Mercoledì, 3 Marzo 2021

Il partito di Conte c'è ma Renzi vuole Draghi a Palazzo Chigi

Si chiama Italia 2023 e nei piani di qualcuno dovrebbe affrontare le urne in nome del premier. Che però potrebbe diventare leader del M5s. Intanto il leader di Italia Viva dice che il governo è morto e non ha paura delle elezioni

Si chiama Italia 2023 e nei piani di qualcuno dovrebbe essere il partito di Giuseppe Conte. Il sito, come ha rivelato ieri Il Foglio, è stato creato dal senatore eletto all’estero ed ex Forza Italia Raffaele Fantetti, passato a metà ottobre nel Maie per sostenere il premier. E se le cose dovessero precipitare, un gruppo di "responsabili" formato da sei deputati e dieci senatori interverrebbe in soccorso del governo in caduta e formerebbe un partito di centro guidato dal premier. 

Il partito di Conte c'è ma Renzi vuole Draghi a Palazzo Chigi

Fantapolitica? Non del tutto, in attesa che il Ciao di Matteo Renzi a Conte diventi effettivamente un addio. O meglio, che la rottura per ora rimasta a parole diventi effettiva. Perché per il presidente del Consiglio la disponibilità a trovare un accordo sul Recovery Plan c'è. Per questo ha cominciato ad analizzare i documenti arrivati da Italia Viva, Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle allo scopo di trovare una sintesi che chiuda la crisi di dicembre e sia premessa per quel rimpasto di governo che porterebbe a varare il Conte-Ter. Ma oggi i retroscena dei giornali spiegano che a Palazzo Chigi si preparano anche a un'altra ipotesi: ovvero che Renzi dia seguito alla minaccia di ritirare le sue ministre dall'esecutivo. In quel caso Conte vuole portare la crisi in Parlamento e far scoprire le carte al leader di Italia Viva, che potrebbe seguire a sua volta un piano B. Ovvero dare soltanto l'appoggio esterno all'esecutivo e lasciarlo a vivacchiare fino ad agosto, quando scatterà il semestre bianco e sarà impossibile andare a votare prima di eleggere il nuovo inquilino del Quirinale. 

Altrimenti ci sono le elezioni e, spiega oggi Il Fatto Quotidiano, Conte le affronterebbe come (virtuale) candidato di una coalizione giallorossa a capo di una sua lista, oppure come guida del M5s, strada forse più semplice. Ma che si intreccia a un’altra vicenda, l’elezione della segreteria dei grillini. Un organo collegiale di cinque membri che dovrebbe essere votato entro fine gennaio, con regole ancora da scrivere (ma di rinvio in rinvio si potrebbe scivolare anche oltre). Ma Conte potrebbe anche trovare in Aula i voti per rimanere in piedi. Oppure per prendere la leadership dei grillini: "A settembre il partito di Conte stava intorno al 4-6% ma eravamo in un periodo di grosse polemiche per la riapertura delle scuole. Ed è ovvio che i sondaggi sono molto legati alla stretta attualità e questo è un altro momento critico, in piena seconda ondata. Ad ogni modo, più che fare un partito nuovo, per Conte sarebbe più semplice correre come leader del M5S", scrive oggi Alessandra Ghisleri sul quotidiano di Marco Travaglio. 

«Il governo è morto. E al Quirinale farò il nome di Draghi»

Dall'altra parte della barricata c'è Renzi. Che, scrive oggi Augusto Minzolini sul Giornale, i non ne può più di questo governo. E lo ha gridato ai quattro venti: prima ai suoi, che saranno pure pochi ma sono determinanti; e poi agli alleati, in primis il Pd.

«Il Conte bis – ha spiegato – non c’è più. È morto. E toglietevi dalla testa che per la minaccia di elezioni io mi cag... sotto. Intanto perché nel corso delle consultazioni durante la crisi farei il nome di Draghi e voglio vedere se il Pd avrebbe il coraggio di dire di no. Per cui alle elezioni non ci si andrà. Ma pure l’idea che andiate al voto con il partito di Conte, per voi rappresenterebbe un errore di calcolo. Un simile partito i voti li prenderebbe, infatti, al Pd o ai grillini, non certo a me. Vi dirò di più: Conte si gonfia quando legge i comunicati che gli scrive Casalino in tv, ma in campagna elettorale dovrà vedersela con Salvini, con il sottoscritto e Calenda, con la Meloni ed è già scritto che si sgonfierà».

Ma proprio per questo l'unica soluzione credibile sul tavolo ad oggi è proprio il Conte Ter. Perché se Renzi dice di non aver paura delle elezioni (anche perché probabilmente verrebbe rieletto), la stessa cosa non possono dire i renziani che oggi sono con lui in Parlamento. E mentre una quota di questi sta meditando il ritorno nel Pd, gli altri fanno i loro calcoli. E scoprono che se si va alle prossime elezioni probabilmente il centrodestra vincerà e la quota di maggioritario falcidierà i posti per Iv. Che, attribuendosi la responsabilità di una rottura con Pd e M5s, non potrebbe certo presentarsi alleata con l'uno o con l'altro alle urne. E potrebbe così soltanto fare squadra con gli altri piccoli: Calenda, appunto, Bonino. Con il risultato di dover dividere le candidature. E rischiare un flop storico. 

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