Venerdì, 5 Marzo 2021

"Duecento giorni di scuola chiusa: ecco perché in Europa siamo tra i peggiori"

"Non è andato tutto bene" dice a Today il deputato di Italia Viva Gabriele Toccafondi. Che snocciola i dati dell'Unesco e attacca l'esecutivo uscente: "Abbiamo chiuso con una leggerezza disarmante"

Foto di repertorio

No, sulla scuola "non è andato tutto bene". Non ha dubbi l’onorevole di Italia Viva Gabriele Toccafondi che a sostegno della sua tesi cita i dati pubblicati qualche giorno fa dall’Unesco sulla chiusura degli istituti scolastici dall’inizio della pandemia a gennaio 2021. Numeri che secondo il deputato smentirebbero una tesi ultimamente molto in voga: e cioè che l’Italia sulla scuola ha fatto meglio di molti Paesi europei. Ma Toccafondi non è d’accordo. E snocciola le cifre: "Duecento giorni di scuola chiusa. Su 11 mesi, solo 40 giorni in presenza per le superiori. La scuola è stata la prima a chiudere e l’ultima a riaprire, sul funzionamento delle scuole, quindi sulle aperture, il Ministero ha alzato le spalle e a decidere continuano ad essere le regioni. Ci sono presidenti di regione che oggi tengono ancora le scuole chiuse oppure fanno decidere ai genitori. Non è andato tutto bene".

Quanto all’indagine svolta dall’Unesco, diverse testate hanno sottolineato che i dati dell’anno scolastico in corso, ovvero da settembre ad oggi, non ci pongono in fondo alla lista. In particolare se si analizzano i numeri delle chiusure totali, con 4 settimane di blocco Germania, Olanda e Regno Unito hanno fatto peggio di noi. Se si guardano ai dati dall’inizio della pandemia, il nostro Paese si colloca invece dietro Francia, Spagna, Portogallo Germania e vari altri stati del nord Europa. Come stanno le cose? Italia Viva ha rielaborato i dati Unesco. Che secondo Toccafondi dicono tutt’altro. Stando al grafico, dall'inizio della pandemia i giorni di chiusura totale o parziale sono stati quasi l’80%, una percentuale superiore a quella di tanti altri Stati.

grafico chiusure scuola-2

Quei numeri, spiega il deputato a Today, "dimostrano che siamo tra i primi in una classifica di cui non possiamo andare fieri: la chiusura delle scuole, in particolare quelle dei più grandi. Una classifica impressionante. Primi per chiusure vuol dire ultimi in apprendimento. Ai ragazzi per affrontare un futuro non semplice serve la scuola vera ovvero quella in presenza".

Secondo Toccafondi "abbiamo chiuso le scuole con una leggerezza disarmante anche se devo sottolineare che i nostri docenti, quelli che hanno a cuore veramente i ragazzi, sono stati un esempio per tutti. Sono stati vicino ai ragazzi e li hanno aiutati ad affrontare le paure, i dubbi, le domande che hanno". Insomma, nessuno sconto all’esecutivo uscente. Che sulla scuola, dice Toccafondi, non ha fatto bene. 

Cosa comporterà questa scelta per questa generazione? "Niente esame di terza media e concreta valutazione l’anno scorso" spiega il deputato. "Una delega in bianco al Ministro per decidere su valutazione, esame di stato, invalsi per quest’anno scolastico. Non penso che la scuola sia solo valutazione, ma neppure totale assenza. Tutto questo non aiuta. Così come preoccupa capire quanto ragazzo di fatto hanno abbandonato la scuola". 

"460 milioni spesi per i banchi a rotelle, ma nessun cantiere aperto"

E poi ci sono i banchi a rotelle… "Sono stati spesi 460 milioni di euro per i banchi singoli, con o senza ruote e non è stato aperto nessun vero cantiere di edilizia che riguarda le scuole, nonostante mesi e mesi di scuole senza un ragazzo. I banchi singoli servivano, quelli con le ruote non credo, ma se devo spendere e devo indicare un’urgenza avrei scelto l’edilizia scolastica visto lo stato dell’arte".

Anche sul fronte del personale scolastico il tempismo non è stato dei migliori. "Il concorso per assumere 78.000 insegnanti a tempo indeterminato o non è stato eseguito (concorso ordinario) oppure non ancora terminato (concorso straordinario)” dice il parlamentare. “Non è stato un periodo facile, i problemi sono stati reali e confermo che la Ministra ha sempre difeso i concorsi ma più in generale la situazione personale non ha aiutato i ragazzi, penso al percorso per assegnare cattedre vacanti terminato a gennaio, dopo cinque mesi dall’inizio delle lezioni ancora diversi ragazzi non avevano insegnanti. In ultimo non mi sembra ci siano grandi idee sul percorso per assegnare le cattedre per l’anno scolastico che inizia a settembre e al quale mancheranno circa 140.000 insegnanti".

E ora tocca a Mario Draghi (forse). Italia Viva sarà in prima linea per sostenere l’ex presidente della Bce. "Ero presente il 18 agosto, sei mesi fa, al Meeting di Rimini, quando Draghi descrisse una situazione che oggi è ancora più chiara. ‘La società nel suo complesso non può accettare un mondo senza speranza... Ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire’. Questo passaggio spiegava bene il motivo dei richiami di Draghi alla necessità di attenzione, investimenti, riflessioni sui giovani la formazione e sull’istruzione". Insomma, argomenta l'esponente di Iv, sulla scuola c'è bisogno di "un dibattito vero, una visione, un’idea un progetto, mentre in questi mesi ci siamo ridotti a dibattere sui banchi, con o senza ruote, o sul concorso per insegnanti, con domande chiuse o aperte". 

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