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Domenica, 19 Maggio 2024
Vediamoci chiaro / Cina

Byd ha ricevuto 4 volte gli incentivi di Tesla: così la Cina droga il mercato delle auto elettriche

I sussidi del governo cinese alle industrie locali sono almeno tre, quattro o addirittura nove volte superiori a quelli concessi dai principali paesi dell'Ue e dell'Ocse, come gli Stati Uniti o la Germania

La Cina ha pesantemente riempito con sussidi statali le tasche delle sue aziende produttrici di auto elettriche, turbine eoliche e materiale rotabile ferroviario per ottenere una posizione dominante nel settore delle tecnologie green. È il risultato di un nuovo studio del tedesco Kiel Institute for the World Economy, che arriva all'indomani dell'indagine avviata dalla Commissione europea per verificare l'ipotesi di incentivi di Pechino alle sue imprese di turbine eoliche e a distanza di qualche mese da quella relativa alle vetture di ultima generazione. 

La crescita di Byd potenziata dal governo cinese

Lo studio restituisce una fotografia chiara del fenomeno. I sussidi del governo cinese alle industrie locali sono almeno tre, quattro o addirittura nove volte superiori a quelli concessi dai principali paesi dell'Ue e dell'Ocse, come gli Stati Uniti o la Germania. Tra i maggiori beneficiari degli incentivi statali cinesi c'è il produttore di auto elettriche Byd, che solo nel 2022 ha ricevuto circa 2,1 miliardi di euro di fondi governativi. Gli aiuti statali a Byd sono passati da 220 milioni di euro nel 2020 a 2,1 miliardi di euro solo due anni dopo, secondo lo studio pubblicato il 10 aprile dall'istituto tedesco.

Schema degli incentivi della Cina alle aziende delle vetture di ultima generazione dal 2018 al 2022 - Kiel Institute

L'ingente somma di denaro ha reso più facile al colosso cinese l'ascesa nel mercato mondiale. Byb sta inoltre beneficiando del sostegno del governo di Pechino dato ai produttori cinesi di batterie elettriche e di sconti riservati agli acquirenti dei veicoli elettrici.

L'azienda ha un'arma nelle sue mani. Byd trova la sua chiave di successo nella produzione di batterie di litio, sfruttando le risorse locali. Questo perché la Cina ha il vantaggio di detenere una posizione dominante nelle materie prime necessarie per la produzione di batterie: Pechino fabbrica il 77 per cento delle celle di batterie al mondo (l'intera Europa vale il 7 per cento), e controlla da sola il 58 per cento della raffinazione del litio, il 65 per cento di quella di cobalto e il 35 per cento di quella di nichel. Elementi che si aggiungono a un ulteriore fattore: le batterie prodotte da Byd sono tra le più economiche al mondo e vantano anche la densità di energia quasi più elevata, il che si traduce in migliori prestazioni nelle auto. Si tratta di un aspetto appetibile per gli acquirenti, considerato che le batterie rappresentano grossomodo il 40 per cento del costo di un veicolo elettrico. 

Cosa c'è dentro le auto elettriche cinesi e perché costano meno

Non sorprende quindi il successo dell'azienda cinese, che nell'ultimo trimestre 2023 ha sorpassato Tesla nelle vendite di veicoli elettrici (con 526,409 unità vendute rispetto alle 484,507 della casa automobilistica statunitense). Lo studio tedesco evidenzia, inoltre, che la Byd riceve più incentivi rispetto ad altri produttori nazionali, come Gac, o ad aziende straniere che producono dentro i confini della Grande Muraglia, come le joint venture Tesla o VW. 

Schema degli incentivi della Cina alle aziende delle vetture di ultima generazione - Kiel Institute

Anche i principali fornitori cinesi di turbine eoliche, come Goldwing e Mingyang, beneficiano in modo significativo degli incentivi governativi. Nel caso di Mingyang, i sussidi sono aumentati da 20 milioni di euro nel 2020 a 52 milioni di euro nel 2022. 

La necessità di un dialogo con Pechino

Sovvenzioni come quelle concesse a Byd "hanno consentito alle aziende cinesi di espandersi rapidamente, di dominare il mercato cinese e di facilitare la crescente espansione nei mercati dell'Unione europea", si legge nello studio del Kiel Institute, che fornisce consulenza al governo tedesco.

Poi il monito degli autori dello studio alla Commissione Europea. Bruxelles deve avviare i negoziati con il governo cinese per spingere Pechino a ritirare i sussidi alle aziende cinesi, per frenare i danni economici il mercato europeo. La trasferta del cancelliere tedesco Olaf Scholz in Cina la prossima settimana rappresenta una "eccellente opportunità" per negoziare con Pechino, si legge ancora. Il leader tedesco avrà però molto da fare: la Cina bolla le indagini avviate dalla Commissione europea come "tendenza delle politiche protezionistiche e discriminatorie" verso le aziende cinesi. 

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