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Domenica, 22 Maggio 2022
L'origine del covid / Cina

La pandemia di Covid è iniziata nel mercato di Wuhan ma non è chiaro come

Tre nuovi studi confermano i sospetti iniziali: i primi casi cinesi di contagio da Sars Cov 2 sono tutti collegati al mercato del pesce di Wuhan. Non c'è ancora accordo, però, su dove abbia avuto origine il virus

Sin dai primissimi giorni della pandemia il mercato del pesce di Wuhan è stato considerato come probabile ground zero di Covid 19. Tutti i primi casi registrati in città, infatti, sembravano collegati, in un modo o nell'altro, a questo grande bazar situato al centro della capitale dello stato di Hunan. Un mercato frenetico, caotico, pieno di animali vivi (come è abitudine in molte aree dell'Asia) che avrebbero potuto infettare accidentalmente i primi pazienti con il nuovo coronavirus. Per precauzione, le autorità sanitarie cinesi hanno chiuso permanentemente il mercato il primo gennaio del 2020, tamponando animali, scarichi, bagni, gabbie e bancarelle alla ricerca del virus. Sfruttando queste analisi, oggi tre nuovi studi (pubblicati in preprint) confermano in parte i sospetti iniziali: con ogni probabilità il mercato del pesce di Wuhan ha giocato un ruolo cruciale nello scoppio della pandemia. Su cosa sia accaduto esattamente nel mercato, però, le ricerche offrono pareri discordanti. 

Lo studio cinese

Il primo studio, in ordine temporale, arriva dai Centers for Disease Control and Prevention cinesi (o Ccdc), un organismo statale che si occupa di sanità pubblica, con omologhi in America (i Cdc) e in Europa (gli Ecdc). La ricerca ha analizzato i tamponi effettuati a gennaio nel mercato del pesce di Wuhan, identificando il virus in diversi campioni ambientali, ma in nessuno di quelli effettuati sugli animali. Sequenziando il genoma dei virus presenti sui tamponi i ricercatori cinesi hanno confermato che a livello genetico sono praticamente identici a quelli identificati nell'uomo durante le prime settimane dell'epidemia. E che già a gennaio nel mercato erano presenti entrambi i ceppi virali che si sono diffusi nella prima ondata della pandemia, conosciuti come A e B. Dei due, il ceppo B è il più diffuso nei tamponi analizzati. Ed è anche quello geneticamente più distante dagli altri coronavirus individuati in passato nei pipistrelli, e ritenuto per questo motivo il più recente in termini evolutivi. Verificando la provenienza dei campioni positivi, infine, i ricercatori hanno mappato i luoghi del mercato dove il virus era più diffuso, concludendo che la presenza di Sars-Cov-2 era correlata alla presenza di esseri umani, e non a quella degli animali. 

Secondo gli autori dello studio, gli indizi da loro raccolti indicano che il mercato è certamente stato un hub di diffusione cruciale nelle prime settimane dell'epidemia. È meno chiaro, però, se sia stato anche il luogo di origine del virus: nessuno degli animali presenti è infatti risultato positivo a Sars-Cov-2, e i virus individuati erano prevalentemente del ceppo B, un particolare che dimostrerebbe che la malattia ha raggiunto l'area in un momento successivo all'originale salto di specie che ha dato vita a Covid 19. Lo spill over da cui è nata la pandemia, insomma, potrebbe essere avvenuto altrove, e in questo caso sarebbero stati gli esseri umani – e non gli animali – a portare il virus nel mercato di Wuhan. Da dove? Probabilmente un qualche paese straniero, visto che Sars-Cov-2 – ricordano i ricercatori cinesi – è stato identificato all'interno di campioni precedenti ai primi casi cinesi, in nazioni come Spagna, Italia e Brasile (si tratta, è bene sottolinearlo, di risultati tutt'altro che definitivi). La linea dei ricercatori, insomma, è compatibile con quella dettata da Pechino nell'ultimo anno: Covid sarebbe arrivato in cina all'interno di surgelati importati dall'estero. Una conclusione che scagionerebbe il colosso asiatico da qualunque responsabilità, e che le autorità cinesi sono riuscite a far inserire (si dice in seguito a forti pressioni) tra le ipotesi più plausibili sulla nascita del virus contenute nel rappporto dell'Oms sull'origine della pandemia

Le ricerche occidentali

Ad un giorno di distanza dalla comparsa del primo studio, altre due ricerche in preprint hanno analizzato i dati diffusi dalle autorità cinesi sui campionamenti effettuati al mercato. Arrivando però a conclusioni molto diverse. Nella prima ricerca, un team di scienziati americani ed europei ha raccolto e analizzato tutte le informazioni disponibili sui primi casi di Covid registrati in Cina, studiando articoli di giornale, i rapporti degli osservatori dell'Oms inviati a Wuhan, interviste audio e video di medici e pazienti, e arrivando a geolocalizzare i tamponi positivi raccolti nel mercato. I risultati hanno permesso di circoscrivere l'epicentro dell'epidemia di Wuhan alla parte sud occidentale del mercato, dove si concentrava la vendita di animali vivi. Le informazioni raccolte dimostrerebbero inoltre che prima della chiusura definitiva in questa zona erano presenti specie potenzialmente in grado di rappresentare un ospite intermedio per il virus, come il cane procione (o nittereute), un piccolo mammifero asiatico che viene consumato comunemente in questa zona della Cina.

Un secondo studio ha analizzato invece i due ceppi originari di Sars-Cov-2, A e B, concludendo che sul piano genetico esistono troppe differenze tra i due virus perché l'uno possa essersi evoluto dall'altro all'interno dellorganismo di un ospite umano. I due virus dovevano quindi essere entrambi già presenti in un qualche ospite intermedio (come il già citato cane procione), e avrebbero infettato l'uomo in due differenti, e consecutivi, eventi di spillover. Secondo gli autori della ricerca, il fatto che il ceppo B fosse più prevalente già nei primi pazienti di Wuhan significherebbe inoltre (contrariamente a quanto ritengono gli autori dello studio cinese) che deve essere stato il primo ad infettare l'uomo, iniziando così a diffondersi prima del ceppo A. Da questi risultati, lo studio formula un'ipotesi molto differente da quella sposata dalle autorità cinesi: il salto di specie sarebbe avvenuto proprio nel mercato di Wuhan tra novembre e dicembre del 2019, e non una, ma ben due volte consecutive. 

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