Mercoledì, 21 Aprile 2021

Coronavirus, asintomatici meno contagiosi? L'Oms aggiusta il tiro: "Li stiamo studiando"

L'Organizzazione mondiale della sanità è tornata sull'argomento: ''C'è stato un fraintendimento. Si faceva riferimento ad un set di dati limitato''. Il virologo Crisanti: ''Una stupidaggine. Gli asintomatici trasmettono e basta, questa è la realtà". 

Foto di repertorio

Gli asintomatici sono meno contagiosi dei pazienti che mostrano i sintomi del nuovo coronavirus? Le affermazioni contenute in un rapporto pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per fare il punto sul corretto utilizzo dei dispositivi di protezione, hanno scatenato un acceso dibattito tra gli esperti. Proprio alla luce delle polemiche e delle opinioni contrastanti, l'Oms è tornata sull'argomento, con un chiarimento arrivato da Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico dell'Organizzazione mondiale della sanità per il coronavirus.

Coronavirus e asintomatici, l'Oms: ''Parole fraintese, li stiamo studiando''

"Ho ricevuto molti messaggi e richieste di chiarimenti dopo quanto affermato ieri in conferenza stampa sulla trasmissione di Covid-19 da parte di persone asintomatiche. Stavo rispondendo a una domanda e non esprimendo una posizione dell'Oms – ha spiegato Maria Van Kerkhove - Ho usato la parola 'molto rara' e c'è stato un fraintendimento perché è sembrato che dicessi che la trasmissione asintomatica è globalmente molto rara. Mentre mi riferivo a un set di dati limitati".

"Bisogna differenziare - ha proseguito - ciò che noi sappiamo, ciò che non sappiamo e ciò che stiamo cercando di capire. Ciò che sappiamo sulla trasmissione di Covid-19 è che gli infetti sviluppano sintomi, ma in una parte di loro questo non avviene. Sappiamo che la maggioranza delle infezioni avviene da qualcuno che ha sintomi ad altre persone attraverso le goccioline di saliva infette. Ma c'è una proporzione di persone che non sviluppa sintomi e non sappiamo ancora quante siano, potrebbero essere dal 6% al 41% della popolazione che si infetta, a seconda delle stime. Sappiamo che alcuni asintomatici possono trasmettere il virus e ciò che dobbiamo chiarire è quanti sono gli asintomatici e quanti di questi trasmettono l'infezione. Ciò che ho detto ieri in conferenza stampa si riferiva a piccoli studi pubblicati".

Coronavirus, l'Oms: "Asintomatici più giovani e sani"

I soggetti asintomatici "di solito sono più giovani, senza malattie croniche, ma non voglio generalizzare perché non è ancora chiaro. Le due domande a cui dobbiamo rispondere sono: qual è la proporzione di asintomatici, perché non c'è una fotografia definitiva relativa a questo aspetto, c'è tanta ricerca ma non risultati chiari; e qual è la proporzione di asintomatici che trasmette il virus". Lo spiega oggi in un live sui social da Ginevra Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico dell'Organizzazione mondiale della sanità per il coronavirus. "Penso sia importante - ha aggiunto l'esperta - che le persone sappiano cosa facciamo qui all'Oms: la scienza è dinamica, cambia continuamente e noi proviamo lentamente a raccogliere evidenze". Presente alla diretta anche Mike Ryan, responsabile per le emergenze sanitarie dell'Oms, che ha chiarito: "Ci si chiede come si può trasmettere il virus se non si hanno sintomi. Il cuore della questione è capire a che livello di estensione arrivi il virus presente nel tratto respiratorio inferiore. Studi osservazionali hanno messo in evidenza come questo può potenzialmente avvenire: parlando a voce alta, gridando, cantando, tutte le situazioni insomma quando si crea un movimento di aria (e goccioline infette)" che parte da una persona infetta anche senza sintomi. "La trasmissione asintomatica ha un ruolo, ma la domanda è in che proporzione", ha concluso.

