto tutti i cittadini residenti nel resto del Regno Unito. Tradotto in numeri, vuol dire che potranno votare al massimo 5 milioni di scozzesi. Al momento le stime della commissione elettorale prevedono un'elevata affluenza alle urne, fino all'80% (pari a circa 3,4 milioni di persone). Per la vittoria sarà sufficiente una maggioranza semplice. Una volta terminato il conteggio in tutte le 32 circoscrizioni scozzesi, l'esito ufficiale che potrà cambiare la storia potrebbe essere annunciato già nella mattinata del 19 settembre.

Se vincerà il "sì", il governo scozzese proporrà che la proclamazione ufficiale dell'indipendenza sia fissata per il 24 marzo 2016, vale a dire esattamente 309 anni dopo la firma dell'Act of Union con l'Inghilterra, nel 1707. Una scelta simbolica e concreta al tempo stesso, perché i circa 18 mesi tra il voto e la data dell'"Indipendence Day" sarebbero necessari per delineare il futuro assetto costituzionale della Scozia e per negoziare il rapporto con il Regno Unito e con le organizzazioni internazionali, tra cui l'Ue. Meno di due mesi più tardi, il 5 maggio 2016, si terrebbero inoltre le prime storiche elezioni parlamentari della Scozia indipendente. 

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