Lunedì, 8 Marzo 2021

Stop parziale al condono: schiarita Lega-M5s dopo i venti di crisi

Accordo in Consiglio dei ministri sulla querelle sorta sul decreto fiscale: via la non punibilità penale e lo scudo per i capitali all'estero

Nessuna crisi di governo in vista. Il Consiglio dei ministri chiamato a placare le polemiche sul "condono" e sullo scudo sui capitali all'estero è durato quasi tre ore. Il Cdm era stata preceduto da un vertice del presidente del Consiglio Giuseppe Conte con i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. 

Accordo in Consiglio dei ministri sulla querelle sorta sul decreto fiscale: via la non punibilità penale e lo scudo per i capitali all'estero. Ora c'è la "stesura definitiva" e "pieno accordo", ha detto il premier Giuseppe Conte al termine del Cdm. "A scanso di equivoci abbiamo valutato - ha spiegato - che tutto sommato poteva prestarsi a equivoci qualche causa di non punibilità, che avrebbe consentito di stimolare contribuenti ad aderire ma avrebbe dato un segnale di fraintendimento, quindi non ci sarà nessuna causa di non punibilità".

Condono sì o no: coe stanno davvero le cose

I vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, rispondendo alle domande dei cronisti a Palazzo Chigi, hanno precisato che la dichiarazione integrativa varrà "solo su base annua, sui 100mila euro di imponibile. Non per singola imposta", dunque non verrà consentito di cumulare lo 'sconto'.

Non ci saranno sconti neanche per gli evasori. Delle misure di pax fiscale "beneficeranno solo coloro che hanno fatto dichiarazione dei redditi", ma che "per difficoltà" non sono riusciti a saldare i conti con lo Stato, ha spiegato Salvini. "Finalmente - ha sottolineato - si chiudono due-tre giorni surreali, nessuno aveva voglia di scudare, condonare o regalare a nessuno". "Le polemiche di questi giorni invece di portare a un passo indietro, hanno portato a un passo avanti", ha sottolineato. "Chiudiamo questa settimana con serenità, fiducia, compattezza con l'impegno, qui ci sono tre uomini di parola, che - ha spiegato - in sede di conversione di decreto troverà spazio il 'saldo e stralcio' per chi si trova in oggettive e certificate difficoltà economiche".

"Abbiamo concordato che in sede di conversione del decreto legge - ha confermato Conte - troveremo una formulazione adeguata a tutti i contribuenti che versano in situazioni di oggettiva difficoltà economica". "In sostanza - ha aggiunto - consentiremo un ravvedimento operoso" per "andare incontro a chi si trova in oggettive e comprovante difficoltà economiche".

Di Maio, rispondendo a una domanda in conferenza stampa, ha precisato che nel governo non c'è intenzione di varare "nessuna patrimoniale". "Sono molto contento - ha poi aggiunto - perché potenziamo lo strumento di saldo e stralcio delle cartelle Equitalia per tutte le persone in difficoltà, ribadendo all'unanimità in Cdm che non c'è nessuna volontà di favorire chi ha capitali all'estero". "Grazie a questo decreto - ha sottolineato - nasce oggi uno Stato amico che aiuterà la parte più debole dei contribuenti".

Tornando su quanto avvenuto nel Cdm di lunedì scorso, Conte ha detto: "Essendo io anche il garante, ci tengo" a fare chiarezza sulla storia dell'ormai famosa 'manina', "anche perché siamo il governo non solo del cambiamento ma anche della trasparenza". "E' stato raggiunto un accordo politico in zona Cesarini, poco prima di entrare in Cdm - ha spiegato -. E' successo spesso in passato che non ci fosse nemmeno un testo scritto. Questa volta sull'articolo 9, che non era presente nell'articolato originale con cui siamo entrati in riunione" il testo non c'era inizialmente. "Mi è stato portato questo foglio con l'articolo 9. Ovviamente se anche faccio leggere una norma di natura fiscale a un commercialista è molto complessa, ho preferito dunque io riassumere i termini dell'accordo politico raggiunto, riservandoci poi di valutare la trascrizione tecnica. Il problema è nato perché, dopo le opportune verifiche, ci siamo resi conto che non rispecchiava l'accordo politico, quindi c'è stato bisogno di questo passaggio che ha portato a un'ulteriore deliberazione del Cdm".

