Giovedì, 15 Aprile 2021

Colf e braccianti, non c'è l'accordo sulla regolarizzazione e il governo scricchiola

La possibile sanatoria rischia di far saltare il banco. Bellanova minaccia le dimissioni e senza i 17 senatori di Italia Viva il governo Conte non ha i numeri. Si cerca però la mediazione: il nodo è relativo alla durata del permesso di soggiorno. Tridico (Inps): "Io sono favorevole"

La possibile regolarizzazione dei migranti rischia di far saltare il banco. Tensione alta nel governo. "Sono sempre stato favorevole ad una sanatoria per colf e migranti. L'ho sempre detto e sarebbe ipocrita nascondermi dietro al mio ruolo''. Il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, lo spiega in un'intervista a 'La Stampa'. ''Si tratta di scelte che spettano alla politica - aggiunge Tridico -. Se devo dire la mia, sceglierei la strada della Germania: durante l'ultima crisi siriana ha saputo coniugare le esigenze umanitarie con quelle dell'economia''.

Ma il governo è spaccato, con il Movimento 5 stelle tutt'altro che favorevole, Italia Viva che minaccia di uscire dalla maggioranza e Conte chiamato a mediare. Ieri sera una riunione tesissima, a quanto viene riferito all'Adnkronos, quella tra i ministri Teresa Bellanova, Nunzia Catalfo, Luciana Lamorgese e Beppe Provenzano. Un vertice che si è concluso con una fumata nera. "Dovevamo trovare una mediazione, ma non c'è stata", si spiega da fonti di governo. La situazione descritta è quella di un braccio di ferro durissimo tra Catalfo e Bellanova, sostenuta dalla titolare del Viminale e dal ministro dem Provenzano.

Il nodo è relativo ai permesso di soggiorno, o meglio alla loro durata iniziale. La proposta di Iv era quella di 6 mesi per il permesso, rinnovabili per altri 6. E c'è stato il niet di Catalfo. Poi si è tentata la mediazione su 3 mesi ma, si spiega, la soluzione ha incontrato di nuovo il no della ministra del Lavoro. "Io da bracciante - avrebbe detto allora detto Bellanova che sarebbe stata anche pronta alle dimissioni- non posso permettere che i lavoratori siano lasciati nelle mani dei caporali".

Rimane una situazione molto tesa con il ministro Iv pronto all'addio al governo per una "battaglia di civiltà perché altrimenti lo Stato finirebbe per farsi complice di chi sfrutta i lavoratori nella illegalità". Giovedì, oggi, ci sarà un'altra riunione. La trattativa continua. Ma le premesse per un accordo dopo gli incontri di martedì e l'ultimo di ieri sera non sono delle migliori. In serata trapela che giovedì il premier Giuseppe Conte riceverà lo stato maggiore di Italia viva, con il presidente Ettore Rosato e i capigruppo Maria Elena Boschi e Davide Faraone. Per trovare una mediazione non basterà: sarà necessario un tavolo tra il presidente del Consiglio e i capidelegazione dei vari partiti.

La realtà è che senza i 17 senatori di Italia Viva il governo Conte rischia grosso. Non avrebbe i numeri in Senato (alla Camera invece il margine potrebbe ancora esserci). L'accordo si dovrebbe trovare, realisticamente sulla base di un permesso di soggiorno per un numero limitato di mesi e rinnovabile.

Anche il Vaticano e la Cei, la conferenza dei vescovi, dicono sì alla regolarizzazione. "E' vero che c'è crisi per tutti, ma la dignità delle persone va sempre rispettata. Perciò accolgo l'appello di questi lavoratori e di tutti i lavoratori sfruttati e invito a fare della crisi l'occasione per rimettere al centro la dignità della persona e la dignità del lavoro". Con queste parole, poste oggi a chiusura dell'udienza del mercoledì, Papa Francesco si è fatto voce dei braccianti agricoli, tra cui molti immigrati, che lavorano nelle campagne italiane, spesso a prezzo di un duro sfruttamento. "Non possiamo dimenticare che in questo momento, tra i tanti che sono in grave difficoltà nel nostro Paese e ai quali come Chiesa siamo vicini - osserva al Sir il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei - ci sono almeno 600mila persone, molte delle quali lavorano nei campi o nei servizi di cura e assistenza ai nostri anziani e alle nostre famiglie, prive di ogni diritto e di ogni sussidio". Queste persone, continua il cardinale, sono "gravemente esposte non solo allo sfruttamento lavorativo, ma anche per la loro stessa salute, rischiando di diventare, loro malgrado, fonte di contagio per tutti". "Crediamo davvero, come ci ha ricordato Papa Francesco, che siamo sulla stessa barca - conclude il Cardinale - partecipi delle stesse preoccupazioni e delle stesse attese: ognuno, qualunque sia la sua provenienza, la sua età o condizione, è degno di rispetto ed è amato da Dio in modo unico. Chiediamo dunque a chi ha il compito di promuovere il bene comune di non dimenticare queste persone, questi nostri fratelli e sorelle, e di indicare le vie per una loro regolarizzazione, non solo di quelli che possono esserci `utili', ma di tutti coloro che sono nel nostro Paese, come premessa indispensabile alla tutela della salute di tutti e al ripristino della legalità".

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