Venerdì, 25 Giugno 2021
Politica

Cos'è questa storia del complotto di Gentiloni per Draghi premier al posto di Conte

Un piano dell'Europa dietro la nomina di SuperMario al posto dell'Avvocato del Popolo: questa la tesi cospirazionista (in cui c'entrano i soldi del Recovery Fund) portata avanti da alcuni giornali. In questa prospettiva Matteo Renzi sarebbe esecutore di ordini altrui. Ma la storia non regge. Vediamo perché

C'è un complotto di Bruxelles dietro la nomina di Mario Draghi a premier e l'addio di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi? La tesi cospirazionista è stata portata avanti in questi giorni dal Fatto Quotidiano e in questa teoria del complotto Matteo Renzi sarebbe soltanto l'esecutore di un piano ben definito in Europa per sostituire il governo Conte con un esecutivo più atlantista ed europeista in vista della spartizione dei soldi del Recovery Plan. 

Cos'è questa storia del complotto di Gentiloni per Draghi premier al posto di Conte

Tutto parte da un'intervista rilasciata al direttore de La Stampa Massimo Giannini il 22 febbraio scorso dal commissario europeo all'Economia, nella quale Gentiloni dice che l'"effetto Draghi" conta molto perché vedrebbe "un'Italia più concentrata sulle riforme strutturali per una crescita sostenibile e meno disattenta alla dinamica del debito, all’instabilità finanziaria, allo spreco di denaro pubblico". Gentiloni dice che "l’azione del suo governo, che va esattamente in questa direzione, è fondamentale perché ricrea fiducia nel Paese e aiuta a superare le eventuali resistenze degli altri Stati membri sui meccanismi di riforma del Patto. Questo è un fattore importantissimo a Bruxelles, ma se mi permette lo è anche a Roma". Ma soprattutto, alla domanda: "Non vi fidavate più del governo Conte?" il commissario Ue risponde così: "Il governo Draghi è fortemente atlantista ed europeista, dentro una Ue rafforzata…".

Anche quello di prima lo era, specifica Gentiloni, ma aveva avuto "alcune sbandate" (forse si riferisce al rapporto con la Cina e la Russia) e soprattutto ora ci sono garanzie sul Recovery Plan, visto che con Conte c'erano dissidi sulla task force per la gestione mentre Draghi ha deciso di far gestire tutto al ministero dell'Economia e delle Finanze: "La scelta del Mef è razionale e facilita il lavoro di Bruxelles. Già da questa settimana riprenderemo i contatti tecnici con Roma: ci aspettiamo versioni via via più avanzate del Piano. Teniamo conto che nessun Paese ha ancora presentato versioni definitive, e che l’Italia è uno dei 20 Stati membri su 27 che hanno proposto bozze provvisorie".

Fin qui l'intervista. Il giorno dopo il giornale di Travaglio, in un articolo a firma di Wanda Marra e Marco Palombi, dice che Gentiloni "ha confessato" di aver " avuto un ruolo determinante nel passaggio dal governo Conte 2 a quello di Mario Draghi". E questo perché era in ballo il congelamento (o meno) del Patto di Stabilità e di Crescita e l'Italia doveva evitare di finire nei vincoli di bilancio ma il governo Conte non dava garanzie su questa visione (perché troppo "spendaccione"?). 

Questa sorta di “confessione” di Gentiloni permette di rileggere in controluce le mosse del commissario europeo dalla fine dell’anno scorso: attento a non sbilanciarsi, Gentiloni ha fatto da sponda all’operazione Draghi, disseminando segnali più forti via via che Conte si indeboliva.

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Cosa c'entrano i soldi del Recovery Plan con la caduta di Conte e l'ascesa di Draghi

Insomma secondo questa ricostruzione il punto era la gestione dei soldi del Recovery Plan da parte di Conte. Per questo Gentiloni mandava messaggi a Conte a mezzo stampa da tempo: alla fine di dicembre in un'intervista a Repubblica aveva espresso preoccupazioni per la qualità del Recovery Plan e sulla capacità di attuarlo, all'Eurogruppo del 18 gennaio chiedeva un rafforzamento degli obiettivi mentre Luigi Zanda in Italia chiedeva a Conte di ricomporre le fratture con Renzi - che partivano proprio dalla task force per il Piano - e lo stesso Gentiloni esprimeva una preferenza per un governo "di alte personalità" durante il mandato esplorativo di Roberto Fico. Nell'attuale governo Gentiloni avrebbe sponsorizzato la nomina di Vittorio Colao a ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale

Proprio oggi però Il Fatto Quotidiano intervista Fabio Massimo Castaldo del MoVimento 5 Stelle e vicepresidente del Parlamento Europeo. E lui alla teoria del complotto non crede proprio per niente: "Posso dire che in Europa c’era preoccupazione per la lunga situazione di instabilità politica in Italia e per le sue conseguenze sull'utilizzo del Recovery Plan. Ma la crisi del governo Conte non è nata a Bruxelles. A volerla per motivi puramente tattici e di tornaconto personale è stato Renzi. Dopodiché Draghi su molti punti, dal Mes fino alla gestione della pandemia, sta ripartendo dal lavoro fatto da Conte, ed è la prova del suo apprezzamento per l’operato del precedente governo". Poco importa, però, visto che sul suo blog ospitato proprio dal quotidiano il giurista Paolo Maddalena la cavalca intanto parlando proprio di "confessione" di Gentiloni: "C’è poco da sperare per la tutela dei nostri interessi, mentre appare sicuro che le poche forze economiche rimaste all’Italia saranno utilizzate non per rafforzare Enti pubblici italiani che assicurino occupazione e ricchezza a lungo termine, ma per tener buone le grandi potenze finanziarie nel quadro del più smaccato neoliberismo". 

