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Martedì, 24 Maggio 2022
Hybrid workers

La società che assume e permette di lavorare da dove vuoi

In epoca di lavoro nomade, più di un'azienda ha deciso di permettere ai propri dipendenti di lavorare in qualsiasi parte del mondo da remoto (a parità di produttività e salario)

Lo smart working ha avuto il suo boom durante la pandemia, quando la maggior parte dei lavoratori, costretti a casa, continuavano nelle loro attività da remoto, utilizzando il computer di casa. Si tratta di un concetto in costante espansione ed evoluzione, che oggi, più che in passato, sta prendendo la direttrice del lavoro ibridido: gli hybrid workers sono quelle persone che per scelta - e grazie al supporto delle aziende - decidono di smaterializzare il posto di lavoro, scelgono di spostarsi, anche migliaia di chilometri dalla sede della propria azienda o società, mantenendo livelli di produttività uguali (se non addirittura maggiori) a quelli che avrebbero in ufficio, seduti dietro la scrivania.

Airbnb favorisce il lavoro ibrido

Li potremmo chiamare nomadi digitali 2.0, solitamente professionisti con un buon grado di studio, con il sogno condiviso di lavorare, essere produttivi e allo stesso tempo godersi la vita, viaggiando non solo per lavorare. La conferma di questa tendenza sempre più in espansione arriva anche da Giacomo Trovato, country manager per l'Italia di Airbnb, piattaforma sulla quale si appoggiano anche molti lavoratori per trovare sistemazioni temporanee nelle quale risiedere e lavorare. "Sempre più aziende abbracciano questa flessibilità - ha spiegato Trovato nel corso di un evento organizzato dall'agenzia Ansa - Ai nostri lavoratori consentiremo di operare ovunque, in ufficio o a casa; di risiedere in qualunque luogo nel Paese, a parità di stipendio; e anche la possibilità di lavorare per periodi prolungati in altri Paesi". Lo stesso trattamento sarà riservato anche ai nuovi dipendenti che saranno assunti da qui al futuro dalla società.

E per favorire i propri lavoratori da remoto, Airbnb sta avviando nuove collaborazioni con governi e località, per promuovere destinazioni adatte. "Proprio ieri - ha spiegato - abbiamo lanciato una richiesta di candidature per quelle località che abbiano creato le condizioni per lavorare in remoto, ad esempio trasporti locali o spazi in coworking. Come Airbnb lanceremo una grande campagna globale promuovendo queste destinazioni, anche fornendo i dettagli di tutte le informazioni utili a un remote worker".

Un progetto tutto italiano a Venezia

Sul fronte del lavoro ibrido sono molte le iniziative che si registrano negli ultimi mesi. Un'idea tutta italiana è stata lanciata di recente dall'Università Ca' Foscari di Venezia, in collaborazione con la Fondazione di Venezia, che ha lanciato la piattaforma 'Venywhere', per favorire la nascita nella città storica lagunare di una rete di hybrid worker. L'idea parte da lontano, ben prima della pandemia che ha di fatto bloccato lo sviluppo del progetto, ora in fase di 'beta testing', grazie alla collaborazione con Cisco. La multinazionale, leader nello sviluppo di soluzioni per il "lavoro innovativo", dai primi giorni di marzo ha assoldato una squadra di sedici dipendenti interni, trapiantandoli a Venezia, per testare le potenzialità del progetto e comprendere come persone, gruppi di lavoro e aziende possano interagire, creando connessioni con la comunità.

I lavoratori, provenienti da Spagna, Francia e Grecia, e impegnati in collaborazioni con associazioni che si occupano di cambiamenti climatici, crescita economica e circolarità, resteranno in laguna fino a giugno, e forniranno un feedback essenziale per tracciare la rotta di Venywhere. Massimo Warglien, docente cafoscarino e ideatore della piattaforma, ha spiegato come siano già 1.800 i lavoratori che si sono interessati al progetto e sarebbero pronti a provare l'esperienza di trasferirsi per alcuni mesi a Venezia, proseguendo nelle loro attività lavorative di tutti i giorni, ma in un contesto diverso, lontano anche migliaia di chilometri dalla propria sede. Molte sono le application ricevute dai paesi anglofoni, e in particolare da Regno Unito, Stati Uniti e Canada.

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