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Domenica, 16 Gennaio 2022
Covid e genetica

Un gene Neanderthal protegge alcuni di noi da Covid 19

È una variante del gene Os1 e diminuisce del 20% il rischio di sviluppare una forma grave di Covid. Nel Dna degli europei arriva dagli antichi incroci tra Sapiens e Neanderthal

Non tutti corrono gli stessi rischi quando si ammalano di Covid. Età avanzata, obesità, disturbi come ipertensione o diabete di tipo 2 aumentano le probabilità di sviluppare una forma grave della malattia. Non solo, ovviamente: anche i nostri geni determinano il decorso dell'infezione, influenzando, con le loro varianti, la capacità del nostro sistema immunitario di contrastare il virus. Identificare le varianti geniche che offrono protezione dalla malattia, e capire come ci riescono, sarebbe quindi fondamentale per sviluppare nuovi farmaci, e le ricerche svolte nel campo negli ultimi due anni iniziano a dare i loro frutti. Un nuovo studio guidato dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma ha infatti scovato una variante genica che diminuisce del 20% il rischio di sviluppare una forma grave di Covid 19, situata in una porzione del genoma che noi europei abbiamo ereditato dall'uomo di Neanderthal. 

Ricerche precedenti, svolte dai genetisti del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipzia, avevano rivelato l'esistenza di una particolare area del cromosoma 12 associata al rischio di sviluppare forme severe di Covid 19. Non era chiaro però quale fosse il gene all'interno di questo aplotipo (una porzione di genoma contenente più geni che vengono solitamente ereditati insieme) le cui varianti influenzano la capacità di contrastare l'infezione da Sars-Cov-2. Quello che si sapeva è che si tratta di un aplotipo entrato nel genoma della nostra specie dagli incroci avvenuti con i nostri antichi parenti, i Neanderthal, nei 50mila anni in cui abbiamo convissuto in Europa prima della loro estinzione. 

Gli incroci tra Sapiens e Neanderthal sono avvenuti in Europa e in Asia, e i loro geni non sono mai entrati nel genoma delle più antiche popolazioni umane, che hanno continuato ad abitare nel nostro continente d'origine: l'Africa. Partendo da qui, gli autori del nuovo studio hanno avuto un'intuizione: se anche le persone di origine africana possedessero la variante genica che protegge da Covid, per individuarla basterebbe comparare i geni presenti sul loro cromosoma 12 con quelli presenti nel genoma degli europei. E grazie a un pizzico di fortuna, è proprio quello che è successo. Le analisi dei ricercatori svedesi hanno infatti dimostrato che una delle varianti geniche presenti nell'aplotipo Neanderthal è presente anche nel genoma delle popolazioni di origine Africana, e anche nel loro caso diminuisce del 20% il rischio di sviluppare una forma grave di Covid 19. 

Si tratta di una variante del gene Oas1 conosciuta con la sigla rs10774671, che codifica per la produzione di una proteina leggermente più lunga rispetto al normale. Proprio questa differenza di lunghezza sembrerebbe la chiave per la sua maggiore efficacia: la proteina è parte di un circuito legato all'azione dell'interferone che permette di inibire la replicazione dei virus come Sars-Cov-2, e nella versione più lunga, codificata da rs10774671, riesce a navigare meglio all'interno delle cellule, guadagnandone così in efficacia. Una meccanismo che era stato scoperto già lo scorso settembre da un team di ricercatori dell'Università di Glasgow, e che ora si conferma alla base della protezione dalla malattia sperimentata dai fortunati portatori di questa variante genetica. 

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