La lunga giornata 

Una "tregua armata" quella tra i due leader. Anche se la querelle condono ha trovato una soluzione, i due vicepremier ancora stamattina non si sono risparmiati frecciatine. "Ovviamente oggi c'è un cdm, chiariremo questione del condono e della pace fiscale, daremo due copie a Salvini così non si sbaglia, anche perché la smettesse con questa storia della panna montata, non la buttasse in caciara...", ha affermato Luigi Di Maio parlando nel piazzale antistante Palazzo Chigi, replicando al segretario della Lega che, in un'intervista al 'Corriere della sera', aveva detto: "Ma è normale che loro abbiano montato tutta 'sta panna e poi neanche abbiano una proposta?".

Quindi arriva la proposta del capo politico dei 5 Stelle di smetterla e di andare in Cdm togliendo di mezzo "il condono per gli evasori, lasciamo la pace fiscale come scritta nel contratto per aiutare le persone nelle grinfie di Equitalia e poi si va avanti. Siamo una testuggine come governo, mi fa piacere che la Lega non voglia il condono: questo li rende degli amici ritrovati e ripartiamo". Smentendo poi, "e in questo penso di parlare a nome di tutto il governo - ha detto - qualsiasi tipo di ripensamento sul 2.,4%" del rapporto deficit/Pil "perché scendere al di sotto vuol dire non fare quota 100 per superare la legge Fornero, non fare il reddito di cittadinanza, non rimborsare i truffati delle banche e noi questo non lo possiamo accettare".

"Conte leggeva, Di Maio scriveva", poi Di Maio risponde alle accuse di Salvini

"Alla Lega non interessa nessun condono, nel contratto si parla di saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia solo per chi ha fatto la dichiarazione dei redditi e non è riuscito a pagare tutto. Manteniamo gli impegni, rispettiamo il contratto e aiutiamo gli Italiani onesti, noi saremo felici e contenti", ha detto dal canto suo Matteo Salvini, a pochi minuti dal Cdm, affermando che con Di Maio "non ci siamo mai persi" (replicando così agli "amici ritrovati" di Di Maio).

Pace fiscale, è il giorno della verità: "tregua armata" tra Di Maio e Salvini 

Come cambierà il decreto fiscale

Il comma 9 dell'articolo 9 del decreto fiscale, che contiene uno scudo penale anche per il riciclaggio e l'autoriciclaggio, dovrebbe quindi essere praticamente svuotato, se non cancellato (con tutte le conseguenze sul mancato gettito atteso per una parte delle misure della manovra). Il testo del decreto fiscale prevedeva all'articolo 9 una dichiarazione integrativa "speciale" che consente ai contribuenti di correggere "errori od omissioni ed integrare", con alcune modalità previste nello stesso articolo, le dichiarazioni fiscali presentate entro il 31 ottobre 2017, comprese le imposte sugli immobili all'estero e l'imposta sul valore delle attività finanziarie all'estero. E questa era la prima nota dolente per i pentastellati, quella sulla quale hanno alzato le barricate perché finirebbe per essere una mini-voluntary.

La parte dell'articolo 9 del decreto fiscale però che M5s non poteva proprio digerire era quella scritta al comma 9 e che si discostava nettamente dal contratto di governo perché si configurava come uno scudo penale per reati come il riciclaggio e l'autoriciclaggio. Il comma 9 dell'articolo 9 prevedeva la non punibilità per i reati tributari di "dichiarazione infedele", "omesso versamento di ritenute dovute o certificate", "omesso versamento di Iva". Ma andava molto oltre dicendo che la non punibilità c'è anche in caso di "riciclaggio" e "impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita" o anche in caso di "autoriciclaggio" (se effettuato entro il 30 settembre 2019) se questi reati si sono commessi compiendo i reati tributari di dichiarazione infedele e omesso versamento di ritenute o di Iva.

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