Secondo il giurista, che non è nuovo ad affermazioni del genere, "all’interno della nostra economia si comincia ad assistere a una capitolazione degli interessi del popolo italiano di fronte allo strapotere delle imprese straniere, che si sono impadronite delle nostre industrie strategiche e dei nostri servizi pubblici essenziali" e oggi ci sono i casi di Autostrade ed Ilva sul tavolo. Una teoria del complotto che si rifà alla storia di Draghi e del Britannia che partiva dal panfilo dove tenne un discorso sulle privatizzazioni italiane nel 1992 per riecheggiare  questo estratto di una dichiarazione a Uno Mattina dell'allora senatore a vita e già presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il quale di Draghi diceva: "Un vile affarista. Non si può nominare premier chi è stato assunto dalla Goldman Sachs. E male feci io ad appoggiarne la candidatura a Silvio Berlusconi. È il liquidatore, dopo la crociera sul Britannia, dell'industria italiana. Ora svenderebbe quel che rimane: Finmeccanica ed Eni". 

Convergenze Parallele: perché la teoria del complotto su Draghi premier al posto di Conte non regge

Ora, bisognerebbe perlomeno notare che nello stesso articolo in cui raccontava del discorso di Draghi sul Britannia il Fatto Quotidiano faceva notare che "la lista di quello che bisognava fare e non è stato fatto è lunga. Draghi probabilmente riscriverebbe oggi quel discorso, parola per parola. Inclusa la parte che analizza perché gestire le aziende con logiche politiche e di consenso a breve termine è la premessa di disastri scaricati presto o tardi sui conti pubblici". Ma tornando all'oggi, dovrebbe essere chiaro che dopo aver avuto per anni un ottimo rapporto, da quando lo ha sostituito a Palazzo Chigi nel dicembre 2016 tra Gentiloni e Renzi non corre buon sangue. Vero è che il suo governo ha portato avanti e a conclusione le riforme avviate dal predecessore, ma è anche vero che per esempio nonostante i sondaggi fossero favorevoli Renzi rifiutò durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2018 di indicare Gentiloni come candidato premier del Partito Democratico o della coalizione di centrosinistra, ricordando che in quanto segretario eletto con il 70% dei voti il candidato premier era lui. Gentiloni alle primarie per l'elezione del segretario del Partito Democratico espresse la sua preferenza per Nicola Zingaretti, non schierandosi con il candidato della corrente renziana: poco dopo il senatore di Scandicci decise di lasciare il partito. 

Il 23 agosto del 2019 poi in un audio ripreso durante una lezione nella sua scuola di formazione politica a Barga, in provincia di Lucca, Renzi accusò Gentiloni di aver provato a far saltare l'accordo per avere il Conte Bis con il Partito Democratico prendendosela anche con due testate, Repubblica ed Huffington Post ("guarda caso dello stesso editore", spiega), che si sarebbero fatte influenzare: "È Paolo Gentiloni che ha fatto passare il messaggio di una triplice richiesta di abiura da parte del Pd ai 5Stelle. I Cinquestelle ci avevano detto 'noi ci stiamo se ci garantite che possiamo arrivare almeno al referendum sul taglio dei parlamentari'. L'ala trattativista, guidata da Franceschini, aveva detto: 'A noi va bene se garantite dei contrappesi", aveva detto all'epoca Renzi. Per poi attaccare duramente Gentiloni: "Il modo in cui lo spin è stato passato è un modo finalizzato a far saltare tutto. Gentiloni era al Colle ma non ha aperto bocca. Non ha detto nella sede ufficiale ciò che pensava. Ma lo ha detto a due giornali". 

Naturalmente, con il senno di poi, possiamo notare che se Gentiloni era contrario alla formazione del Conte-Bis, non sembra poi così strano che si sia messo di traverso in occasione del tentativo - fallito - di lancio del Conte-Ter. Ma che ci sia un complotto di Renzi e Gentiloni dietro l'avvento di Draghi a Palazzo Chigi al posto di Conte non sembra proprio, visto che i due non hanno un ottimo rapporto. Semmai potremmo parlare, citando in modo spurio Aldo Moro, di convergenze parallele: entrambi, Renzi e Gentiloni, con motivazioni politiche diverse volevano che Conte venisse cacciato da Palazzo Chigi e che al suo posto subentrasse uno come Mario Draghi (come abbiamo scritto, il leader di Italia Viva aveva già proposto il suo nome prima del fallimento del tentativo del Conte-Ter). D'altronde da tempo su alcuni giornali si parla di Matteo Renzi come esecutore di un piano dei Poteri Forti (e tra questi viene puntualmente citata Confindustria) per far cadere Conte. Una teoria che non tiene conto di un paio di dettagli: il primo è che anche Mario Monti, da premier, se la prese con i "Poteri Forti" che non volevano farlo governare in pace - e bisogna ricordare che all'inizio lo stesso Monti era stato dipinto proprio come espressione dei Poteri Forti... - e che persino Renzi in qualche occasione si lamentò dei "poteri forti" che ostacolavano il cambiamento che era espressione del suo esecutivo. Ce n'è abbastanza per dire che forse l'espressione viene utilizzata per spiegare (o trovare una scusa per) gli insuccessi dei politici. Queste teorie vengono sempre fuori quando non si trova qualcuno a cui dare da colpa. O si fa fatica ad ammettere gli errori dei propri idoli.

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