Coronavirus, il virologo Crisanti: ''Asintomatici meno contagiosi? Una stupidaggine''

Il primo a schierarsi contro la posizione inizialmente presa dall'Oms sugli asintomatici è stato  il virologo italiano Andrea Crisanti: "Penso che sia una stupidaggine. Gli asintomatici trasmettono e basta, questa è la realtà". "Il nostro lavoro condotto su Vo' Euganeo", comune veneto fra i primi in Italia ad essere colpiti dal nuovo coronavirus e diventato una sorta di 'laboratorio a cielo aperto' su cui l'università di Padova ha condotto più studi, "è stato accettato su 'Nature' e in quell'ambito abbiamo ricostruito proprio le catene di trasmissione e dimostrato che anche gli asintomatici trasmettono il Sars-Cov-2".

"Non c'è altro da aggiungere  perché le cose che sono state dette" al riguardo durante il consueto punto stampa dell'Oms sulla pandemia "parlano da sole". L'esperto ha sempre messo in evidenza il peso del ruolo degli asintomatici nell'epidemia di coronavirus Sars-Cov-2 e l'importanza di individuarli nell'ambito di strategie di contenimento della trasmissione dell'infezione. Per questo non condivide l'invito a concentrare gli sforzi unicamente sui soggetti sintomatici. A Vo' gli scienziati hanno rilevato "la presenza di una percentuale di asintomatici pari al 40%. Ma c'è di più: l'analisi sierologica condotta sulla popolazione di Vo' ha dimostrato che ci sono altri 63 casi di persone che si sono infettate prima del 20 febbraio", data in cui è stata certificata la positività del paziente 1 d'Italia, il 38enne Mattia ricoverato allora all'ospedale di Codogno. "Nessuno di loro - assicura Crisanti - aveva mai avuto sintomi".

Coronavirus, l'esperto Usa: ''Nelle nostre comunità meno contagi da asintomatici''

"Il rischio di contagiarsi con il nuovo coronavirus da qualcuno che non sa nemmeno di avere l'infezione, nelle nostre comunità, è molto piccolo". A parlare della trasmissione asintomatica di Covid-19 è stato Donald Yealy, direttore della Medicina d'Urgenza della University of Pittsburgh Medical Center (Upmc). Secondo l'esperto, le cui dichiarazioni sono rimbalzate sulla stampa americana, anche se non sono chiari i motivi la prevalenza e la gravità di Covid-19 sembrano essere diminuite. Probabilmente questo è avvenuto per un'interazione di elementi tra cui il tempo, possibili cambiamenti genetici nel virus, persone che stanno più attente e migliori decisioni e trattamenti medici. Sta di fatto che, secondo Yealy, sempre meno persone risultano positive e coloro che lo sono si ammalano in una forma non grave. "Tutti i segnali che abbiamo a disposizione in questo momento mostrano che questo virus è meno diffuso di quanto non fosse settimane fa", ha detto Yealy. "E tra le persone che risultano positive, la quantità totale di virus che il paziente ha è molto inferiore rispetto alle prime fasi della pandemia".

Coronavirus, in Germania partono i test sugli asintomatici

Intanto, la Germania ha ampliato significativamente il campione di popolazione che potrà essere sottoposta a test, indipendentemente dalla presenza o meno di sintomi. Oggi è entrata infatti in vigore nel paese la direttiva voluta dal ministro della Salute Jens Spahn, per il quale è necessario "stroncare il virus sul nascere". Per fare questo è necessario uno screening preventivo negli ospedali e nelle case di cura ed è importante sottoporre a test "quante più persone potenzialmente infette o che sono state a contatto con contagiati". La direttiva consente agli ospedali di fare una verifica su tutti i pazienti mentre autorità sanitarie locali e medici possono disporre gli esami anche per chi non manifesta alcun sintomo. Finora solo chi aveva sintomi poteva richiedere il test. La direttiva ha valore retroattivo fino al 14 maggio. Chiunque ritenga di essere entrato in contatto con un contagiato può ora chiedere un test, in attesa dell'entrata in funzione della app che rintraccia le persone a rischio e che sarà possibile scaricare su base volontaria.

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