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Giovedì, 18 Aprile 2024
Il caso

Alessandro Orsini: la decisione della Rai dopo le polemiche

Il sociologo è finito nel tritacarne per le sue esternazioni sull'Ucraina e sulle colpe dell'Occidente. Viale Mazzini ha deciso di "non dare seguito" al contratto che lo avrebbe legato a "Cartabianca"

Dopo le polemiche arriva il dietrofront della Rai. Viale Mazzini ha fatto marcia indietro sul contratto che avrebbe legato il professore di Sociologia del terrorismo Alessandro Orsini alla trasmissione "Cartabianca" condotta da Bianca Berlinguer. Il docente della Luiss avrebbe dovuto partecipare come ospite (retribuito), ma a quanto pare non se ne farà più nulla. "La Direzione di Rai 3 - si legge nella nota di viale Mazzini -, d'intesa con  l'Amministratore Delegato della Rai, ha ritenuto opportuno non dar seguito al contratto originato su iniziativa del programma  'Cartabianca' che prevedeva un compenso per la presenza del Professor Alessandro Orsini nella trasmissione". Secondo quanto riferito ieri da vari giornali, il compenso di Orsini sarebbe stato di duemila euro a puntata per un totale di 6 puntate. Polemica la reazione della conduttrice: "Decisione che non condivido, mio ruolo limitato".

Perché il nome di Orsini fa discutere

A far discutere in ogni caso non era stato il cachet (è prassi abbastanza diffusa stipendiare gli opinionisti che intervengono nei talk show) quanto piuttosto le posizioni di Orsini sulla guerra in Ucraina. Orsini ha criticato molto la posizione della Nato e dell'Occidente, ma anche quella di Zelensky che a suo dire dovrebbe trattare la resa con la Russia ("se ostacola la pace, deve essere abbandonato"). Parlando di Putin ha detto, tra le altre cose, che "bisogna smettere di demonizzare l'avversario politico e bisogna trasformarlo in una persona come noi, con interessi economici e valori politici da difendere. Noi siamo come Putin, se Putin è un mostro lo siamo anche noi".

Quanto alle sanzioni, Orsini ha proposto di legarle al numero di bambini morti: "Basandomi sui miei studi della guerra civile in Yemen, dico che noi stiamo usando male le sanzioni - ha affermato Orsini -, dovremmo vincolarle a un dato preciso: i bambini morti. Nel 2016 l'Arabia Saudita ha fatto morire tantissimi bambini sotto le bombe e l'Onu ha sanzionato il Paese inserendolo in una lista nera e dicendo che se ne avesse uccisi altri avrebbe inasprito le sanzioni".

Nelle ultime settimane il sociologo 46enne è stato ospitato in diversi talk show, tra cui PiazzaPulita, su La7, e sulla stessa Rai a Carta Bianca. Spesso e volentieri le sue esternazioni hanno fatto discutere: Orsini è stato accusato da più parti di essere troppo tenero nei confronti di Mosca ed estremamente severo verso la Nato e lo stesso Zelensky. Parlando del suo contratto (poi cestinato) con Rai3, il deputato del Pd Andrea Romano ha detto che "non esiste né può esistere alcuna 'par condicio' tra aggredito e aggressore ed è assolutamente inaccettabile che le risorse del servizio pubblico radiotelevisivo vengano utilizzate per finanziare i pifferai della propaganda di Putin". Più comprensivo ma non meno indignato il Presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini: "Orsini è giusto esprima liberamente il suo pensiero, ci mancherebbe. Che io lo debba però anche pagare, anche no. Roba da matti". In ogni caso viale Mazzini ci ha ripensato. 

La reazione di Bianca Berlinguer

"Apprendo - commenta Bianca Berlinguer - che il contratto sottoscritto dalla Rai e dal professore Alessandro Orsini sarà interrotto per decisione della direzione di Rai3 senza che io sia stata consultata in merito. Una decisione che limita gravemente il mio ruolo di autrice e di responsabile di 'Cartabianca' per quanto riguarda la questione fondamentale della scelta degli ospiti e di conseguenza dei contenuti sui quali si costruisce la discussione. Aggiungo che non condivido la decisione di escludere una voce certamente rappresentativa di un'opinione presente nella società italiana e tra gli studiosi, in quanto ciò porterebbe a una mortificazione del dibattito che per essere tale deve esprimere la più ampia pluralità di idee. Non è forse questa la missione del servizio pubblico?". 

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