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Venerdì, 27 Maggio 2022
GIUSTIZIA

Processo Mediaset: "Se condannano Berlusconi è guerra"

Partito in trepidazione in attesa del 30 luglio. Ipotesi di iniziative forti: una lettera di tutti i parlamentari da inviare al capo dello Stato, o una manifestazione davanti al Quirinale o alla Cassazione

Manca poco al 30 luglio, quando l’imputato Silvio Berlusconi si presenterà in Cassazione per il processo Mediaset e dalle parti del Pdl comincia ad esserci un tantino di impazienza e trepidazione. E non manca l’agitazione, a quintali. Tanto che c’è qualcuno che comincia a prefigurare scenari minacciosi: “Se condannano Berlusconi è guerra, tanti dell’attuale centrodestra non sono disponibili a stare buoni”, sottolinea Gianfranco Miccichè, fedelissimo del Cav e sottosegretario alla Funzione Pubblica del governo Letta, a La Zanzara su Radio 24. “Berlusconi – continua Miccichè – fa di tutto per tranquillizzare, ma è difficile che il governo possa rimanere in piedi. La vedo dura. Se Berlusconi me lo chiede dopo due secondi io mi dimetto”.

E che a destra il nervosismo cresca ogni giorno di più lo certifica il giro di incontri che ha messo in piedi proprio il ‘capo’ del centro-destra con i suoi fedelissimi. Martedì il Cavaliere nella sua Arcore ha incontrato Denis Verdini e Daniela Santanché; ieri, raggiunta Roma, ha continuato la ‘consultazioni ristrette’ a Palazzo Grazioli. L’interrogativo è sempre lo stesso: che fare in caso di condanna? I falchi pensano nuovamente ad iniziative forti: c’è chi torna ad ipotizzare, per esempio, una lettera di tutti i parlamentari da inviare al capo dello Stato, o una manifestazione davanti al Quirinale o alla Cassazione. Il rischio dei ‘berluscones’ è di ritrovarsi senza leader e senza linea allo sbando. Meglio, dunque, è la tesi dei 'falchi', organizzarsi per tempo e valutare il da farsi, anche senza il 'placet' preventivo del Cavaliere. Perché l’ex premier continua ad invitare alla calma e soprattutto a sostenere che l’appoggio all'esecutivo resterà un punto fermo della strategia, anche in caso di conferma della condanna nel processo Mediaset.

I ‘segnali’ che arrivano in via del Plebiscito sono di un rinvio a dopo l’estate: la Cassazione “darà una boccata d’ossigeno al governo”, sintetizza un big di via dell’Umiltà. Il Cavaliere, in ogni caso, resta in trincea, teme che il 30 luglio si dia il via a una 'escalation' giudiziaria nei suoi confronti, che ci sia il disegno della magistratura di tenerlo sulle spine ancora per mesi per poi – dopo averlo ‘fiaccato’ politicamente – andare all’affondo finale.

FORZA ITALIA – Altro punto fermo è il ritorno di Forza Italia a settembre. Un modo, viene spiegato, anche per mettere in chiaro che l’ex premier non ha nessuna intenzione di uscire di scena, condanna o non condanna. Da qui la conferma ufficiale del ritorno ‘azzurro’, con una possibile convention a metà settembre, anche se il percorso è ancora da definire.

Intanto il Palazzo è già con il fiato sospeso. Enrico Letta, da par suo, attende con trepidazione la sentenza che potrebbe segnare la fine della sua esperienza alla guida del Paese. Il Pdl, dall’altro lato, guarda con sospetto alle manovre sulla legge elettorale da parte del Pd e aspetta di capire come evolve la discussione congressuale di Largo del Nazareno. Per questo c’è attesa per quello che dirà Letta alla direzione di domani, venerdì . Questa sera i 'renziani' rimarcheranno di non voler affondare il governo (Letta ha ribadito che non c’è alternativa a questa maggioranza), ma si aspettano che ci sia subito la data del congresso. Letta, sottolineano fonti parlamentari, invocherà stabilità e sostegno pieno all’esecutivo, in vista del rilancio del governo a settembre.
IL PIANO B DI LETTA – Ma c’è chi parla anche di un ‘piano B’: ovvero se la situazione dovesse precipitare e il Pdl e i renziani dovessero tornare all'assalto, il presidente del Consiglio non ha alcuna intenzione di essere logorato, o di restare schiacciato in mezzo a due ‘fuochi’, Renzi da una parte e Berlusconi dall'altra. No a un congresso in cui si lucra sulle larghe intese, nessuna intenzione – questa la tesi – di lasciarsi impallinare, a quel punto Letta sarebbe pronto a correre per la premiership. !I sondaggi – spiega un lettiano – lo danno in forte ascesa”.

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