Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Politica

Perché la manovra non può più cambiare di una virgola

Il vincolo sui contenuti è talmente rigido che perfino una marcia indietro parziale sulla norma che aumenta l'Ires per il terzo settore viene annunciata in un provvedimento futuro

Dopo il passaggio in commissione (nella notte la commissione Bilancio della Camera ha approvato, con i voti della maggioranza M5s-Lega), si conclude entro sabato sera il travagliato parto della prima manovra del governo Conte. Manca ancora il voto di fiducia in aula alla Camera, e il faticoso cammino della legge di Bilancio, dopo settimane intense e dopo le ingenti modifiche contrattate con la Commissione europea e già approvate dal Senato, potrà dirsi concluso. Il calendario sul quale punta la maggioranza gialloverde non permette altre strade. In ogni caso il percorso sarà segnato fino all'ultimo dallo scontro politico fra maggioranza e opposizioni e la sua conclusione potrebbe slittare ancora.

Protesta il Pd. Il mondo "dem" prepara un sit-in per sabato mattina davanti a Montecitorio, e annuncia che depositerà oggi, venerdì 28 dicembre, un ricorso alla Corte costituzionale "per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. Secondo il nostro giudizio, il governo Conte - dice il capogruppo dem a palazzo Madama, Andrea Marcucci - ha palesemente violato la Carta con le modalità usate per approvare la legge di bilancio. Modalità che peraltro si stanno ripetendo anche alla Camera". Ma la carta del ricorso non esaurisce la battaglia: le opposizioni vogliono un colloquio con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla manovra, secondo quanto racconta ai cronisti Renato Brunetta di Forza Italia.

Perché la manovra non può più cambiare

Ma perché la manovra non può a questo punto cambiare? Nel merito il provvedimento non può cambiare di una virgola, pena il passaggio della scadenza di fine anno e quindi il ricorso all'esercizio provvisorio; e anche le audizioni (ieri a tarda sera ha parlato Tria, secondo cui è stato "raggiunto il miglior risultato possibile sia dal punto di vista economico-finanziario che politico") sono un passaggio preteso dalle opposizioni per il rispetto della funzione parlamentare ma non possono condurre a modifiche della manovra.

Le cose da correggere ci sono, lo ha ammesso persino il governo. Ma non ora. Il vincolo sui contenuti è talmente rigido che perfino una marcia indietro parziale sulla norma che aumenta l'Ires per il terzo settore viene annunciata in un provvedimento futuro. E' questa l'unica novità sui contenuti della manovra e per dare maggiore certezza ai soggetti interessati, ad annunciare la correzione sono tutti i leader di Governo. "Si volevano punire coloro che fanno finto volontariato e ne è venuta fuori una norma che punisce coloro che hanno sempre aiutato i più deboli. Non possiamo intervenire nella Legge di Bilancio perché si andrebbe in esercizio provvisorio. Ma prendo l'impegno - dice il vicepresidente del Consiglio e leader M5S Luigi Di Maio - di modificarla nel primo provvedimento utile". "Provvederemo quanto prima, a gennaio, a intervenire per riformulare e calibrare meglio la relativa disciplina fiscale", conferma sempre parlando di Ires il premier Giuseppe Conte. "Dopo aver incontrato e ascoltato tanti presidenti ed associazioni, garantisco l'impegno del Governo ad intervenire per aiutare le tante associazioni di volontariato che utilizzano solo a scopi sociali i loro fondi, ci sarà invece massimo rigore con i 'furbetti' che fanno altro", gli fa eco l'altro vicepremier, il segretario della Lega Matteo Salvini.

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Opposizione all'attacco

Ironiche le opposizioni: "Come sapete - commenta Matteo Renzi - noi siamo stati costretti a leggere in ritardo le norme. Chi come Di Maio le ha addirittura scritte, inizia invece a capirle solo adesso. E adesso che inizia a capirle, Di Maio promette modifiche, per esempio sulla norma contro il terzo settore, di cui vi parlavo stamattina. Non è cattivo Di Maio: è che gli ci vuole un po di tempo". Secondo Licia Ronzulli, vicepresidente dei senatori di Forza Italia, la "retromarcia sull'aumento dell'Ires per gli enti no profit" è "una vittoria di Forza Italia e della nostra opposizione senza sconti al Governo". E di "patetica retromarcia del Governo" parla anche la presidente di Fratelli d'Italia, Giuorgia Meloni. "E' la ciliegina sulla torta - accusa - di una manovra totalmente sbagliata, che ora contiene norme disconosciute dalle stesse persone che l'hanno scritta".

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